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A Milano 90 ragazzini costretti a dormire in strada nonostante il freddo: “Questa città è inospitale”

Sono novanta i minori stranieri non accompagnati, che l’associazione Naga ha intercettato, che sono costretti a dormire per strada a Milano: “La città può e deve dimostrare di essere ospitale non solo per coloro che arrivano per “eventi”, ha spiegato l’associazione.
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A cura di Ilaria Quattrone
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Sono novanta i minori stranieri non accompagnati, che sono stati rintracciati a ottobre dall'associazione Naga, costretti a dormire nelle strade di Milano. Di questi oltre quattrocento sono adulti. "Sono uomini, donne, famiglie con bambini piccoli, adolescenti soli", scrive l'Associazione.

Si tratta di persone che sono arrivate in Italia dopo aver subito tante violenze. Arrivano dall'Afghanistan, Iran, Marocco, Nigeria, Pakistan, Tunisia, Egitto, Eritrea, Etiopia, Sudan o Somalia. Spesso, però, non trovano posti nelle comunità e finiscono così in strada, assistiti solo dalle associazioni che lavorano sul territorio.

"Nel solo mese di ottobre sono state accolte fuori dal circuito istituzionale dell'accoglienza quasi 15o persone, ma almeno 550 sono quelle che hanno dovuto passare la notte all'addiaccio", scrive ancora Naga. Questo non fa altro che peggiorare le condizioni fisiche e mentali "in una città che sta diventando sempre più inospitale e che rende irrisori gli sforzi delle associazioni, che non possono che offrire pasti caldi, visite mediche, indumenti puliti, sacchi a pelo e coperte termiche".

L'associazione spiega che fino al mese di settembre in via San Marco c'era una struttura, dedicata proprio alle persone che sono di "passaggio" a Milano, che aveva trenta posti che poi sono stati ridotti a venticinque. La struttura è stata chiusa per lavori di ristrutturazione. Naga denuncia che, dopo oltre due mesi, non è stata ancora riaperta: riaprirà forse a dicembre.

Tra i 550 stranieri assistiti, novanta sono minori stranieri non accompagnati che hanno tra i 14 e i 17 anni. "Li incontriamo quasi sempre di sera, quando i servizi per minori sono chiusi e ci viene detto di accompagnarli la mattina dopo".

"L’indomani però molti verranno poi invitati a ripresentarsi il giorno dopo, o a tentare la sorte in altre città, naturalmente sempre senza alcun accompagnamento. Impossibile affidarli alla Forze di Pubblica Sicurezza come vorrebbe la legge: Polizia, Carabinieri, Vigili dichiarano di non avere spazi idonei".

Naga ha poi spiegato che a metà dicembre parteciperà a un incontro con l'assessore ai Servizi Sociali Lamberto Bertolè e la Responsabile dell'Unità Politiche per l'Inclusone e l'Immigrazione: "Abbiamo ovviamente raccolto l’invito, ma ci domandiamo quali concrete azioni il Comune intende intraprendere. A Milano esistono spazi e risorse per l’accoglienza, anche se alcuni sono da ristrutturare, tra cui alcuni sottratti alle mafie, mentre altri sono solo in attesa di assegnazione. La città dunque può e deve dimostrare di essere ospitale non solo per coloro che arrivano per “eventi".

"Il continuo rimpallo di responsabilità tra Comune, Questura e Prefettura rende questa situazione intollerabile e denota l’assenza di politiche pubbliche basate su dati di realtà. Le cittadine e i cittadini e le associazioni che si occupano di minori non accompagnati e di persone migranti in transito necessitano di Istituzioni credibili".

Da qui la richiesta rivolta al Comune di Milano e non solo "di assicurare in tempi celeri un contesto dignitoso e sicuro, con personale competente, alle persone migranti, alle famiglie con bambini piccoli e agli adolescenti soli; un luogo in cui possano restare per il tempo necessario ad orientarsi, curarsi e definire un proprio progetto di vita".

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