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Che bello fuggire dai compiti e dalle interrogazioni, svegliarsi tardi e ciondolare dal letto al divano…. Non fraintendeteci, crediamo che annoiarsi sia un'attività fondamentale per la crescita e lo sviluppo dei ragazzi. Ma siamo proprio sicuri che a loro faccia bene trascorrere così le 12 settimane estive di chiusura scolastica? Nessuno vuole togliere il giusto riposo a studenti e insegnanti. Ma molti genitori non sono affatto convinti che l'ozio prolungato sia salutare e infatti alcuni accetterebbero di buon grado vedere impegnati i propri figli in qualche lavoretto estivo già prima dei 16 anni, età minima in Italia per iniziare a lavorare (ora il generale Vannacci vorrebbe riportare il libretto di lavoro a 14 anni, ma questa è un'altra storia).

Stare per troppo tempo fermi, lontani dai libri, soprattutto in assenza di altri stimoli culturali, provoca nei bambini anche un fenomeno che si chiama summer learning loss, cioè una perdita di competenze acquisite durante l'anno scolastico. Quando parliamo di sperimentazioni per cambiare calendario scolastico, per modificarlo adattandolo anche alle esigenze del lavoro dei genitori, dobbiamo anche tenere presente che la lunga pausa di tre mesi spesso è un detonatore di diseguaglianze sociali.

IL TEMA DEL GIORNO

I divari si accentuano proprio durante le vacanze: tre mesi di stop sono terreno fertile per le ingiustizie sociali

C'è chi può riempire le vacanze scolastiche con sport, viaggi, incontri, occasioni di crescita culturale. E chi invece rimarrà semplicemente a casa, senza avere l'opportunità di occupare quelle settimane con esperienze arricchenti, come visitare nuovi luoghi e conoscere culture diverse. Nelle famiglie più benestanti, in cui magari ci sono anche nonni disponibili e in salute, i ragazzi potranno impiegare il periodo compreso tra la fine delle lezioni e la campanella di settembre con attività educative all'aperto, al mare o in montagna. Nei ceti più bassi questo molto probabilmente non avverrà e i ragazzi si dovranno accontentare di passare il tempo libero in città sempre più calde, magari chiusi nella loro cameretta con uno smartphone in mano o davanti alla tv. Una volta tornati in classe gli studenti che appartengono a contesti socio-economici più svantaggiati si troveranno a confrontarsi con coetanei che magari hanno avuto accesso ad esperienze formative di qualità. E così il divario sociale ed educativo si accentua, proprio in un'età che dovrebbe essere cruciale per costruire le basi della propria autostima e per scoprire le proprie inclinazioni e capacità.

Di revisione del calendario scolastico, con una contrazione della pausa estiva e una redistribuzione dei giorni di vacanza durante l'anno, si continua a discutere. Anche perché lo stop dalla scuola – considerato ormai anacronistico perché un tempo legato al ciclo del grano – non coincide mai con le ferie dei genitori, che non possono quasi mai permettersi di interrompere il lavoro per un periodo così lungo. C'è un totale disallineamento tra tempo del lavoro e tempo della scuola. E questo è problematico non solo perché i genitori in molti casi da soli non ce la fanno, e devono destreggiarsi tra costose baby sitter, centri estivi con tariffe salatissime e reti sociali slabbrate, ma anche perché i ragazzi sono i primi a essere penalizzati. Qualche mese fa era stata l'ex ministra del Turismo Santanchè a porre il tema, per rispondere all'esigenza di ‘destagionalizzare' il turismo, che in Italia conosce principalmente due picchi, quello delle vacanze natalizie e quello delle ferie d'agosto: l'obiettivo della proposta era sincronizzare le nostre pause con quelle del resto d'Europa ed evitare il sovraffollamento dell'alta stagione.

