Nella municipalità di Favaro Veneto (Venezia) c’è una bimba di anni senza identità. Sul documento non è stato possibile scrivere i nomi di ‘padre' e ‘madre', perché la piccola ha una madre biologica che è legata ad un'altra donna. Stando al decreto ministeriale voluto dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini (e controfirmato dai colleghi della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, e dell’Economia, Giovanni Tria), da aprile infatti non è più possibile indicare "genitore o chi ne fa le veci", ma solo "padre" o "madre". “Lo scorso mese – spiega la madre biologica a Il Corriere del Veneto – abbiamo chiesto che le fosse rilasciata la carta d'identità e abbiamo subito intuito che non sarebbe stato semplice. Gli impiegati dell'Anagrafe, si sono dimostrati collaborativi, hanno chiesto chiarimenti, ma non sapevano come compilare i dati anagrafici. Inserire un nome palesemente femminile di fronte alla dicitura ‘padre', tanto voluta dal ministro Salvini, rischierebbe in fatti trasformare quel documento un falso”.

Nemmeno i legali della coppia sono riusciti a superare l’empasse e l'anagrafe ha preferito sospendere la pratica e chiedere come procedere direttamente al Viminale, ma la risposta a distanza di due settimane non è ancora arrivata. E nella stessa situazione rischiano di ritrovarsi in futuro anche gli altri figli delle famiglie LGBT, pur riconosciuti dalla sentenze dei tribunali. “Mi chiedo come lo Stato possa mettere in una simile condizioni di disparità dei bambini rispetto ai loro coetanei – conclude la madre biologica di Anna – perché è evidente che un simile documento potrebbe risultare sospetto, se non addirittura irregolare, e metterli in difficoltà. Il decreto Salvini discrimina mia figlia ma anche la mia compagna, che ovviamente non ha alcuna intenzione di apparire nella carta d’identità della nostra bambina sotto la voce “padre”. Spero solo che si esca al più presto da questo vicolo cieco”.