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Migranti, Medici Senza Frontiere denuncia: “Il 70% non ha accesso a cure mediche”

Negli ultimi due anni Medici Senza Frontiere ha seguito un programma di orientamento ai servizi sanitari pubblici per i residenti dell’Ex Moi di Torino. Gli abitanti degli insediamenti informali sono uomini, donne e bambini che vivono in condizioni estreme senza richiedere l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Da più di due anni Medici Senza Frontiere ha avviato un programma di orientamento ai servizi sanitari pubblici per i residenti dell'Ex Moi di Torino, principalmente rifugiati e richiedenti asilo. Il complesso di edifici, di recente al centro della cronaca per la questione sgomberi, è uno degli insediamenti informali più grandi d'Italia: si tratta di alloggi di fortuna per chi è uscito dal circuito dell'accoglienza. Nel 2013 circa un migliaio di persone, proveniente principalmente da Africa Sub-Sahariana e Somalia, occuparono quattro palazzine del villaggio costruito per le Olimpiadi invernali del 2006. Negli insediamenti informali si trovano richiedenti asilo in attesa di un posto in un centro di accoglienza o persone a cui l'accoglienza è stata revocata, migranti in cerca di protezione umanitaria in Italia o in un altro Paese europeo, fermati alla frontiera. Sono almeno 10.000 tra uomini, donne e bambini, persone quasi invisibili che vivono in condizioni estreme, in aree industriali dismesse, baraccopoli, sulle rive dei fiumi, spesso senza acqua potabile ed elettricità. Nonostante il Sistema Sanitario Nazionale consenta loro l'acceso alle cure, più del 70% non è iscritto, né ha il medico di famiglia o il pediatra, nel caso dei minori.

Le barriere che impediscono di accedere ai servizi sanitari, secondo MSF, sono molte, a partire dalla "complessità delle procedure amministrative", ma anche "la non conoscenza delle norme" da parte degli utenti e del personale dei servizi. Ci sono poi le "barriere di carattere linguistico e l’isolamento di migranti e rifugiati che si ritrovano a vivere in aree sempre più marginali". Il risultato, conclude il rapporto, è che "la possibilità di accesso di tale popolazione al SSN è sempre più ridotta ai presidi di pronto soccorso ospedalieri".

Dalla fine 2016 MSF ha orientato "469 persone, di cui 40 donne e 14 minori. Il 74% è risultato non iscritto al SSN e l’82% privo di medico di famiglia o pediatra di libera scelta al momento del primo contatto. Gli accompagnamenti sono stati 355, dei quali il 49% verso servizi sanitari", scrive l'associazione nel rapporto "Inclusi gli Esclusi", che riassume questi due anni di lavoro all'Ex Moi.

Inoltre da novembre del 2017 Medici Senza Frontiere ha iniziato a collaborare con ASL "Città di Torino", stipulando un accordo che prevede che due residenti dell'ex villaggio olimpico siano impiegati come mediatori interculturali, in appoggio al personale amministrativo. Grazie al progetto, conclude il report, "i tempi per finalizzare l’iscrizione al SSN degli abitanti dell’Ex Moi attraverso la residenza virtuale si sono ridotti da due mesi all’inizio del 2017, all'attuale settimana".

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