Il governo giallo-blu continua a ribadire che la riforma della legge sulla legittima difesa, normata dall'articolo 52 del codice penale, è nel programma di governo, ed è considerata una priorità. L'iter è già iniziato al Senato e il titolare del Viminale ha precisato che "non si parla assolutamente di liberalizzazione delle armi né di Far West". Ne abbiamo parlato con il fondatore di Possibile Pippo Civati.

C'è stata secondo lei una frenata del governo rispetto ai proclami della Lega? Viste le dichiarazioni di Conte e Toninelli.

Come molte cose che hanno messo nel contratto di governo, ci sono dei problemi di effettiva praticabilità della riforma. È del tutto evidente che anche spostare una virgola o cancellare un comma, provocano delle conseguenze, difficoltà che magari non si vedono in campagna elettorale. Ma è naturale che ci siano obiezioni e vengano fatti degli approfondimenti se si vogliono autorizzare i cittadini a sparare a chiunque si introduca nella loro proprietà. È facile fare le ‘sparate' (metaforiche in questo caso) alla Salvini. Solo che poi normarle è un'altra questione. C'è un'ovvia ragione di cautela, che si sta verificando anche per altri temi tipicamente grillini, come la Tap o gli F35. La realtà poi li ha rimessi con i piedi per terra.

Salvini ieri ha detto che non è interessato a liberalizzare il mercato delle armi…

Il ministro Salvini dopo che ha preso un po' di cantonate per ora mi sembra concentrato sulla ‘legittima difensiva', se mi passate il gioco di parole. La sua dichiarazione è una sconfessione totale rispetto a quello che lui va dicendo da anni. Ieri ha dichiarato che il suo modello non è quello americano ma quello svizzero. Ebbene in Svizzera metà della popolazione ha un'arma in casa. È il terzo Paese al Mondo per detenzione di armi per uso personale. L'intento di Matteo Salvini è chiaramente sempre stato quello di liberalizzare: il suo obiettivo è sempre stato quello di arrivare a una ‘difesa armata' più che di una legittima difesa. Per il M5S non può essere così. Basti pensare che nel 2015 Di Maio e Di Battista erano per il disarmo della popolazione, quindi avevano una posizione ideologicamente lontanissima da quella della Lega. E ieri Conte nell'intervista a Travaglio ha smentito Salvini. Il presidente del Consiglio si è definito ‘un pacifista', e anzi ritiene che possedere un'arma e tirarla fuori possa esporre un individuo a rischi maggiori. Mi pare un'opinione molto netta, che tra l'altro io condivido in pieno. Più armi ci sono in giro, minore è la sicurezza per i cittadini. Insomma Conte mi è parso in quest'intervista il premier di un governo che non conosce. Mi pare che stiano emergendo tutte le contraddizioni di quest'alleanza: il M5S ha un orientamento che cozza con quello della Lega. Spero che Conte e Bonafede facciano qualcosa di concreto, oltre alle parole.

Una delle proposte è stata presentata da FdI. Il principio alla base è che in casa la difesa è sempre legittima. Quali sono i rischi?

Quando dici ‘detassiamo le armi' e nello stesso tempo vuoi evitare che chi uccide una persona abbia delle complicazioni, si aprono degli scenari inquietanti. Se c'è un omicidio è ovvio che ci siano delle indagini da parte della polizia, perché la vita umana è superiore a qualsiasi altra cosa. Per non complicare la vita a chi ha sparato sostanzialmente secondo loro non andrebbe approfondita la dinamica della sparatoria. Ma ogni caso è differente, per cui è giusto che si esprima un giudice. Capisco che per i cittadini che devono passare attraverso i tre gradi di giudizio possa essere faticoso. Ma appunto, come ha detto lo stesso ministro della Giustizia Bonafede con intelligenza, bisogna fare qualcosa per accorciare eventualmente quell'iter. Alcune proposte di legge rischiano di superare addirittura il concetto di legittima difesa. In uno Stato di diritto non si può fa passare l'idea che un cittadino possa sparare a chiunque si trovi nella sua proprietà, senza conseguenze e soprattutto senza capire quali siano state le reali intenzioni di chi si è introdotto in una casa altrui.

Questa riforma non aprirebbe soltanto la strada a una maggiore facilità per le persone di procurarsi un'arma, ma ha delle ricadute politiche e culturali non banali. In Svizzera una volta terminato il servizio militare puoi far richiesta per tenere l'arma. E Salvini vuole introdurre la leva obbligatoria. E pensiamo a quante persone sarebbero disposte a far sei mesi di servizio militare per poi poter avere un'arma a disposizione. Ci sarebbe un'involuzione. Senza considerare che si chiede alle persone di difendersi da sole, sostituendosi allo Stato. A destra, oltre alla Lega e a FdI, esistono anche voci differenti, di chi vorrebbe per esempio armare solo chi sa davvero usare le armi.

Però il 39% degli italiani sarebbe favorevole all'introduzione di criteri meno stringenti sul porto d'armi. Cosa si può fare per rassicurarli?

Tutto questo fa parte del ‘pacchetto paura'. Noi sappiamo, i dati ce lo dicono, che questo non è un Paese violento come altri, in cui le statistiche su furti e rapine sono in calo da anni. La verità è che potremmo studiare meccanismi di sicurezza nelle zone più esposte molto diversi, prima di arrivare all'urgenza di armare le persone. La soluzione non è certo dare il porto d'armi per uso sportivo a persone che poi lo utilizzeranno nella vita quotidiana, perché questo non è legittimo. L'arma andrebbe lasciata al poligono, per scongiurare tragedie familiari. In un Paese emotivo come l'Italia, che enfatizza alcune questioni, come la sensazione di insicurezza diffusa, la risposta non è esacerbare, ma regolamentare. Quando si agitano certi mostri poi bisogna anche saperli gestire. Bisogna dare alle Forze dell'ordine strumenti adeguati: il governo dovrebbe spendere di più per il presidio delle nostre comunità, ma non nelle zone dove non serve. Ci vogliono appunto interventi selettivi. Di fronte a reti criminali e a organizzazioni più o meno strutturate, la politica, di concerto con le amministrazioni locali, deve essere in grado di isolare le situazioni più esposte e vulnerabili, e agire su quelle.

Salvini ha incontrato i rappresentati dei produttori di armi. Ma ha minimizzato, parlando di semplici incontri per raccogliere pareri. Dobbiamo preoccuparci?

Il ministro Salvini, prima di firmare il contratto di governo, il contratto lo ha firmato con i rappresentanti delle armi, quelle che Di Maio definirebbe lobbies. E lo ha fatto in pubblico, con un discorso in cui diceva ‘meno burocrazia per le armi e meno tasse per chi le compra', e per me questo equivale a liberalizzarle. Il problema è che non c'è nessuna preoccupazione rispetto all'uso di quel porto d'armi, sulla sua finalizzazione. Se il porto d'armi viene richiesto per difesa personale le norme devono essere più restrittive. L'episodio di Macerata, pur essendo fuori scala anche in un Paese così spaventato come il nostro, dimostra che se un uomo come Traini vuole procurarsi un'arma per sparare per strada ci mette poche settimane.