Carla Mari a dieci anni dal doppio trapianto di mani
in foto: Carla Mari a dieci anni dal doppio trapianto di mani

"La verità è che nessuno pensa mai all'importanza che hanno le mani per sé e per gli altri. Fino a quando non ti ritrovi in un letto d'ospedale con entrambi gli arti amputati senza avere più la possibilità di dare anche un solo pizzicotto al proprio nipote". Carla Mari su in quel letto di ospedale si è trovata nel 2007 quando una mattina si è svegliata e dei forti dolori l'hanno costretta al ricovero. Per giorni ha combattuto contro una setticemia generale che la stava consumando piano piano e una infezione che ha colpito piedi e mani: "I medici hanno provato di tutto, ma ormai tutti e quattro i miei arti erano già come mummificati", racconta a Fanpage.it quei momenti Carla, oggi una donna di 62 anni residente a Gorla Minore, in provincia di Varese. Ma aveva 49 anni quando si è trovata nel letto dell'ospedale. La sua vita cambia "ma senza mai entrare in depressione. Ho subito reagito. Sono ancora capace di fare qualsiasi cosa e piena di vita". Oggi Carla resta l'unico caso al mondo di un trapianto bilaterale di mani. Mentre indossa delle protesi ai piedi che le permettono di camminare.

Il doppio trapianto è stato eseguito il 12 ottobre del 2010

"Ormai ho di nuovo le mie mani dopo dieci anni dall'intervento. So che sono parte di qualche altra donna che è stata meno fortunata di me, ma dopo l'intervento mi sono guardata e ho pensato: ‘Che bello me le hanno riattaccate'. Finalmente mi sentivo completa ". Per Carla quelle mani sono sempre state sue: "Ricordo bene quando Massimo Del Bene, direttore della Chirurgia plastica e della mano dell'ospedale San Gerardo, mi chiamò per dirmi che c'era la possibilità di mettermi in lista per un doppio trapianto: accettai subito. Era il 2008. Due anni dopo, la sera dell'11 ottobre, il direttore mi ha richiamata e mi ha detto di prepararmi che c'erano degli organi adatti a me", continua a raccontare Carla con una voce commossa quando ripensa a quella notte. "Ho preparato la borsa e insieme a mio marito sono andata in ospedale. Ricordo che siamo stati in silenzio per tutto il viaggio. Attendevo quel giorno ormai da tanto tempo. Prima di entrare in sala operatoria l'anestesista mi ha chiesto se sono pronta e sicura, non ho esitato neanche un minuto e ho risposto di sì".

Carla: Ora posso riabbracciare i miei nipoti

Dopo un lungo periodo di riabilitazione oggi Carla può fare quasi tutto. Non può usare ago e fare l'uncinetto, come faceva, ma "posso abbracciare, posso stringere mani, posso accarezzare i miei nipotini posso toccare la vita e tutto l’impegno, la fatica, anche il dolore, è solo un ricordo del passato, ogni azione quotidiana è diventata così normale che spesso anche i miei familiari hanno come dimenticato". E poi Carla conclude: "Ci sarà sempre da parte mia una riconoscenza infinita per tutta l’équipe medica che prima che mi ha seguita non solo come una paziente, ma sempre in un modo così familiare e direi affettuoso, da farmi sempre sentire parte di un grande progetto, soprattutto umano".

Direttore Asst Monza: Un successo per la sanità pubblica

Dall'ospedale fanno sapere che per l'intervento sono state utilizzate cellule staminali mesenchimali autologhe utilizzate nel trapianto, su intuizione del professore Andrea Biondi. E l'intervento è andato a buon fine: non ci sono stati episodi di rigetto e Carla si è sottoposta a una terapia di mantenimento. "Si è tratta di un successo per la sanità pubblica – aggiunge il direttore generale della Asst Monza Mario Alparone – e un successo per la nostra azienda che dieci anni fa ha eseguito il doppio trapianto e che oggi brinda insieme a Carla per il risultato, dando una speranza a chi è ancora in attesa di un trapianto da donatore". E dall'ospedale poi ricordano chi ha contribuito a questo successo: "L’elenco dei professionisti da ringraziare per questo bellissimo risultato è lungo, ma alcuni per il loro costante e prezioso lavoro devono essere menzionati – sottolinea il direttore Massimo Del Bene – Grazie al dottore Umberto Mazza e alla dottoressa Francesca Barile che con il loro studio psicologico preparatorio e post- operatorio hanno dato il benestare per il trapianto, alla dottoressa Maria Luisa Melzi e al dottore Pietro Enrico Pioltelli che hanno impostato e seguito i protocolli terapeutici, diminuendo sempre più i farmaci fino ad arrivare ad oggi ad un solo farmaco ed è l’unico caso al momento nel mondo in un trapianto bilaterale di mani. Grazie al dottore Giuseppe Gaipa e alla dottoressa Daniela Belotti per aver creduto nel progetto e aver preparato le cellule staminali autologhe. Infine Emilio Verri per aver creato il laboratori Verri, realtà così importante e necessaria senza la quale non avremmo raggiunto questo importante risultato. Un traguardo per tutta la sanità lombarda".