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"Da marzo scorso siamo in cassa integrazione, ma se entro marzo 2021 non si troverà una soluzione, ci sarà il primo licenziamento collettivo". A parlare sono i lavoratori di Airport Handling, la società al 30% della Società Esercizi Aeroportuali che gestisce i servizi di terra negli scali di Linate e Malpensa, e che ora rischiano di non tornare al lavoro. Il motivo sarebbe da ricercare nel fatto che Alitalia non volerà più da Milano Malpensa a partire dal prossimo primo ottobre e nei 3 miliardi di euro messi a disposizione dal governo per rilanciare Alitalia. Nel dettaglio: secondo quanto gli stessi lavoratori riferiscono in una nota, "questo sacrosanto rilancio della nostra compagnia di bandiera però, per quanto riguarda il nostro scalo cittadino di Milano, andrà a scapito della nostra azienda, Airport Handling". Alitalia, infatti, potrebbe dire definitivamente addio a Malpensa e rinunciare ai servizi di terra dell'Airport Handling trasferendo a Linate il personale da Roma.

Dipendenti: La nuova Alitalia non può nascere a spese dei lavoratori milanesi

Eppure i lavoratori precisano che il "servizio pubblico prezioso che deve essere tutelato. Il salvataggio di Alitalia era ed é necessario ma deve essere condiviso in tutto il comparto. Deve passare attraverso la garanzia occupazionale sia della compagnia che delle aziende dell"indotto fornitrici di servizi". Chiedono, dunque, una soluzione che tuteli il loro posto di lavoro e allo stesso tempo gli interessi sociali locali "visto che stiamo parlando di 550 famiglie milanesi che stanno subendo sulla propria pelle una decisione presa a Roma". E poi concludono: "La nuova Alitalia non può nascere a spese dei lavoratori milanesi". Certo è che Alitalia, dopo 72 anni, dirà addio a Malpensa: la decisione arriva dopo mesi di stop e la mancata riapertura del traffico intercontinentale ha posticipato, a data da destinarsi, lo slittamento del riavvio della tratta Milano-New York.