Prosegue lo scontro sulla chiusura alle 21 di piazze e strade in cui possono crearsi assembramenti prevista nel nuovo decreto ministeriale approvato dal Governo e annunciato ieri, 18 ottobre, durante una conferenza stampa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Da una parte i sindaci che definiscono "scorretta" l'azione dell'esecutivo e chiedono maggiore chiarezza. Dall'altra parte proprio il Governo, che in un primo momento aveva delegato ai primi cittadini la possibilità di adottare questa misura, ma dopo le polemiche ha deciso di "rimuovere la disposizione" senza specificare a chi spetterebbe questo compito.

Chiusura piazze e strade, Fontana: Il Governo scarica sui sindaci responsabilità impopolare

Sull'argomento è intervenuto anche il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana: "Il Governo nella gestione delle città ha delegato ai sindaci la gestione delle piazze e delle strade, al fine di prevenire il contagio da Covid-19, scaricando su di loro una responsabilità impopolare senza il supporto di mezzi adeguati". Al governatore si unisce anche il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, il quale in un'intervista all'Ansa sostiene che la delega prevista inizialmente dal Dpcm è un'azione che può fare capo alle forze dell'ordine se non all'esercito: "Il sindaco può dare indicazioni, ma se non sono traducibili in azioni perché mancano le condizioni, cosa succede?". Per il primo cittadino la collaborazione con il prefetto è un buon punto di partenza, ma come già evidenziato dal presidente dell'Anci, Antonio Decaro, la norma sembra più "uno scarica barile sui sindaci. La polizia municipale ha dato un contributo straordinario in questi mesi, ma non si può chiedere di fare azioni per cui non ha mezzi e risorse".

Chiusura strade e vie, Gori: Nel decreto non si dice né chi né con quali mezzi attuare la norma

Il problema fondamentale resta infatti capire a chi compete la chiusura di piazze e vie. Avendo rimosso la specificazione, i primi cittadini chiedono una maggiore chiarezza. Proprio su questo punto si è espresso in maniera decisa anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Sul suo profilo Facebook, Gori ha infatti scritto che: "Nel testo definitivo del Decreto – dopo le nostre proteste – la norma è rimasta ma è stato tolto il riferimento esplicito ai Sindaci che c’era nella bozza, citato da Conte in conferenza stampa. Non si dice però a chi competerebbero quelle misure: se ai Sindaci, ai Prefetti, ai Presidenti di Regione. Né con quali mezzi si possano attuare".