Per Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico, la manovra varata dal Senato e che ora dovrà essere discussa alla Camera è una “follia” che “rischia di farci andare contro un muro”. Calenda, da poco esponente del Pd, non risparmia inoltre un attacco ai due vicepresidenti del Consiglio: “Si vede che Di Maio e Salvini non hanno mai lavorato in vita loro e non hanno alcuna esperienza di governo”. Un giudizio netto, quello di Calenda, che in un’intervista a La Stampa spiega quali sono le misure che ritiene peggiori di questa legge di Bilancio: “I tagli agli investimenti – risponde –. La manovra taglia tutto, specie al Sud, in favore di due simulacri, quota cento e reddito, ridotti a costose bandierine senza contenuto, in rapporto uno a quattro rispetto a come erano stati annunciati. E poi con quelle clausole di 23 miliardi sull'Iva costruiscono un'ipoteca di enormi proporzioni sulle prossime due manovre, tradendo la volontà di andare al voto dopo le Europee”.

Calenda parla anche delle imprese e di come vengano toccate dalla manovra: “Imprese più tassate, tagliata industria 4.0 e niente per la scuola. Prevedo altri sacrifici in arrivo in primavera”. Tanto che per l’ex ministro l’unico pregio della manovra è quello di aver evitato la procedura d’infrazione dell’Ue, “per ora”. Ipotecando, però, “le prossime manovre e scaricando il problema su chi verrà dopo”. Altro problema sottolineato da Calenda è quello della crescita che “andrà a zero”. Le coperture, inoltre, “sono fragili: se non si riescono a fare le dismissioni promesse e i tagli alla spesa, vedo il rischio di una manovra correttiva in primavera”.

E non risparmia un altro attacco al governo e ai suoi esponenti: “Hanno fatto i bulli per il 2,4% facendo impennare lo spread, ributtando l'Italia indietro, bloccando gli investimenti e perdendo 96mila posti di lavoro, per poi farsi infliggere condizioni capestro”. Calenda ribadisce la sua volontà di “cercare di costruire un grande fronte democratico”, ma secondo lui c’è “la tentazione del Pd di tornare indietro, arroccarsi e magari negoziare un'alleanza con M5s. Zingaretti ha smentito e gli credo ma occorre un progetto ampio che non chiuda il Pd in un perimetro ristretto e perdente”.