Le semplificazioni rischiano però di essere fuorvianti. In Italia resta comunque il problema delle aule scolastiche non attrezzate per le alte temperature, che non è di poco conto se si considera che da fine maggio a settembre inoltrato il caldo morde da Nord a Sud. Eppure alcune sperimentazioni stanno giù partendo. A esempio in Emilia-Romagna è prevista da quest'anno l'apertura anticipata delle scuole primarie: dal 31 agosto al 14 settembre, prima dell'inizio ufficiale delle lezioni il 15 settembre, oltre 40 Comuni della Regione offriranno attività extrascolastiche gratuite o agevolate per i bambini dai 6 agli 11 anni. Un supporto concreto per aiutare le famiglie a conciliare i tempo di vita e lavoro. Vedremo se la Regione riuscirà a fare da apripista.

Ma in ogni caso il tema delle vacanze estive e del tempo libero di bambini e bambine non può essere scaricato solo sulle famiglie. Deve essere preso in carico dalle istituzioni, con un piano dettagliato. Accettare che estate dopo estate si continuino ad alimentare le diseguaglianze significa dichiarare la nostra sconfitta come società e come comunità educante.

L'APPROFONDIMENTO

WeWorld e MammeDiMerda insieme con la petizione "Ristudiamo il calendario": "Scuole aperte a giugno e luglio per aiutare i genitori lavoratori"

Con una pausa scolastica di 12-14 settimane – da inizio giugno ad almeno metà settembre -, che è tra le più lunghe d’Europa, milioni di famiglie italiane si trovano ogni anno a fare i conti con la difficile conciliazione tra lavoro e cura, mentre per molti bambini e adolescenti si interrompono opportunità educative, relazionali e di crescita fondamentali. Da qui, la petizione lanciata da WeWorld, organizzazione umanitaria attiva in oltre 20 Paesi, e MammediMerda, arrivata anche in Senato dopo aver raccolto oltre 70mila firme, titolata "Ristudiamo il calendario", per costruire una scuola più equa e democratica, inclusiva e vicina alle esigenze di studenti e studentesse e delle famiglie.

Ne abbiamo parlato con Greta Nicolini di WeWorld, che ci ha spiegato che l'obiettivo principale di questa petizione è "non solo quello di ripensare il calendario scolastico, tenendo aperti gli istituti anche a giugno e a luglio, ma di iniziare a costruire una scuola che metta davvero al centro i ragazzi e le ragazze", i quali spesso d'estate vengono lasciati a loro stessi mentre i genitori sono a lavoro. "Questo favorirebbe la possibilità di mantenere le relazioni dei ragazzi e delle ragazze". Per non parlare delle spese altissime che devono affrontare le famiglie per i centri estivi, per cui chi non se lo può permettere lascia i propri figli spesso abbandonati a se stessi stessi.

"Nei nostri quartieri ci sono tantissimi genitori che hanno dei lavori che li costringono a restare fuori casa molto tempo – ha continuato -. Non tutti hanno il privilegio di poter adottare lo smart working e quindi sono costretti a trovare situazioni di emergenza o lasciare i ragazzi, i bambini e le bambine affidati a fratelli maggiori. Non prendersi in carico questo problema significa chiudere gli occhi di fronte a una situazione che non è più quella degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Oggi, la maggior parte delle famiglie ha genitori che lavorano entrambi e questo è un fatto che non si può non prendere in considerazione".

Ma come mettere in pratica tutto questo? "Nel nostro disegno – ha precisato Nicolini – rimodulare il calendario scolastico non significa che i docenti avranno meno ferie, ma che saranno spalmate in maniera diversa. Ci si dovrebbe anche affidare al terzo settore. Noi non chiediamo agli insegnanti di andare a scuola a luglio, chiediamo che siano le scuole a essere disponibili a fare attività con i ragazzi e le ragazze della comunità. Ovviamente, si dovrebbe anche investire sull'edilizia scolastica, in modo che gli istituti possano essere refrigerati e accoglienti anche nei mesi più caldi dell'anno. In questo modo, si lascerebbe ai genitori solo l'organizzazione di un mese di vacanza, che è ben diverso dal dover gestire le più lunghe d'Europa".

A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi

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