9 Dicembre 2020
10:39

Brescia, diffondono video intimi di una 40enne: tra gli indagati per revenge porn un ex calciatore

Avevano diffuso video intimi che ritraevano una dottoressa bresciana di 40 anni senza il suo consenso. I filmati erano rimbalzati su diverse chat finendo su alcuni siti porno. A seguito della condivisione dei video, la 40enne aveva perso il lavoro. La Procura di Brescia, in questi giorni, ha chiuso le indagini accusando dieci persone di revenge porn. Tra queste ci sono l’ex compagno, un ex calciatore del Brescia e anche un vigile urbano.
A cura di Ilaria Quattrone
Foto di repertorio
Foto di repertorio

Un ex calciatore, la figlia di un noto allenatore, un personal trainer e un buttafuori: sono solo alcuni dei dieci indagati accusati dalla procura di Brescia del reato di revenge porn. La vittima della "vendetta" è una dottoressa bresciana di 40 anni che, lo scorso febbraio, ha perso il lavoro a seguito della diffusione – senza il suo consenso – di suoi personali video intimi.

Oltre ai video, diffusi anche dati sensibili e personali

Secondo le indagini, i filmati sarebbero stati diffusi dall'ex compagno dopo la fine della relazione con la 40enne. In pochi giorni erano rimbalzati su Whatsapp, tra cui in una chat della forze dell'ordine, finendo in diversi siti porno. Da quel giorno la vita della donna, mamma di due figli, è diventata praticamente impossibile: oltre alla perdita del lavoro, si è ritrovata diversi sconosciuti sotto casa. A quanto pare infatti erano stati diffusi anche i suoi dati sensibili e personali come l'indirizzo della sua abitazione e il suo nome e cognome.

L'ex compagno rischia fino a sei anni di carcere

In questi giorni la Procura di Brescia ha notificato la chiusura delle indagini sul caso nei confronti di dieci soggetti. Tra loro ci sarebbero, secondo quanto riportato dal quotidiano "Il Giornale di Brescia" anche un ex giocatore del Brescia Calcio, la figlia di un noto allenatore, un agente della polizia locale, un personal trainer e un buttafuori oltre che l'ex compagno. Proprio lui, considerato il principale responsabile, rischierebbe il massimo della pena: la legge sul revenge porn prevede infatti una condanna da uno a sei anni di carcere e una multa fino a 14mila euro.

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