"Don Angelo spero che stai bene, di trovarti in salute. Ti saluto io, ti saluta Zakia veramente con tanto affetto. È tanto, troppo che non ci sentiamo". Don Angelo Gornati, ex parroco di Limbiate, fa ascoltare sul suo telefono l'ultimo messaggio ricevuto da Luca Attanasio, l'ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo ucciso oggi nell'assalto di un gruppo armato a un convoglio dell'Onu.

"Luca era un costruttore di ponti, aveva la grande dote di saper ascoltare", racconta il prete che l'ha visto crescere fin da ragazzino. "Portava una luce che illuminava e riscaldava il cuore, sapeva cogliere e sottolineare gli aspetti positivi. Credo che la sua carriera di ambasciatore sia partita proprio da qui, dal voler legare le varie culture e i vari popoli. Aveva 13 o 14 anni quando sono arrivato a Limbiate nel 1992, l'ho visto crescere impegnato in oratorio, nei vari gruppi, alcuni che ha portato avanti lui. Di aiuto per anziani e ammalati, uno che è rimasto ancora oggi che è quello dei ragazzi disabili. Quello era Luca".

Attanasio aveva 43 anni, lascia la moglie e tre figlie piccole. Era uno dei più giovani rappresentanti diplomatici del nostro Paese, impegnato in numerosi progetti umanitari, aveva ricevuto il Premio Nassiriya per la Pace. Don Angelo lo ricorda così: "Aveva sempre un sorriso, una parola positiva, quando tornava dalle sue missioni. In Nigeria era molto difficile, doveva uscire con la guarda del corpo e la scorta, eppure diceva che era lì per mettersi a disposizione di questa nazione con tanti problemi. In Congo si sentiva più sicuro, andava a pescare la domenica".

Il sindaco di Limbiate, Antonio Romeo, racconta a Fanpage.it: "Non era preoccupato per la sua sicurezza. Lui amava i paesi africani, non ha mai pensato di abbandonarli. Era di vocazione di volontariato, lo vedeva come una missione".

Ora la città brianzola dedicherà ad Attanasio il nuovo centro culturale in costruzione: "Luca era un ragazzo normalissimo, faceva volontariato, cresciuto nell'oratorio, uno di noi insomma – ricorda il primo cittadino -. Ci sentivamo e quando veniva ci vedevamo per un caffè velocissimo perché lui aveva poco tempo e lo dedicava alla sua famiglia. Era molto legato alla sua famiglia, alla città e all'oratorio".

(interviste di Simone Giancristofaro)