Blindati, presidi e centinaia di vigilantes privati: cosa sta succedendo a Rogoredo e perché è stata militarizzata

A Rogoredo l'aria è cambiata. E non solo per l'arrivo delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. È cambiata per il rumore dei blindati, per le divise mimetiche, per i turni H24 e un dispiegamento di forze che ha trasformato un quartiere difficile in un presidio permanente. Questo perché la vicinanza del "bosco della droga" all'Arena Santa Giulia ha reso quest'area un perimetro sensibile da presidiare giorno e notte. E la sensazione, tra chi ci vive ogni giorno, è che si sia andati ben oltre la soglia della normale prevenzione. "Uscita di casa, mi sono trovata di fronte un cannone", ha raccontato una residente.
Rogoredo, un presidio permanente
Da un paio di settimane il dispiegamento di forze dell'ordine a Rogoredo è imponente. Come riferito a Fanpage.it da fonti investigative, non si tratterebbe soltanto della questura cittadina, ma sarebbero arrivati anche funzionari aggregati da diverse questure italiane, insieme ad agenti e dirigenti. I turni sono stati estesi alle 24 ore, i presidi sono diventati permanenti. A completare il quadro, centinaia di vigilantes privati che hanno trasformato l'area vicino al cosiddetto "bosco della droga" in un mosaico di divise e mezzi corazzati.

Il risultato è visibile a occhio nudo: pattuglie ovunque, mezzi blindati, gazebo dell'Esercito, auto dirigenziali e van scuri che presidiano piazzali e strade d'accesso. E lo è soprattutto per chi vive in quell'area. "Tutte le mattine passo da Rogoredo, tra l'uscita della metropolitana e i palazzi di Sky", ha raccontato sui social una residente, sottolineando di percorrere lo stesso tragitto 300 giorni l'anno. "Potete immaginare il mio stupore, quando curvando mi sono trovata di fronte un cannone, attaccato a una torretta con tanto di soldato e carro armato in tenuta mimetica, in assetto da guerra".
La questione "sicurezza" a Rogoredo
La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è come mai siano state dispiegate così tante forze proprio in quest'area. Per avere una risposta diretta, più volte Fanpage.it ha provato a contattare il Prefetto di Milano che, però, non ha mai voluto rispondere. Che sia una questione legata alla sicurezza è indubbio. Quelle che sono dubbie (e sulle quali si chiedeva un confronto) sono piuttosto le motivazioni o l'efficacia di tale provvedimento. Perché "militarizzare non è mettere in sicurezza", aveva spiegato a Fanpage.it l'assessora al Welfare di San Donato, Francesca Micheli. "Sicurezza è continuità, è presa in carico, è luce negli spazi abbandonati, è presenza sociale prima ancora che repressiva". E, soprattutto, è impedire che il problema rinasca cento metri più in là o, in questo caso, al concludersi dei giochi olimpici, data per la quale sembra essere previsto il termine del presidio.
Il rischio, infatti, è che questo ingente dispiegamento di forze dell'ordine e vigilantes privati si trasformi nel simbolo dell'ennesimo fallimento strutturale nella gestione delle dipendenze e del disagio sociale milanese. Il timore, condiviso da molte associazioni e volontari che operano nella zona, è che in occasione delle Olimpiadi si sia voluto spostare il problema piuttosto che risolverlo: allontanare lo spaccio dalle aree sotto i riflettori, rendere presentabile il quartiere per l'evento internazionale, senza però intervenire sulle sue cause più profonde, che rimangono ferme dove sono. Ed è stato fatto, com'è diventata moda in questi tempi, attraverso la repressione espressa nella sua forma più semplice e diretta, quella della militarizzazione e del presidio armato: buona a rassicurare le delegazioni olimpiche, ma non a curare le fragilità che esistono nel quartiere.