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L’avvocata dimostra che Pifferi ha una disabilità riconosciuta, ma i giudici rifiutano di rifare la perizia

L’avvocata Pontenani ha annunciato di aver trovato i documenti che attestano che ad Alessia Pifferi era stata riconosciuta la “Legge 104” per le persone con disabilità cognitiva. Ha quindi chiesto di riaprire la perizia psichiatrica, richiesta che è stata rigettata dalla Corte d’Assise.
A cura di Giorgia Venturini
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Alessia Pifferi con la sua legale Alessia Pontenani
Alessia Pifferi con la sua legale Alessia Pontenani
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La Corte d'Assise del Tribunale di Milano ha rigettato la richiesta dell'avvocata Alessia Pontenani, che difende Alessia Pifferi accusata dell'omicidio della figlia di 18 mesi, di riaprire la perizia psichiatrica. Nella mattinata di oggi, venerdì 12 aprile, infatti la legale ha affermato di aver depositato all'attenzione dei giudici della corte d'Assise documenti molto importanti. Quando i cronisti hanno chiesto quali, ha risposto: "Non ve lo posso dire ancora, ve lo dico fra un paio d'ore. Abbiamo trovato quello che mancava".

Poi, però, allontanandosi Alessia Pontenani ha aggiunto: "Ho trovato la 104".

L'avvocata Alessia Pontenani dimostra la disabilità di Alessia Pifferi

Il riferimento evidente fatto dalla legale è alla legge 104, risalente al febbraio del 1992, che determina "diritti, integrazione sociale e assistenza della persona handicappata". Questo vuol dire che è lo stesso Stato italiano, tramite un'apposita commissione, ad aver decretato la disabilità cognitiva di Alessia Pifferi. L'avvocata ha aggiunto: "Questo vuol dire che aveva una disabilità seria e accertata: è andata in psicoterapia dai 6 agli 11 anni e poi ha smesso di farla".

La famiglia Pifferi ha però sempre negato i problemi cognitivi di Alessia, anche quando la difesa ha presentato in Aula i documenti della scuola che prevedevano fosse affiancata da un'insegnante di sostegno. "Forse la famiglia non ha capito la gravità", ha commentato l'avvocata. Gravità che, secondo Pontenani, sarebbe stata sottovalutata anche nella perizia superpartes.

Per questo l'avvocata ha chiesto che venisse riaperta. "Avrebbe dovuto cercarle Elvezio Pirfo (lo psichiatra incaricato dal tribunale, Ndr) queste carte. Non lo ha fatto, per fortuna le ho trovate io. E devo ringraziare il Policlinico di Milano che me le ha inviate alle 17 di ieri". "Anzi – ha aggiunto – devo ringraziare pubblicamente Marco Oliva di TeleLombardia: se non fosse stato per lui non avrei trovato alcune carte".

Sentito da Fanpage.it il dottor Pirfo ha precisato: "Quello che avevo da dire l'ho scritto nella mia perizia. Non faccio più parte del processo. Valuterà dopo la corte se questi documenti sono utili o non utili. Io non sono in grado di dire nulla perché non l'ho visti e non ho modo di vederli perché la perizia è finita. Io non posso dirle nulla, se non quello che io ho potuto vedere, i documenti che ho potuto vedere. I documenti di cui lei mi parla io non so cosa sono, non li ho visti e quindi non posso commentare".

Cosa è successo durante l'udienza di oggi

Poco dopo le dichiarazioni rilasciate dall'avvocata, è iniziato il processo: Alessia Pifferi è entrata in aula e si è seduta vicino alla sua legale. Subito dietro c'era la sorella dell'imputata: le due non si sono salutate, tutta la famiglia del resto si è sempre schierata contro l'imputata.

L'avvocata Pontenani ha preso subito parola. Ha illustrato ai giudici della Corte d'Assise i documenti ottenuti dall'ospedale milanese e chiesto che vengano acquisiti nel processo. I giudici, dopo essersi ritirati per qualche minuto, hanno accolto la richiesta: per l'avvocata è materiale utile al processo e, in particolare, riguarda le condizioni psicologica dell'imputata. Per questo ha anche chiesto che venga permessa una successiva integrazione alla perizia alla base di questi documenti di quando l'imputata era una bambina.

Non ci sarà un'altra perizia psichiatrica

Di fronte alla richiesta di riaprire la perizia psichiatrica, si è opposto il pubblico ministero Francesco De Tommasi: "Si tratta di una documentazione in cui non si evince nessun ritardo. Si parla di un grave difficoltà di apprendimento, situazione molto diffusa tra bambini. Noi dobbiamo valutare Alessia Pifferi come era la settimana in cui è successo tutto. Non come era 30 anni fa a scuola".

Dello stesso avviso è l'avvocato di parte civile: "Non ha senso andare a chiedere e disturbare uno psichiatra per valutare una difficoltà scolastica, non troverete in questi documenti nessuno che attesti che abbia problemi psichiatrici". Alla fine dell'udienza la Corte d'Assise ha però deciso che la perizia psichiatrica non venga riaperta.

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