Chiara Ferragni prosciolta dall’accusa di truffa per il pandoro gate: “Ho chiamato subito mia mamma”

Chiara Ferragni è stata prosciolta dall'accusa di truffa aggravata legata ai due casi del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. La sentenza è stata pronunciata dal giudice della terza sezione penale di Milano Ilio Mannucci Pacini, che ha dichiarato il ‘‘non luogo a procedere per accettazione di remissione di querele". Significa cioè che all'influencer non è stata riconosciuta l'aggravante della minorata difesa dei consumatori: il reato, dunque, è stato derubricato a truffa semplice, procedibile solo a querele di parte (decadute dopo il pagamento da parte di Ferragni di risarcimenti per oltre 3 milioni di euro).
A venire prosciolti, per le stesse ragioni di Ferragni, sono stati così anche l'ex braccio destro Fabio Damato e l'amministratore delegato e presidente di Cerealitalia-ID Francesco Cannillo: per loro l'aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli avevano chiesto rispettivamente una condanna a un anno e 8 mesi di reclusione e a un anno, senza attenuanti.
Chiara Ferragni: "Commossa, ringrazio i miei follower"
"Siamo tutti commossi, ringrazio i miei avvocati e i miei follower", ha commentato Chiara Ferragni fuori dall'aula di tribunale, visibilmente emozionata e sommersa da telecamere, cronisti e fotografi. "Ho chiamato subito mia mamma, lei mi è sempre stata vicina. È finito un incubo, sono molto contenta di poter riprendermi la mia vita. Sono stati due anni molto duri, ma giustizia è stata fatta".

Il pandoro gate e l'accusa di truffa aggravata
Nel gennaio 2025, a seguito della multa da un milione di euro dell'Antitrust e degli esposti del Codacons nelle Procure di tutta Italia, Ferragni è stata citata in giudizio a Milano con accusa di truffa aggravata per le operazioni di commercializzazione del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi, avvenute entrambe tra il 2021 e il 2022.
In queste occasioni, secondo l'accusa, l'influencer di Cremona avrebbe infatti ingannato consumatori e follower inducendoli a ritenere che, acquistando i dolci griffati con l'occhio di Chiara Ferragni (venduti a prezzo più che raddoppiato rispetto al prodotto standard), avrebbero direttamente contribuito a raccolte fondi benefiche, finanziando macchinari per i bimbi malati di tumore o progetti per l'inclusione di ragazzi con autismo.
"L'ingiusto profitto" di 2,2 milioni di euro
Una pubblicità ingannevole che per i pm sarebbe stata parte di una precisa strategia commerciale, costruita sfruttando l'enorme risonanza mediatica e il rapporto fiduciario con oltre 30 milioni di follower, che avrebbe portato nelle casse delle società riconducibili a Ferragni un "ingiusto profitto" di circa 2,2 milioni di euro senza che la 39enne versasse un solo euro per le buone cause pubblicizzate: stando a quanto emerso, in ambedue i casi le donazioni (all'ospedale Regina Margherita di Torino e all'associazione I Bambini delle Fate) erano infatti già state corrisposte dalle sole aziende mesi prima della firma sul contratto con l'imprenditrice digitale, e per cifre completamente slegate quindi dal ricavato complessivo delle vendite.
Ma non solo. Per l'accusa, il "piano" studiato dallo staff delle società di Ferragni avrebbe garantito inoltre un prezioso ritorno reputazionale all'influencer più famosa d'Italia, che mostrandosi legata a progetti di charity avrebbe in questo modo potenziato la percezione della sua immagine pubblica per creare ancora più empatia, affidabilità, credibilità con i seguaci (accrescendo di conseguenza la capacità di vendere prodotti e generare ricavi).
Fabio Damato: "Anni di dolore e sofferenza. Orgoglioso che la giustizia sia stata ristabilita"

Anche Fabio Damato, l'ex manager e braccio destro di Ferragni, è stato prosciolto dall'accusa di truffa aggravata. "Sono stati due anni di estremo dolore, sofferenza e spaesamento. Due anni di vita in sospeso dove in troppi hanno detto tutto, spesso senza sapere niente", ha commentato attraverso le sue storie Instagram: "La mia onestà e la correttezza umana che ho dimostrato sempre nel mio percorso di vita e di lavoro oggi sono state restaurate. Ho sempre creduto nella giustizia e oggi sono orgoglioso che la giustizia sia stata ristabilita. Ci sono voluti anni per costruire una storia imprenditoriale e socio-culturale pioneristica studiata anche all'estero. Peccato aver voluto cancellare tutto in un soffio".
Assistito dagli avvocati Paolo Della Noce e Carlo Rumiati, Damato ha voluto anche ringraziare " tutti gli ex colleghi che in questi anni mi hanno dimostrato rispetto, stima e soprattutto affetto, gli amici di sempre, vicini da sempre e per sempre e la mia famiglia, travolta da una morbosità disumana", dedicando "questa storia di resilienza e dignità alla memoria di mio papà".
