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Al cospetto delle opere di Luigi Ontani lo stupore è garantito. Entusiasti o urtati, divertiti o disturbati, abbagliati, sconcertati: di fronte all’esuberanza di uno stile così chiassoso e vivace, non si rimane certo indifferenti.

Maschera

La mostra allestita nelle sale del Museo Andersen (raccontata in un articolo precedente), che sta presentando al pubblico una selezione interessantissima della varia produzione ontaniana, ci offre l’occasione per una riflessione sulle modalità di lettura dell’opera di questo eccentrico artista, un’opera che, sebbene a prima vista fin troppo leggera e d’impatto, nasconde, oltre la sua apparenza volutamente frivola, un’attentissima architettura di significati.

La cultura di Luigi Ontani è infinitamente vasta: nato negli anni ’40 in provincia di Bologna, appena ventenne si presenta al mondo dell’arte in maniera personalissima, lasciandosi influenzare solo parzialmente dalle tendenze artistiche di quel momento. L’Arte Povera, l’Arte Concettuale, la Body Art diventano per il giovane Luigi solo alcune della tante fonti da cui trarre ispirazione per le sue azioni e meditazioni artistiche, dove maggiore influenza sembrano avere la letteratura, la poesia, la mitologia, le tradizioni popolari, l’arte antica e gli innumerevoli elementi culturali di matrice orientale, assimilati durante i frequenti viaggi in India. È sulla base di questa cultura così ampia e sfaccettata che nascono le opere di Ontani, bizzarre certo, come il suo modo di vestire con abiti sgargianti e stivaletti di pitone, ma comunque frutto di profonda erudizione.

LeonarDio

Lo stile ridondante è così eccessivo da sembrare aggressivo; la luccicanza, l’uso di materiali preziosi, di colori vistosi sono quasi barocchi. Nasce un teatro di sculture scintillanti, di erme bifronti, di maschere musicali colorate, di figure quasi mitologiche, ibride, nate da innesti tra umano e animale. Ancor più teatrali sono le gigantografie dell’artista nei panni di antiche divinità o i tableaux vivants con la messinscena di opere d’arte del passato, dove è evidente l’istrionismo dell'artista che lo porta ad apparire in prima persona in un gran numero di opere, siano esse performance o sculture. Tutto questo sembrerebbe il gioco divertito di un narciso, preso dal desiderio di sorprendere con immagini forti, sempre velate di una non troppo sottile ironia.

Erma

Eppure l’arte di Ontani è molto più del sorriso che suscita di primo acchito. Lo spirito con cui produce le proprie immagini è insieme ironico e serioso, giocoso e drammatico, sacro e profano. Ogni opera, seppur bizzarra o licenziosa, porta con sé una miriade di dettagli che, ad un accurato studio, si rivelano riferimenti sapienti alle culture più diverse. Per quanto si tenti di trovare una lettura univoca dell’opera ontaniana, ci si scontra sempre con un’ambiguità irrisolta: per comprendere l’arte di Ontani bisogna quindi cedere a questa ambiguità e adottare una prospettiva ibrida, la stessa che guida le azioni e le opere dell’artista.

Quello di Ontani è un “viaggio esistenziale estetico”, come dichiara lui stesso: è una ricerca del tutto personale attuata attraverso l’arte, una ricerca che lo porta a viaggiare idealmente in tempi e spazi altri, remoti, esotici o immaginari, nel tentativo di trovare un "altrove" dove evadere la quotidianità. E così rivive il passato, la storia dell’arte antica, le leggende, i mondi immaginari, mettendo in scena i suoi tableaux vivants o ritraendosi, come una maschera, nelle figure storiche e mitologiche delle sue sculture. Tutto passa attraverso di lui, come in un viaggio d'identità, tutto porta il suo volto, non per puro narcisismo, ma perché rivivere è conoscere.

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