La terapia intensiva dell’Ospedale di Circolo di Varese (AP Photo/Luca Bruno)
in foto: La terapia intensiva dell’Ospedale di Circolo di Varese (AP Photo/Luca Bruno)

"Abbiamo fatto uno sforzo epocale. Ora siamo come un sollevatore di peso che ha il bilanciere sopra la testa. Il grosso della fatica è fatto, ma bisogna tenere la posizione". La scorsa settimana l'Asst dei Sette Laghi, che copre buona parte del territorio della provincia di Varese,  ha toccato un picco di 640 pazienti Covid nei suoi sette ospedali, su circa mille posti complessivi disponibili. Numeri da record: nessuna azienda sanitaria italiana è stata sottoposta a uno sforzo del genere.

A Varese il record di ricoveri per Covid

Perché Varese, nella seconda ondata della pandemia, è sotto attacco del virus esattamente come Bergamo la scorsa primavera. Centro dell'emergenza è l'ospedale di Circolo di Varese, dove si sono concentrati la maggior parte dei casi gravi di Coronavirus. E la maggior parte degli sforzi di medici, infermieri e sanitari che da settimane lavorano senza sosta. Ora però finalmente qualcosa sta cambiando.

"Sforzo epocale per curare tutti ed evitare il caos"

"Siamo arrivati a 640 pazienti la settimana scorsa, siamo stati l'ospedale italiano con più ricoverati", spiega a Fanpage.it un portavoce del nosocomio. "Siamo arrivati al massimo sforzo possibile senza mai finire nel caos: senza chiudere ambulatori essenziali, senza code al pronto soccorso o pazienti sbarellati a terra. Di questo siamo particolarmente orgogliosi". Grazie a uno sforzo titanico del personale – ancora più significativo se si pensa che il Circolo ha dovuto mandare un contingente per gestire un padiglione di terapia intensiva alla Fiera di Milano – da alcuni giorni il contatore dei ricoveri ha smesso di salire.

Raggiunto equilibrio tra ingressi e dimissioni: i ricoverati sono in calo

"A quota 640 siamo finalmente riusciti a raggiungere l'equilibrio tra ingressi e dimissioni. Da allora la situazione ha iniziato lentamente a migliorare: i ricoveri sono diminuiti, prima molto lentamente e ora in modo più incisivo": questo il bilancio degli ultimi giorni. Così finalmente gli ingressi al pronto soccorso di pazienti Covid sono stati superati dalle dimissioni. "Siamo in fase di leggera discesa: lunedì 23 novembre ricoverati sono 570. È un numero ancora da record, ma in netto calo dalla scorsa settimana".

Ogni giorno 18mila litri di ossigeno consumati

È ancora presto per cantare vittoria, ma un primo sospiro di sollievo si può tirare nella struttura, che nei giorni scorsi se l'è davvero vista brutta. Lo confermano i numeri: al Circolo 450 persone, di 48 in terapia intensive e 100 con casco Cpap. Nel momento di picco il consumo di ossigeno giornaliero pari a 18mila litri (in condizioni normali si parla di 15mila a settimana). "Sono cifre che danno l'idea di quello che è capitato da noi – è il commento -. Siamo molto orgogliosi di aver saputo resistere. Speriamo però di non dover ripetere lo sforzo e che questo sia davvero inizio della discesa".

"Siamo stati più veloci del virus"

La svolta è arrivata grazie alla possibilità di spostare pazienti negli ospedali delle province meno colpite. Ma se qui non si è mai arrivati al collasso è grazie agli sforzi del personale – con turni di 12 ore per tutti, mentre circa 400 dipendenti sono stati assenti perché contagiati su 5mila totali a fronte di circa 500 assunzioni da inizio anno – e dell'azienda. "Avevamo un piano d'azione modulare, prevedeva di convertire reparti avendo sempre margine di vantaggio sulle necessità", spiega ancora il portavoce della Asst. "Siamo riusciti a essere sempre più veloci del virus e non siamo arrivati al punto di saturazione massima".

Attività ridotta con priorità all'oncologia

I sacrifici ci sono stati, ma senza arrivare alla paralisi come avvenuto in primavera negli ospedali più in crisi. L'attività ambulatoriale è scesa all'80 per cento rispetto all'ordinario. Ridotta l'attività chirurgica programmata, mantenendo la priorità per l'oncologia. Prima del Covid la media era di 5,8 interventi chirurgici oncologici al giorno, durante la crisi ne sono stati fatti 5 al giorno, usando sedi periferiche.

I primo 40 letti riconvertiti per pazienti non Covid

Se il contagio continuerà a scendere e il posti letto a liberarsi, le priorità sono ora recuperare l'attività chirurgica sospesa e riprendere il prima possibile a turni di lavoro ordinari. Proprio lunedì, a dimostrazione di una situazione in evoluzione positiva, 20 letti sono stati riconvertiti per pazienti non Covid ad Angera e altrettanti a Luino.