21 Settembre 2022
19:37

Caro energia, stanno già chiudendo alcune piscine in Lombardia: “Bollette aumentate del 350 per cento”

Costretti a chiudere alcuni impianti, o a stabilire delle pause forzate nel fine settimana cancellando corsi e ore di nuoto libero. La motivazione? “La situazione economica e quella energetica”
A cura di Francesca Del Boca

Il conto, le amministrazioni comunali lo stanno già pagando. Iniziano a chiudere infatti alcune piscine comunali della Lombardia, per far fronte al vertiginoso aumento dei costi sulla bolletta dell'energia.

Succede ad esempio a San Pellegrino Terme (Bergamo), dove i gestori dell'impianto hanno annunciato con un post sui social che "la nostra avventura qui è purtroppo terminata".

Oppure nel Bresciano: a Lumezzane le vasche resteranno chiuse per buona parte del fine settimana, dal sabato mattina al lunedì mattina. Due giorni interi senza né corsi né nuoto libero.

L'impianto di San Pellegrino Terme

"La situazione economica generale e quella energetica in particolare, non consentono di proseguire ulteriormente: ogni mese di apertura sono spese che non possono essere compensate in alcun modo, nemmeno raddoppiando le tariffe, cosa che comunque non sarebbe stata corretta per l’utenza", scrivono i gestori di Lombardia Nuoto, a proposito della chiusura dell'impianto.

Che non è solo una piscina, ma un servizio unico per la comunità: è l'unica in tutta la Val Brembana. Così il rischio di lasciare per un tempo indefinito a terra sportivi, agonisti, bambini e semplici appassionati è concreto.

Senza contare che "è fondamentale che la chiusura non si protragga troppo a lungo, dato che questi impianti sono soggetti a un degrado molto rapido se non vengono regolarmente utilizzati", commenta il vicesindaco Vittorio Milesi a La Repubblica.

La chiusura nel fine settimana

"Le bollette dell'energia sono aumentate di circa il 350, 370 per cento", fanno sapere invece a BresciaToday i gestori dell'impianto Vallare a Lumezzane (Brescia). E quindi via alla chiusura del fine settimana. "Per contenere i consumi non avevano altre alternative, dato che abbiamo deciso di non aumentare i costi dei corsi e degli ingressi".

Il dibattito a Milano

Anche nel capoluogo lombardo, del resto, per tagliare i costi in bolletta si è pensato immediatamente alla voce di bilancio che riguarda le piscine. A tal proposito, si era fatta avanti per prima l'assessora allo Sport Martina Riva: "Per non fermare del tutto gli impianti, chiudiamo le piscine al mattino".

"Gli impianti natatori sono tra le strutture più energivore, dovendo garantire il riscaldamento dell'acqua", aveva dichiarato durante un'intervista a La Repubblica. "E contemporaneamente, non generano profitti particolarmente rilevanti. Qualche centro perciò potrebbe aprire a mezzogiorno anziché alle sette del mattino".

Apriti cielo. In soccorso era arrivato persino il sindaco Beppe Sala, tirando il freno a mano: "L'assessore Riva si è sbilanciata sulle piscine, perché la maggior parte dei corsi è il pomeriggio, ma anche lì noi non dobbiamo immaginare di farlo oggi. Il punto è avere diverse modalità di azione da applicare in base alla gravità del problema".

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