E adesso vedrete che esulteranno anche per questo, ricomincerà la solfa del governo che ha già fatto più di quegli altri e in molti esulteranno per Salvini che mantiene le promesse. Oberato dalla propaganda facile e becera con cui continua ad agitare i social il ministro dell'Interno Salvini oggi si arrampica su una circolare di raccomandazione che finge di chiedere di rispettare la legge (la sua dichiarazione "nessun asilo a chi non ha diritto" vale più o meno a un "ci si bagna quando piove" scritto su carta intestata) ma in realtà serve a sdoganare il pugno duro contro i migranti in barba alle leggi internazionali e italiane che il ministro dovrebbe rappresentare.

Le forme di protezione internazionale, anche se Salvini finge di non saperlo, non sono atti di generosità che dipendono dal buon cuore delle Prefetture e delle Commissioni per il diritto d'asilo ma sono stabilite dalla legge italiana, dalla Convenzione di Ginevra e dal diritto internazionale. Chiedere rapidità meno permessi è un giro di vite che non ha niente a che fare con la politica, ancora una volta. Se Salvini ha il nerbo di volere mettere in discussione le regole delle forme di protezione deve avere il coraggio (e la faccia) di cambiare le regole nei luoghi della politica, lì dove non basta ripetere la bufala del sono tutti clandestini e dove non basta un tweet sorridente per lanciare l'ennesima proclama. Dare una stretta amministrativa e rivenderla come intervento legislativo è fuffa. Ancora una volta.

È indicativo però come il governo insista sulla favola della chiusura dei porti facendo leva sui vulnerabili. Forti con i deboli e deboli con i forti, come nelle peggiori tradizioni. "Il mio scopo è che non arrivi più un solo barcone", ha dichiarato il ministro dell'interno in conferenza stampa e il messaggio non poteva essere più chiaro: applicare un po' di terrorismo sull'accettazione delle richieste di protezione è la via più semplice (e più vigliacca) per non affrontare il problema sul tavolo politico. Ancora una volta però la comunicazione, in termini di propaganda, funziona: non servirà ricordare che già oggi il 58% delle domande viene regolarmente respinto (il "ce li teniamo tutti" è un'enorme bugia) e non servirà nemmeno insistere nel raccontare che le ONG (i cosiddetti taxi del mare) si occupano solo del 18% dei trasbordi (mentre Guardia Costiera, Marina Militare e Guardia di Finanza coprono circa il 50%).

Il messaggio di Salvini è una truffa: fingendo di chiedere di applicare la legge (ma non dicendoci quando e come ci siano state irregolarità) in sostanza concede lo spazio per sacrificarla in nome della velocità e della solita farsa della sicurezza.

E anche oggi non facendo nulla di sostanziale può pregiarsi di avere lavorato per noi.