
Una media tra i 31 e i 100 euro al mese: è quanto spende più della maggioranza degli italiani (57,9%) per mantenere il proprio animale domestico tra costi per l'alimentazione, che è la voce principale delle uscite, le cure veterinarie e le altre necessità relative al benessere del quattro zampe di famiglia.
In occasione della Giornata mondiale degli animali, che cade il 4 ottobre, è stato diffuso il nuovo report Eurispes relativo all'anno 2026 e sono diversi i dati che si possono estrapolare e che servono a disegnare la fotografia dell'Italia vista sotto la lente d'ingrandimento che mostra le famiglie multispecie che ci sono nel Belpaese.
Un italiano su tre convive con un animale domestico
Prima di tutto i numeri di questa popolazione: un italiano su tre convive con un animale in casa. Praticamente si parla del 33.7%, suddiviso nel 17,6% che ne ha uno solo, il 7,6% che ne ha due e l’8,5% che ha tre o più animali. Rispetto al passato c'è stato un lieve calo: nel 2025 la percentuale totale era salita al 40,5% e due anni fa, nel 2024, il numero si attestava al 37,3%.
Si tratta di numeri che in linea di massima rimangono costanti nel rappresentare l'affezione degli italiani nei confronti degli animali domestici, anche guardando ai dati storici partendo dal 2014. Ciò che emerge, a parte nel periodo pandemico in cui c'è stato il record del 39,5% nel 2020 e del 40,2% nel 2021, è che mediamente in Italia 3-4 persone su dieci convivono con un essere vivente di un'altra specie.
Al primo posto ci sono sempre cani e gatti, con maggiore presenza dei primi (41%) rispetto ai secondi (37,1%). Altri animali che vivono nelle nostre case sono uccelli (4,1%), tartarughe (4%), pesci (3,3%), criceti (2%), rettili e conigli (1,6% per entrambe le specie), cavalli (1,2%) e animali esotici (1,1%). E' interessante notare che rispetto al 2025 i cani sono aumentati di 4 punti percentuale, mostrando una ripresa rispetto a numeri che si erano abbassati dal 2023.
Le spese annuali: la prima voce riguarda l'alimentazione
Ritornando al dettaglio fondamentale delle spese, il mercato della cosiddetta "pet economy" è florido, considerando le spese dichiarate dal panel di intervistati.
In generale il 57,9% spende tra 31 e 100 euro al mese per il proprio animale, mentre più di un quarto supera i 100 euro. Il 2,6% arriva oltre i 300 euro mensili e il 16% resta sotto i 30 euro. Nel 2015 quasi la metà degli intervistati (45,9%) dichiarava invece una spesa inferiore ai 30 euro al mese. "La fascia più bassa si è ridotta quindi drasticamente – sottolinea l'Eurispes – mentre sono aumentate quelle medio-alte, anche per effetto dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi".
Come accennavamo, la spesa più alta riguarda l'alimentazione: oltre la metà delle persone di riferimento (50,8%) spende più di 50 euro al mese. Anche le cure veterinarie incidono sul bilancio: il 30,9% cerca di mantenere la spesa sotto i 30 euro annui, il 40,1% si colloca tra 31 e 100 euro e quasi il 30% supera i 100 euro all’anno. Più contenute, invece, le spese per gli extra, come abbigliamento, giochi e dog sitter.
La situazione economica comporta spesso la scelta da parte di chi vorrebbe prendere un altro animale di non farlo. "Le nostre indagini hanno rilevato che – viene specificato nel report – a causa delle difficoltà economiche, il 23% dei possessori di animali ha rinunciato a prendere altri animali. Inoltre, tra coloro che al momento non hanno animali, oltre un decimo (11,4%) afferma di aver dovuto rinunciare a prendere un animale in casa per ristrettezze economiche".
Da dove arrivano gli animali che entrano nelle case degli italiani?
I dati relativi alla provenienza degli animali si riferiscono al 2024 nel rapporto Eurispes. In particolare c'è scritto che circa 4 italiani su 10 dichiarano di aver fatto "una scelta di cuore", salvandoli dalla strada o scegliendoli in un canile o in un gattile. Si tratta di un dato molto interessante che, confrontato con gli anni precedenti e fino al 2017, mostra uno "spostamento significativo nella modalità di ingresso degli animali in famiglia". Nel 2017 infatti l’acquisto in negozio era il canale privileggiato (34,4%), mentre nel 2024 prevalgono gli animali raccolti in strada (20,3%) e presi al canile/gattile (19,4%): dati che messi insieme fanno arrivare la percentuale a quasi il 40% mentre l’acquisto in negozio rimane fermo al 12,8%. "La preferenza attuale per l’adozione da randagismo o da struttura di accoglienza, rispetto al canale commerciale – commentano da Eurises – costituisce un ulteriore indicatore di cambiamento culturale nella percezione dell’animale, membro della famiglia da accogliere, proteggere ed amare".