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Arriva il via libera per la beatificazione di don Roberto Malgesini, il “prete degli ultimi” ucciso a Como

Il Vaticano ha dato il via libera per l’inizio del processo di beatificazione di don Roberto Malgesini. Il parrocco 51enne era stato ucciso il 15 settembre 2020 davanti alla chiesa di San Rocco di Como.
A cura di Enrico Spaccini
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don Roberto Malgesini
don Roberto Malgesini

Può iniziare il processo di beatificazione di don Roberto Malgesini. Lo ha annunciato il vescovo di Como, il cardinale Oscar Cantoni, durante il ritiro diocesano di Quaresima dei giovani lo scorso sabato 21 marzo. Il sacerdote 51enne era stato ucciso il 15 settembre 2020 poco lontano dalla chiesa di San Rocco, mentre caricava la sua auto di cibo e bevande da distribuire ai poveri della città. A colpirlo con diverse coltellate era stato proprio uno degli uomini che Malgesini aiutava.

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Già lo scorso settembre, in occasione del quinto anniversario dalla morte di Malgesini, il cardinale Cantoni aveva informato la comunità dell'intenzione di avviare quanto prima il suo processo di beatificazione. Il Dicastero per le cause dei Santi del Vaticano ha fatto sapere nei giorni scorsi al vescovo di Como che "nihil obstat", ovvero non c'è alcun motivo per il quale non si possa avviare la fase diocesana per la beatificazione del parroco. Il cardinale lo ha annunciato lo scorso 21 marzo presso la comunità pastorale “Giovanni Battista Scalabrini”, dove don Roberto svolgeva il suo ministero pastorale, in presenza anche della sorella Caterina.

Malgesini era originario di Morbegno, nella Valtellina (in provincia di Sondrio). Entrato in seminario nel 1998, aveva iniziato l'esperienza di servizio ai più poveri presso la chiesa di San Rocco a Como nel 2008 insieme a un gruppo di volontari. La mattina del 15 settembre 2020, don Roberto stava proprio caricando la sua auto di dolci, biscotti e bevande calde da distribuire nel "giro colazione", quando è stato ucciso. A colpirlo era stato Ridha Mahmoudi, un 57enne che più volte in passato aveva ricevuto aiuto dal parroco stesso.

Subito dopo l'aggressione, Mahmoudi si era consegnato in caserma. Secondo quanto emerso nelle perizie, il 57enne soffriva di manie di persecuzione, ma al momento dei fatti era in grado di intendere e di volere. In primo grado era stato condannato all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, mentre in Appello la pena è scesa a 25 anni di reclusione.

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