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18 Novembre 2021
10:18

Bleona Tafallari, la 19enne dell’Isis: raccoglieva soldi per le donne del Califfato prigioniere in Siria

La 19enne arrestata con l’accusa di far parte dell’associazione terroristica “Leone dei Balcani” organizzava raccolte fondi sui social per liberare le donne dell’Isis prigioniere.
A cura di Giorgia Venturini
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La vita di Bleona Tafallari, la 19enne arrestata con l'accusa di far parte dell'associazione terroristica "Leone dei Balcani", è tutta raccontata nel suo telefono: dalle foto in cui si immortala con il guanto nero dell'Isis e tiene alzato il dito indice nel tipico gesto del "Tahwid" (a significare che Allah è l'unicoDio) alla traduzione del famoso libro sulle "44 vie", una sorta di guida per i "mujiaheddin" aderenti alla formazione terroristica di "Al Qaeda". Ma è sui social e nelle chat che cercava di divulgava il materiale propagandistico in cerca di nuove "reclute". In una chat con una ragazza di 16 anni Bleona Tafallari aveva augurato alla giovane di avere un matrimonio "bagnato dal sangue dei miscredenti" ed un marito con "capelli lunghi e barba" insieme al quale morire da martire: "Che dio possa fare in modo che accada", le aveva scritto. Nella chat le due ragazze si chiamavano "Leonesse", un chiaro riferimento della loro appartenenza all'organizzazione "Leone dei Balcani", inserendo nei loro messaggi più volte le bandiere dell'Isis sotto forma di emoticon.

La raccolta fondi per aiutare le donne dell'Isis

Tutto era ben organizzato e studiato: in altre chat su Whatsapp, Snapchat e Telegram organizzava anche raccolta fondi per cercare di liberare le donne nel campo di detenzione di Raqqa, in Siria, dove io curdi, dopo la caduta del Califfato, aveva fatto prigionieri gli appartenenti all'Isis e i loro famigliari. In una chat di Telegram tra il 31 agosto e il 3 settembre la 19enne aveva scambiato messaggi con una donna, nota con il nickname "Ummxx: nei messaggi Bleona le aveva offerto supporto morale e sostegno finanziario nel caso avesse voluto tentare la fuga. Si legga: "Sei nel campo ora giusto? Quanto costa andare via? Hai bisogno di soldi, come potrei aiutarti?". Nella cronologia del telefono la 19enne aveva cercato la traduzione dall'italiano all'inglese della frase "sto raccogliendo soldi per la causa", dimostrazione che la giovane stava cercando di finanziare attività e aiutare persone vicine allo Stato Islamico. Il suo obiettivo restava uno solo: spronare a unirsi alle milizie del Califfato i giovani musulmani che vivono dei Paesi Occidentali. Come? Inviando messaggi e video che custodiva nella galleria del suo computer: file di immagini simboli dello Stato Islamico, di combattenti militari e di azioni terroristiche poste in essere da musulmani radicalizzati in Europa, tra gli ultimi video quello del massacro compiuto dai fratelli Kouachi a Parigi il 7 gennaio del 2015 nei locali che ospitava la rivista "Charlie Hebdo".

Il ruolo delle donne all'interno dell'Isis

La Procura nell'ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere aveva anche evidenziato il ruolo della donna oggi all'interno del Califfato: la donna è impegnata a svolgere attività di proselitismo, divulgazione di materiale propagandistico, educazione dei figli al combattimento per l'Islam, il sostegno nella lotta per la Jihad, la facilitazione dei contatti tra i membri maschili per i quali sono già note attività di investigazione in corso. Dalla disfatta dell'Isis del 2018 e l'uccisione nel 2019 dello sceicco Abu Bakr al-Baghdadi le donne però sono state chiamate anche all'azione: la crisi dell'Isis ha spinto le donne a diventare anche loro martiri. Per questo non è più esclusa una loro partecipazione più diretta alle azioni militari.

L'arresto a pochi mesi dalla condanna di Alice Brignoli

Il nuovo arresto a Milano arriva qualche mese dopo la condanna di Alice Brignoli, la foreign fighter scappata dal Lecchese in Siria assieme al marito per unirsi all'Isis: è stata condannata a 4 anni per terrorismo internazionale dopo un processo per rito abbreviato. La condanna è stata inferiore di un anno rispetto alle richieste dell'accusa: il giudice ha però disposto per Brignoli l'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e una provvisionale per ognuno dei quattro figli della donna. Tutto era iniziato nel 2015 quando la Brignoli nel 2015 aveva seguito il marito Mohamed Koraichi in Siria, portando con sé i tre figli minorenni della coppia. In Siria era nato anche il quarto figlio della donna, rimasta però vedova. A settembre dello scorso anno la donna e i suoi quattro figli erano stati rintracciati dai carabinieri del Ros in un campo profughi nel territorio siriano e rimpatriati: i quattro bimbi erano stati affidati a una casa famiglia mentre la madre era finita in carcere. Per la "mamma Isis", come è stata soprannominata, si sono poi aperte le porte del Tribunale.

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