Foto di repertorio
in foto: Foto di repertorio

“Perché avevi i bambini in macchina? Il mio sogno è fare un frontale con te, io in moto e tu in macchina”. È solo uno dei messaggi di minaccia inviato da un uomo di 46 anni all'ex moglie 30enne. Una relazione finita male, purtroppo, nel 2017, alla quale sembra che l'ex marito non si fosse rassegnato. Dopo la rottura, erano arrivate le pressioni psicologiche, telefonate non gradite, addirittura i pedinamenti all'ex compagna, arrivando a seguirla anche quando era a bordo dell'auto con i figli, le fotografie inviatele per farle sapere che era sorvegliata negli spostamenti. Una situazione andata avanti per circa 3 anni, che avrebbe reso la vita impossibile alla donna. Fino a quando dal Tribunale di Bergamo non è arrivato il divieto di avvicinamento.

Il tribunale ha disposto il divieto di avvicinamento

Una storia andata avanti per 3 anni, fino a quando il Gip di Bergamo Maria Luisa Mazzola, su richiesta del pm Chiara Monzio Compagnoni, al termine delle indagini della divisione Anticrimine della questura di Bergamo, ha emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall'ex moglie trentenne nei confronti dell'ex marito di 46 anni. L'uomo è residente in un Comune della provincia bergamasca ed è accusato dai giudici di atti persecutori nei confronti dell'ex moglie 30enne. In precedenza era già stato ammonito dalla Questura, lo scorso agosto, ma il provvedimento, pare non abbia sortito effetto, tanto da rendere necessaria una misura più rigorosa.

Sono tante purtroppo le donne vittime di stalker in Italia. Pressioni e minacce psicologiche che nei casi peggiori possono degenerare anche nella violenza fisica. Secondo i dati del VII Rapporto Eures sul femminicidio reso noto in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne 2020, ogni 3 giorni una donna viene uccisa dal convivente, dall'ex, da un parente. Lo studio si basa sui dati del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia, sono 3.344 le donne uccise in Italia tra il 2000 e 31 ottobre 2020. Un'evidenza che spiega come il femminicidio non sia affatto un fenomeno emergente, ma come abbia "accompagnato le trasformazioni della famiglia italiana degli ultimi decenni, come a voler arrestare il percorso di autodeterminazione delle donne".