“L’obiettivo degli accusati di stupro in India era uccidere la vittima”

Secondo il rapporto stilato dall’accusa e giunto al tribunale di New Delhi, i sei sospettati dello stupro della studentessa indiana di fisioterapia avrebbero dato la caccia alla loro vittima intenzionati a ucciderla. Attualmente a processo ci sono cinque di loro perché il sesto ha detto di essere minorenne e sarà dunque giudicato da un altro tribunale. Secondo il dossier dell’accusa lungo più di 600 pagine i cinque uomini e il minorenne si sarebbero riuniti la sera dello stupro per ordire il loro terribile piano: volevano trovare una donna, quella che poi avrebbero attirato insieme al suo compagno sull’autobus. Nel documento dell’accusa vengono riportate le prove che incastrerebbero i sei sospettati, le confessioni, le testimonianze e i referti medici.
“Gli accusati hanno confessato a causa delle violenze subite dalla polizia” – Da parte loro i sospettati a processo si sono dichiarati non colpevoli e hanno parlato anche di confessioni estorte e di violenze da parte della polizia. Secondo l’accusa gli stupratori salirono sull’autobus che il presunto capo della banda, Ram Singh, aveva usato di giorno per trasportare i bambini a scuola, per trovare la loro vittima. In strada c’era la studentessa che, col suo compagno, cercava un mezzo per tornare a casa, quel che è accaduto poi è storia nota, raccontata anche dall’amico della vittima. Secondo il dossier della polizia gli imputati si sono alternati alla guida, hanno violentato la donna che – tra le torture – ha anche lottato ed è riuscita a mordere i suoi aguzzini. Le loro ferite sono parte delle prove contro di loro.
"Gli stupratori cercarono di investirla dopo averla gettata dal bus" – La coppia è stata poi gettata dal mezzo in corsa, il guidatore avrebbe provato a investire la donna, salvata solo grazie al suo compagno. Successivamente Ram Singh avrebbe provato a pulire l’autobus per cancellare le prove dell’aggressione, anche bruciando i vestiti della giovane. La polizia ha arrestato Singh il giorno successivo la violenza dopo aver individuato l’autobus grazie alla telecamera di un hotel: l’uomo indossava ancora una maglietta sporca di sangue e, sotto interrogatorio, ha confessato facendo i nomi dei suoi complici. Se condannati i cinque rischiano la pena di morte per omicidio, ciò che appunto viene chiesto dall’accusa.