“Ormai è tutto finito, ho 64 anni sono malato, sono cambiato”. Queste le parole pronunciate da Cesare Battisti, arrivato ieri in Italia dopo la cattura in Bolivia e portato in Sardegna per scontare la sua pena, durante il colloquio con il direttore del carcere di Oristano. A riportare le parole dell’ex terrorista è il deputato sardo di Unidos Mauro Pili. “Mi dite in quale parte del mondo mi trovo?”, avrebbe anche chiesto l'ex Pac dicendo di non dichiararsi innocente “ma nemmeno mi accollo tutto ciò di cui mi accusano”. Cesare Battisti ha parlato con diversi agenti penitenziari ed è stato appunto a colloquio con il direttore del carcere. L'ex Pac è stato descritto come “apparentemente sereno” dagli agenti carcerari, anche se chi ha avuto occasione di parlare con i familiari del terrorista racconta la loro preoccupazione per la tenuta psicologica di Battisti, che sarebbe già “molto provato” dalla detenzione in Brasile e dall'ultimo mese di latitanza. In isolamento diurno per sei mesi, Cesare Battisti si trova in una cella della sezione AS2. Da quanto si apprende, per il momento ha la tv, l'occorrente per scrivere e poco altro che gli hanno fornito gli agenti carcerari. Come tutti i detenuti ha diritto a quattro ore di aria al giorno, da trascorrere da solo, e a lavorare se ne avrà occasione. Battisti è stato sottoposto alle visite mediche di routine, ha avuto un colloquio con l’educatore e stamane ha incontrato anche il suo avvocato Davide Steccanella, noto penalista milanese.

Il Garante: “Evitare spettacolarizzazione” – “Nei confronti di Battisti è stato eseguito un decreto di estradizione ed è stata compiuta una azione di giustizia doverosa da parte dello Stato, alla quale plaudo. Mi riservo poi di verificare, e di valutare un intervento, se ci siano stati elementi di spettacolarizzazione e se in sede istituzionale sia stato usato un linguaggio aderente alla Costituzione”, ha sottolineato all’Ansa il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, in merito alla gestione del rientro in Italia di Cesare Battisti e più in generale richiamando alla necessità che le istituzioni utilizzino “un linguaggio conforme alla Carta costituzionale”.