
Verso il voto del 22 e 23 marzo sul Referendum sulla Giustizia 2026: i cittadini sono chiamati a esprimersi sulla riforma della giustizia varata dal governo Meloni e dovranno votare Sì, se vogliono confermarla, e No se vogliono bocciarla. A pochi giorni dal voto, con un risultato decisamente in bilico, le forze schierate per il No chiuderanno oggi la loro campagna elettorale con un evento a Roma. I leader politici si lanciano negli ultimi sforzi mediatici e giri di interviste: ha suscitato un certo dibattito anche la scelta di Giorgia Meloni di partecipare al podcast di Fedez e Mister Marra.
Se passa la riforma Nordio il Csm si sdoppia: il costituzionalista Curreri spiega cosa significa
Se passasse il Sì al referendum sulla Giustizia il Consiglio Superiore della Magistratura, l'organo di autogoverno dei magistrati, si sdoppierebbe: avremmo il Consiglio superiore della magistratura giudicante per i giudici e il Consiglio superiore della magistratura requirente per i pubblici ministeri. Per capire cosa cambia nel concreto abbiamo intervistato il costituzionalista Curreri. "Se dovesse passare il Sì alla riforma, tutti i provvedimenti riguardanti le carriere dei magistrati, le assegnazioni degli uffici, le assunzioni, i trasferimenti, che oggi vengono presi da un unico Csm – tranne la responsabilità disciplinare che andrebbe all'Alta corte – verranno presi da due Csm diversi. Uno sarà composto in prevalenza da giudici, oltre ai membri che verranno eletti dal Parlamento in seduta comune, e uno in prevalenza composto dai pubblici ministeri. Quindi il risultato è che se passa la riforma, non sarà più possibile che i rappresentanti dei pubblici ministeri decidano sulle carriere dei giudici e viceversa", ha spiegato il professore a Fanpage.it.
Cosa dicono gli ultimi sondaggi sui risultati del voto
La legge italiana impone che, nelle ultime due settimane prima di una votazione, non si possano pubblicare nuovi sondaggi. Per questo, da circa dieci giorni non vengono diffuse nuove rilevazioni che stimano l'andamento del Sì e del No. Tutto ciò che si può dire è che, prima dello stop alle pubblicazioni, le ultime rilevazioni mostravano un sostanziale equilibrio tra i due schieramenti. Molte analisi davano il No il vantaggio con un'affluenza bassa (sotto il 50%) e, al contrario, il Sì avanti con un numero maggiore di votanti.
Cos'è un referendum costituzionale
Un referendum costituzionale scatta quando il Parlamento non riesce ad approvare una riforma della Costituzione con un'ampia maggioranza. Se la riforma della giustizia avesse ricevuto, alla Camera e al Senato, un numero di voti a favore pari ai due terzi del totale, non ci sarebbe stato bisogno di un referendum. Tuttavia, così non è stato. Visto che le riforme costituzionali sono una materia molto delicata la Costituzione stabilisce che, se i parlamentari non riescono a trovare una quadra che metta d'accordo quasi tutti, la parola passi al popolo. Per questo saranno i cittadini ad avere l'ultima parola sulla riforma della giustizia.
Non è previsto il quorum al Referendum sulla Giustizia 2026
Il referendum sulla giustizia 2026 non è un referendum abrogativo, ovvero una di quelle votazioni che servono per cancellare una legge già in vigore, ma un referendum costituzionale. La differenza cruciale è che in un referendum costituzionale non c'è il quorum. Qualunque sia l'affluenza, il risultato sarà valido: se ci sono più No la riforma sarà respinta, se ci sono più Sì sarà definitivamente in vigore, a prescindere da quante persone sono andate a votare.
Si vota domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo
I seggi apriranno domenica 22 marzo 2026 alle ore 7 di mattina e resteranno aperti fino alle ore 23. Si potrà votare anche lunedì 23 marzo: in quel caso i seggi saranno aperti dalle 7, ma chiuderanno alle ore 15. Dopodiché, le urne saranno definitivamente chiuse. Conosceremo il risultato entro la serata di lunedì.
Referendum sulla Giustizia 2026, le ultime news in diretta verso il voto del 22 e 23 marzo
Sono gli ultimi giorni prima del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. Oggi l'attenzione si concentra sulla campagna del No, che svolge il suo evento conclusivo a piazza del Popolo a Roma. Sul palco ci saranno tutte le forze schierate contro la riforma: l'Associazione nazionale magistrati, la Cgil, ma anche i leader di partito come Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.