La provincia italiana più colpita dal coronavirus per numero di contagiati in rapporto alla popolazione. Una barriera e una trincea contro la diffusione della pandemia da Lodi verso il resto della Lombardia e d'Italia. Cremona e il suo territorio, martoriati dal covid in silenzio, senza finire al centro delle cronache come è accaduto ad altre zone, senza essere mai inclusi in nessuna zona rossa. Anche se, come dimostra un audio esclusivo pubblicato da Fanpage.it, in una riunione del 23 febbraio tra vertici di Regione Lombardia, prefettura e protezione civile, già era chiaro che almeno tre comuni cremonesi due giorni dopo Codogno erano considerati focolai

Cremona è la provincia più colpita d'Italia: positivo al tampone l'1,88 per cento della popolazione

Ma il lockdown non è stato mai imposto fino all'8 marzo e per oltre due settimane il virus ha potuto circolare indisturbato. L'effetto è fotografato dai dati rilevati da Regione Lombardia. Cremona è la provincia con il maggior numero di contagiati in rapporto alla popolazione, 1,88 per cento. Un valore superiore a quello di Lodi (1,58 per cento), di Bergamo (1,35 per cento), Brescia (1,26 per cento), Pavia (1,03 per cento) e Milano (0,77 per cento). Un impatto devastante sulla popolazione cremonese confermato anche dallo studio Istat sulla sieropositività. In valori assoluti sono 6.732 i positivi riscontrati e 1.124 i morti. Ciò significa che la provincia di Cremona, da sola, ha avuto più casi della Campania, della Puglia e di gran parte delle regioni italiane.

L'ospedale Maggiore di Cremona in trincea: a marzo picco di 612 pazienti covid ricoverati

Il primo caso a Cremona viene confermato poche ore dopo il paziente uno di Codogno, nella notte tra il 21 e il 22 febbraio. Da quel momento i casi continuano ad aumentare. Già nelle prime settimane di emergenza arrivano in media 100 pazienti al giorno al pronto soccorso, molti dei quali sono gravi.

In breve l'ospedale Maggiore di Cremona viene convertito completamente a ospedale Covid. Tutti i reparti sono stravolti, vengono preservati solo ostetricia, oncologia e la sezione di radioterapia. Per il resto tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari si dedicano ai pazienti covid. È un caso unico. Nella settimana più nera del mese di marzo ci sono 612 pazienti covid ricoverati. L'ospedale prima dell'emergenza aveva 500 posti letto, gli altri vengono ricavati giorno per giorno. La struttura è satura. Dagli 8 posti di terapia intensiva iniziali si arriva a 54 chiudendo le sale operatorie, convertite per due mesi a rianimazione e riempite di pazienti.

"Ci sentivamo già zona rossa. Perché Codogno sì e noi no?"

"Come fattore tempo, Cremona è stata la città che è rimasta in emergenza per il periodo più lungo. Da noi i pazienti sono arrivati per tre mesi. Bergamo ha avuto una mortalità altissima, ma per un periodo più breve", spiega a Fanpage.it una fonte sanitaria. "In quei giorni terribili in cui si decidevano le zone rosse, noi umanamente ci sentivamo già zona rossa, eravamo convinti che avrebbero allargato anche a noi ed era un’idea diffusa". La domanda che circola tra sanitari, addetti ai lavori e cittadini: "Perché Codogno sì e noi no? I numeri erano quelli, ci sentivamo nelle stesse condizioni del Lodigiano".