
Vivere insieme a un cane è una scelta che va valuta con molta attenzione e il giusto senso di responsabilità. Ciò vale tanto se si decide di adottare quanto di comprare un animale. La scelta verso l'acquisto, però, quando non è dovuta alla spinta di voler un animale accanto per moda o per status symbol, spesso è dettata dalla convinzione che conoscendo le motivazioni di una razza allora si avranno meno "sorprese" durante il percorso da fare insieme nella vita.
Uno studio, ora, aiuta chi vuole davvero approfondire il mondo canino a comprendere quanto sia stata impattante la selezione effettuata dagli uomini sul loro "migliore amico" e quanto, però, contino anche altri fattori tra cui quello maggiormente evidenziato nella ricerca: l‘esperienza che matura Fido.
Csenge Anna Lugosi, Izabella Viktória Molnár e Péter Pongrácz, ricercatori del Dipartimento di etologia dell'ELTE Eötvös Loránd dell'Università di Budapest, in Ungheria, si sono chiesti in particolare quanto l'aspetto collaborativo e affiliativo nei confronti dell'essere umano che viene genericamente riconosciuto nei cani nei confronti dell'uomo dipenda solo dalla razza o da altri aspetti. La domanda che si sono posti è perché alcuni animali, messi di fronte a un problema, si rivolgono subito alla persona di riferimento per essere aiutati mentre altri fanno da soli. Lo studio è particolarmente interessante anche se confrontato con un altro molto recente in cui è stato rilevato che per i nostri cani abbiamo un vero e proprio ruolo di "tampone sociale".
Il primo test degli esperti: un test "irrisolvibile" per gli animali
Per comprendere quali fattori contribuiscono dunque alla personalità di un cane rispetto al suo lato collaborativo e affiliativo, gli esperti hanno usato prima il cosiddetto "impossibile task". Si tratta di un test cui vengono sottoposti gli animali, ovvero metterli di fronte a un problema irrisolvibile. Hanno fatto partecipare a due sessioni di sperimentazione ben 137 cani appartenenti a 49 razze tra cui Border Collie, Pastori australiani, Golden e Labrador Retriever, Jack Russell Terrier, Pointer, Vizsla, Bassotto, Beagle, Samoiedo e Greyhound. Il senso della ricerca non era quello di confrontare semplicemente una razza con un'altra ma comprendere quali caratteristiche della storia evolutiva e dell'esperienza dei cani possono influenzare il loro modo di affidarsi alle loro persone di riferimento.
Ciò che i cani dovevano fare era riuscire ad ottenere una ricompensa però nei fatti irraggiungibile e vedere se per risolvere la questione avrebbero continuato ad insistere oppure se si sarebbero rivolti all'essere umano per ottenere il risultato ambito.
Il secondo test: separare i cani dalle loro persone di riferimento
Il secondo test che gli animali hanno dovuto poi affrontare è stato quello della separazione dalle loro persone di riferimento per valutare il comportamento che mettevano in atto, monitorando l'eventuale attivazione di forme di stress o ansia, per esempio attraverso vocalizzazioni o l'eventuale stato di calma in attesa del ritorno della figura umana.
Ciò che è emerso è che i cani che nelle loro motivazioni di razza hanno caratteristiche cooperative hanno fatto ciò che ci si aspettava, ovvero chiedere l'aiuto della persona. Gli altri che invece per selezione sono stati geneticamente spinti ad essere autonomi hanno continuato a provarci da soli. Ma ecco che poi è subentrato un altro fattore, grazie all'aver considerato all'interno delle diverse selezioni anche lo scopo per cui sono state messe in atto dall'uomo, come accade per le cosiddette "linee da lavoro" e le "linee da esposizione".
I fattori evidenziati dallo studio: non conta solo la razza
Attraverso questa suddivisione, gli etologi hanno notato che la vera discriminante non è solo l'appartenenza alla razza ma anche il tipo di esperienze che un determinato cane ha fatto nella vita. E' emerso così che non necessariamente un Border Collie, per fare un esempio, si rivolge più facilmente a una persona rispetto a un Jack Russell ma che appunto dipende dalla storia singola di ogni cane e dal tipo di contesto in cui è vissuto.
I ricercatori parlano espressamente di attività sportive che alcuni dei cani testati hanno svolto nella loro vita e spiegano appunto quanto tutto dipenda da selezione, ulteriore differenziazione (cani da lavoro – cani da esposizione) ed esperienze maturate: "Le linee di allevamento avevano un forte effetto modificatore, poiché i cani di linea da lavoro mostravano una minore dipendenza dall'uomo rispetto ai cani di linea da esposizione. L'impegno sportivo poteva anche mascherare l'influenza delle linee di allevamento: negli sport praticati dalle linee da esposizione, l'impegno era associato a una minore dipendenza dall'uomo, ma a una maggiore dipendenza dagli umani da parte dei cani di linea da lavoro. Nel test di separazione, tutti e tre i fattori erano associati alle reazioni dei cani: il guaire, segno di paura, era più diffuso nei cani di linea da esposizione, mentre l'abbaiare, segno di frustrazione, era elevato sia nelle razze indipendenti impegnate nello sport, sia nelle razze cooperative non da lavoro".
Al di là dell'aspetto scientifico della ricerca, ciò che una persona che vive già con un cane di razza o che sta pensando di averne uno nella vita può trovare utile rispetto a uno studio di questo tipo è che il comportamento di un cane non può essere spiegato soltanto guardando il suo patrimonio genetico o il nome della razza scritto sul pedigree. Anche l'esperienza accumulata durante la vita contribuisce a migliorare la qualità della sua vita e quella della relazione, ovvero il modo in cui Fido comunica con noi e ci reputa un buon partner sociale.
Ed è in questo che il ruolo dell'essere umano diventa fondamentale per far sì che la vita del nostro "miglior amico" sia appagante, cosa che solo una relazione coesa e coerente può rendere reale. Il dato di fatto, quando si leggono queste ricerche, è che abbiamo inciso fortemente sulla evoluzione del canis lupus familiaris al punto tale da avere un patrimonio cinognostico, ovvero legato alla conoscenza del cane, di cui noi siamo i principali artefici. Cosa però ben differente dalla cinofilia, ovvero il conoscere il mondo in generale di quell'animale che si è legato a noi dalla notte dei tempi, tanto da poter oggi parlare di una vera e propria (e unica) co evoluzione tra la nostra specie e la loro.