"Quell'audio lì significa fondamentalmente due cose: il fallimento totale della gestione politica della sanità da parte della Lega, e che sulle zone rosse il governo c'era, era pronto". Il senatore del Movimento 5 stelle Danilo Toninelli, da cremonese ha provato emozioni forti nell'ascoltare l'audio relativo all'incontro tenutosi lo scorso 23 febbraio tra il governatore della Lombardia Attilio Fontana ed esponenti del governo, diffuso in esclusiva da Fanpage.it. In quel vertice, tenutosi a due giorni dal primo caso di Coronavirus a Codogno e mentre si stava per istituire la zona rossa in dieci comuni del Lodigiano, vennero elencati dal governatore altri 9 Comuni (sei nel Lodigiano, tre nel Cremonese) che avrebbero dovuto essere chiusi per contenere l'epidemia, ma poi non lo furono.

Senatore Toninelli, da cremonese cosa ha provato sentendo quelle parole? 

Ho provato due sensazioni: brividi per quelle parole e il contesto, e poi un'incazzatura totale. Sono cremasco, abito a circa 15 chilometri da Codogno e siamo quelli che davvero hanno subìto di più la pandemia nelle ultime settimane di febbraio e nelle prime di marzo. Quell'audio lì significa fondamentalmente due cose: il fallimento totale della gestione politica della sanità da parte della Lega, e che sulle zone rosse il governo c'era, era pronto. Già se non fosse accaduto nient'altro questo sarebbe sufficiente perché un presidente di Regione e una giunta intera, perché con Fontana c'era Gallera, si dimettessero. Nelle altre regioni, incluso il Veneto del collega leghista Zaia, le zone rosse le hanno fatte.

Pensa che l'allargamento della zona rossa ai Comuni del Cremonese avrebbe potuto attenuare gli effetti della pandemia?

Questo lo devono dire i medici, certo, ma secondo me significa che potenzialmente quell'azione, se fosse stata intrapresa, avrebbe salvato tantissime vite umane. In politica si sbaglia, ma quando si sbaglia così grossolanamente si deve prendere atto del totale fallimento politico del mandato per cui gli elettori ti hanno votato.

L'incazzatura invece a cosa è dovuta?

L'incazzatura da cittadino cremonese è dovuta al fatto che nelle prime settimane, quando le terapie intensive non bastavano a Cremona e Lodi e poi anche a Bergamo, noi subivamo una polemica costante del governo regionale contro quello nazionale che verteva anche sul fatto che veniva detto che era Roma a dover agire. Invece quest'audio testimonia che il governo c'era, era pronto: c'era Angelo Borrelli, il capo della protezione civile, e c'era il prefetto di Lodi Marcello Cardona che diceva che al ministero erano già pronti e parte delle forze dell'ordine erano pronte a chiudere la zona. E allora Fontana deve chiarire perché non ha schiacciato quell'invio della mail già pronta.

Quindi rispetto al rimpallo delle responsabilità tra Regione e Governo sulle zone rosse, anche ad Alzano e Nembro, secondo lei è Palazzo Lombardia a essere nel torto?

Il governo era pronto: Fontana però non ha sentito le urla d'aiuto perché forse aveva altre motivazioni che io non conosco. E allora io gli voglio chiedere: qual è il motivo che ha bloccato l'invio della richiesta della zona rossa, con l'esercito e le forze dell'ordine che erano già pronte a chiudere?

Per Alzano e Nembro si è parlato delle pressioni anche da parte degli industriali… 

Lì c'è un'inchiesta in corso, per ora posso solo dire che politicamente c'è stato un errore incredibile nella gestione di quella zona. Qua però parlo di una cosa molto vicina a casa mia, Pizzighettone (uno dei comuni citati da Fontana nell'elenco e mai chiuso, ndr) è a 10 chilometri da casa mia, potevano potenzialmente chiudere anche il mio comune. Perché Fontana non l'ha fatto? Io non lo so, ma dopo quest'audio lo deve spiegare.

L'audio pubblicato da Fanpage.it sull'incontro del 23 febbraio aggiunge una "zona d'ombra" sulla gestione dell'emergenza coronavirus in Lombardia, la regione più colpita dalla pandemia. Fontana è inoltre "assediato" da altre inchieste giudiziarie, come quella per frode in pubbliche forniture sul cosiddetto "caso camici". Come giudica questa gestione della Regione da parte della giunta leghista?

