Accoltellò un 16enne davanti scuola a Milano per una ragazza contesa: 18enne condannato a 6 anni e 8 mesi
"Gelosia come espressione della volontà di possesso". L'imputato voleva "la morte della vittima come esito possibile della propria condotta" o quantomeno si mostrava "indifferente rispetto all'evoluzione causale della propria azione". I giudici della Cassazione hanno confermato la condanna in via definitiva a 6 anni e 8 mesi per il ragazzo all'epoca 18enne che il 6 febbraio 2024 accoltellò un 16enne davanti alla scuola di Pieve Emanuele (Milano). Tentato omicidio, porto di coltello e minaccia aggravata. L'intenzione era uccidere, per i giudici: prima le minacce, poi due coltellate. Una alla gola, che non l'ha colpito, l'altra alla coscia destra, che lo ha trafitto. Il 16enne, nonostante sanguinasse copiosamente, è sopravvissuto.
La causa dell'aggressione sarebbe stata la gelosia per una ragazza: lo scontro sarebbe nato con uno scambio di messaggi tra i due, insulti e minacce di morte, quindi la sfida lanciata. Poi l'assalto con una lama da dieci centimetri. L'aggressore era stato trovato poco dopo, non molto distante, con gli abiti imbrattati di sangue.
La difesa dell'imputato aveva presentato nel ricorso alla Corte Suprema la derubricazione del reato in lesioni personali. Secondo il suo avvocato, l'accoltellatore pur essendo in una posizione di "dominio" avrebbe agito in un contesto di "minacce reciproche e di conflittualità precedenti". L'intenzione di uccidere non c'era per la difesa. È stato contestato anche l'aggravante per i futili motivi, spiegando che l'allora diciottenne era convito che "l'amica fosse vittima di un bullo". Avrebbe agito quindi per porre fine a quelle "angherie sui social", seppur con un "linguaggio aggressivo". Dopo gli insulti lo avrebbe accoltellato perché era "determinato ad affrontarlo e a fargli capire che doveva smettere di molestare la ragazza".
Una tesi che però è stata respinta dalla Cassazione, che ha confermato il tentato omicidio. Sono stati tenuti in considerazione entrambi i fendenti: quello mancato alla gola e quello andato a segno alla coscia. Sui futili motivi i giudici hanno nuovamente respinto. La gelosia, considerata come "espressione della volontà di possesso di una persona", è stata l'occasione di colpire il 16enne, visto come un ostacolo "tra lui e la persona da possedere". L'aggressione è stata giudicata "palesemente sproporzionata": rispetto al movente, alle modalità utilizzate, al contesto e all'eta dei protagonisti. La reazione è stata considerata "morbosa" e "possessiva" anche alla luce delle dichiarazioni della ragazzina, che ha negato qualsiasi legame affettivo con l'aggressore.