Analisi sull’app di Glovo: come l’azienda di food delivery Foodinho teneva sotto controllo i suoi rider

Geolocalizzazione continua e controllo degli spostamenti. Se stavano fermi, l'azienda chiamava per sapere come mai non stessero lavorando. La sensazione di fiato sul collo, sempre più asfissiante, è solo uno degli aspetti che alcuni rider di Glovo hanno raccontato alla Procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta per caporalato avviata dopo aver disposto un controllo giudiziario per Foodinho, la società di delivery della spagnola Glovo.
La Procura a sua volta ha effettuato accertamenti per verificare quanto dichiarato dai rider, in collaborazione con la Squadra Reati Informatici – composta da un team specializzato di Polizia Giudiziaria – e l'Ispettorato nazionale del Lavoro.
Dalle carte relative all'inchiesta, che Fanpage.it ha potuto visionare, emerge che dalle analisi preliminari dei database locali dell'app rider di Glovo, si riscontra effettivamente un "articolato sistema di profilazione geografica dell’attività lavorativa" e una definizione di zone operative georeferenziate, rappresentate da coordinate spaziali e strutture GeoJSON (formato utilizzato per codificare dati geografici), "nonché l’associazione dei singoli rider e dei relativi turni a tali zone".
L'app in dotazione ai rider di Glovo, prevede anche una “starting area” – l'area di partenza dell’attività di ciascun lavoratore – che “consente la ricostruzione della collocazione spaziale del rider per aree e per intervalli temporali”.
Inoltre, durante l’analisi dei database, non sono passati in secondo piano i campi temporali presenti, timestamp, createdAt e statusEndingTime, che risultano collegati allo stato operativo del rider (attivo, in pausa, fine turno), ai turni di lavoro, agli eventi di sistema e ai cambi di stato connessi alla prestazione.
Un sistema quindi, secondo la Squadra Reati Informatici, che "consente una ricostruzione cronologica dettagliata dell’attività del lavoratore, correlabile alle aree di lavoro e allo stato operativo in ciascun momento”.
Quindi alla luce di una prima analisi del database, l’applicazione risulta secondo la Procura “tecnicamente progettata per supportare un sistema di monitoraggio continuativo dell’attività del rider”, fondato sulla combinazione di collocazione geografica, tracciamento temporale degli stati operativi, misurazione della disponibilità e integrazione con i sistemi di compenso economico. Quanto raccontato dai diversi rider interppellati sarebbe così coerente con i primi riscontri effettuati dalla Procura. Tra loro c'era C.S. che lavorava con partita IVA nel centro di Milano, si spostava con una bicicletta elettrica e svolgeva mediamente tra le dieci e le dodici consegne al giorno, lavorando fino a dodici ore. Il compenso medio era di circa 2,50 euro a consegna e il guadagno mensile si collocava tra gli 800 e i 900 euro.
Sentito dalla Procura infatti ha dichiarato di essere appunto sempre geolocalizzato: "Se faccio ritardo, mi chiamano al telefono per chiedermi di accelerare la consegna”.