Io sono probabilmente uno di quelli che meglio conosce la gestione Lega in Lombardia come modello di comportamento politico, sia perché, da ministro, sono stato colui che più di tutti ha visto da vicino la propaganda di Matteo Salvini in materia di immigrazione, sia in quanto, da cittadino lombardo, ho visto sulla mia pelle come sono stato gestito dalla giunta del Carroccio. Il dramma totale della pandemia ha fatto palesare cos'è la Lega: una macchina di propaganda costruita in maniera militare, gerarchizzata, dove uno comanda e gli altri eseguono in maniera totalmente verticale. La Lega è capacissima di prendere voti perché è una macchina di propaganda organizzata come un esercito dove nessuno si permette, anche se è in dissenso, di parlare. Alla prova dei fatti, il fallimento della politica regionale si è palesato sia con i suoi protagonisti, come l'assessore Gallera che non conosceva la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale del 1978, che avrebbe dovuto essere la Bibbia del suo mandato. E poi con il fatto che loro, nei primi mesi, non si sono rimboccati le maniche per lavorare in maniera operativa, ma hanno continuato a utilizzare lo schema della macchina della propaganda.

Come ha funzionato?

Anticipavano di qualche minuto la conferenza della protezione civile, che era seguitissima, ed erano almeno una o due ore al giorno sui mezzi di comunicazione. Hanno pensato di sfruttare tutto per il consenso: le uniche cose fatte, come l'ospedale nell'ex Fiera Milano, erano solo di facciata. Penso che sia il peggior disastro che la politica abbia mai palesato nella nostra storia, nella sanità.

A proposito della macchina da guerra: un aspetto venuto fuori in questi mesi è l'aver ricondotto, da parte della giunta, tutti gli attacchi alla gestione politica della Lombardia a generici attacchi alla Lombardia.  

Aver detto che chi criticava la gestione della Lega in Lombardia attaccava la Lombardia è una cosa da infami. Una persona perbene avrebbe dovuto ammettere gli errori, rimboccarsi le maniche e andare sulla strada corretta: salviamo le vite dei lombardi. Loro hanno continuato sulla loro strada: come confermato lunedì dall'intervento di Fontana in aula al Consiglio regionale in cui lui non ha fatto altro che elogiare la giunta e il governo regionale e attaccare tutti gli altri. Non ammettere gli errori, quando questi errori hanno comportato sofferenze, serve solo a tenersi i voti ed è la cosa più inaccettabile che la politica possa fare.

Sull'inchiesta camici, invece: al di là degli eventuali sviluppi giudiziari, cosa pensa? 

La questione dei camici è un meteorite che si è scagliato contro Fontana e la Lega che, mentre i lombardi morivano, pensavano agli affari di famiglia e ai soldi.

Il Movimento Cinque stelle in Lombardia ha presentato una mozione di sfiducia a Fontana, firmata anche dal Pd. L'anti leghismo può essere il nucleo attorno al quale cementificare un'alleanza col Pd anche in chiave regionale, anche in vista di eventuali dimissioni di Fontana e nuove elezioni?  

Per noi la Lega e Salvini contano zero: contano gli immensi errori che hanno comportato degli effetti disastrosi nella gestione della pandemia. Non cadiamo nella trappola di creare un salvinismo e un anti salvinismo come fece il centrosinistra un po' di anni fa col berlusconismo e l'anti berlusconismo. In primo luogo dobbiamo lottare, perché non c'è più tempo, per cambiare completamente volto al sistema sanitario lombardo: e lo devono fare loro, la Lega. Dopo parleremo, si creeranno delle condizioni, magari ci saranno accordi di programma. Di certo oggi l'alleanza M5s-Pd ha prodotto risultati molto migliori dell'alleanza M5s-Lega.

Quindi non sarà l'anti leghismo il collante, però al momento la convergenza a livello politico tra M5s e Pd sembra evidente.

Siamo contenti che il Pd abbia firmato la nostra mozione di sfiducia. Nelle ultime settimane sono accadute tre cose importanti: la prima è stata la cacciata dei Benetton da Autostrade, e il Pd non era molto d'accordo, altrimenti l'avremmo fatta prima. La seconda il recovery fund, e ora la mozione di sfiducia. Si sta cementificando un qualcosa che fa bene al Paese, perché si stanno portando a casa risultati. Non ce ne frega niente dei colori, giallorosso, verde, azzurro. Ci interessa che se ci mettiamo con qualcuno – anche se purtroppo tanta gente pensa, sbagliando, che li abbiamo traditi perché si fermano ai colori politici e alle ideologie e non guardano ai risultati concreti -, questa unione stia facendo bene al Paese. E quindi, se si continuerà così, certamente ci sarà un ulteriore rafforzamento.