Il capitano della nave dell'ong tedesca Lifeline, che l'anno scorso aveva salvato oltre 230 migranti nel Mediterraneo, è stato condannato a Malta ad una pena pecuniaria di 10mila euro. Una somma, come precisato dai portavoce dell'organizzazione umanitaria di Dresda, che il capitano Claus-Peter Reisch dovrà devolvere a organizzazioni di volontariato locali. Ecco i fatti: il 21 giugno 2018 la nave Lifeline, che in quel momento batteva bandiera olandese, aveva salvato oltre 230 profughi al largo della costa libica. Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli le aveva intimato di attraccare a Malta, pena il sequestro: "Se la nave ong Lifeline non andasse verso il porto di Malta, cosa che dovrebbe e deve fare per il senso di umanità e per il rispetto del diritto del mare, verrà immediatamente sequestrata", aveva detto, mentre la nave carica di profughi era ancora in attesa di un porto sicuro. C'erano in tutto 239 persone, compreso l'equipaggio, a bordo di un'imbarcazione con una capienza di 50 persone.

La Valletta aveva però negato di essere stata coinvolta formalmente nella vicenda. Dopo il salvataggio alla nave venne negato l'attracco a Malta, finché diversi Paesi europei non acconsentirono ad accogliere i migranti. Il ministro dei Trasporti penstastellato aveva presa per buona una nota del governo olandese, secondo cui la Lifeline era una nave "fantasma, apolide", non essendo registrata nei registri navali olandesi. Un tribunale a La Valletta ha dato ragione all'Olanda, precisando che la nave aveva viaggiato nelle acque maltesi senza le registrazioni a norma di legge. Alex Steier, il portavoce della Lifeline, ha ribadito l'innocenza del capitano e ha annunciato che ricorrerà in appello: "È chiaro che si tratta di un verdetto politico, che non ha niente a che vedere con il diritto". L'imbarcazione è ancora sotto sequestro.