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11 Giugno 2026
13:24

L’Italia non è un paese per single con cani o gatti: gli animali domestici vivono di più nelle famiglie

Il rapporto Assalco-Zoomarc e anche i dati Istat indicano che ad avere come membro della famiglia un cane o un gatto sia principalmente chi ha dei figli. I cani sono più diffusi tra le famiglie con figli piccoli (40,8%), mentre i gatti sono presenti maggiormente tra le famiglie con figli più grandi (33,7%)

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Non è un paese per single con cani o gatti: in Italia coloro che adottano o comprano un animale domestico di più in assoluto sono le famiglie che hanno bambini. A metterlo nero su bianco, ancora una volta, è l'ultimo rapporto Assalco-Zoomarc 2026 che ci racconta di un Belpaese in cui la fotografia tipo dovrebbe essere quella di un nucleo familiare in cui ci sono, appunto, animali e bimbi insieme ai genitori.

Oltre la metà delle famiglie italiane (54,5%), ovvero due su tre, vive almeno con un animale domestico e di queste la quota più rappresentativa è quella di nuclei che hanno al loro interno dei bambini piccoli: il 66,7% vive con un animale accanto. I cani sono più diffusi tra le famiglie con figli piccoli (40,8% vs il 28,7% del totale famiglie), mentre i gatti sono maggiormente presenti tra le famiglie con figli più grandi (33,7% vs il 26,7% del totale famiglie). Anche chi ha figli oltre i 20 anni è particolarmente attratto dalla vita con un cane, un gatto o un'altra specie: il 60%.

In pratica dove ci sono figli ci sono più animali e le motivazioni, secondo quanto emerge dal rapporto, si legano al ruolo che hanno questi ultimi nella crescita dei piccoli umani. I genitori, infatti, ritengono che avere accanto un individuo di un'altra specie aumenta la possibilità di coinvolgere più facilmente i bambini nella gestione, responsabilizzandoli.

I numeri ci dicono sempre la verità o, almeno, ci consentono interpretazioni meno personali e basate su dati di fatto. Quanto emerge dal rapporto Assalco-Zoomark oltretutto non è diverso da quanto anche l'Istat racconta dell'Italia attuale fatta di animali e persone. L'ultimo report "I Cittadini e il Tempo libero”, in cui è stata valutata la presenza di altre specie all’interno delle famiglie nel 2024, ha reso noto che il 37,7% del totale dei gruppi familiari vive con un animale domestico, cani e gatti soprattutto. Di questi chi ne ha di più sono le coppie con figli che hanno raggiunto almeno i 14 anni d'età.

E' ora dunque di far riflettere tutta l'opinione pubblica su questi numeri, considerando quanto e come è stata influenzata da diversi anni, a partire soprattutto dai vari "attacchi" di papa Francesco fino ad arrivare alla proposta recente del Sindaco di San Giorgio sul Legnano che chiede a chi ha animali e non figli di donare 20 euro all’anno alle famiglie con prole.

Si tratta della inflazionata narrazione che nel nostro Paese non si fanno figli perché si preferisce adottare un animale. Una considerazione basata su un'opinione mai accreditata da alcuna fonte autorevole se non appunto da opinioni personali con quella che è diventata una considerazione sul calo della natalità del tutto semplicistica da diversi punti di vista.

Prima di tutto nel continuare a ridurre un aspetto così delicato della vita delle persone, ovvero quello di scegliere di "mettere su famiglia", a una questione che non attiene alla genitorialità in quanto tale ma che dovrebbe essere vista nel suo complesso. Andando in primis a guardare dati ben diversi che riguardano fattori economici sempre più complessi da affrontare nella vita quotidiana con l'eventuale presenza di figli e anche e soprattutto il ruolo ancora non paritario delle donne nell'attuale società.

Poi si dovrebbe comprendere anche che prendere un animale domestico in casa ha dei costi che non tutti possono affrontare e delle responsabilità legate al benessere e alla cura dell'individuo. E infatti non è un caso che i single sono la categoria meno rappresentativa tra chi ha accanto un cane o un gatto considerando il profilo economico in cui versa la media della popolazione senza partner e che l'assenza di altri componenti della famiglia porta a difficoltà nella gestione quotidiana dell'animale.

Dai tempi in cui Bergoglio se la prendeva anche davanti  alle suore di clausura con chi scambiava gli animali per figli dal suo punto di vista, poco è cambiato però in un immaginario collettivo che soprattutto etichetta poi le donne come responsabili del calo demografico. Quelle donne che vengono viste come "strane" quando mettono i cani in borsetta o nel passeggino e poi chiedono la benedizione papale, come accadde quando Francesco si rifiutò di assecondare la richiesta di una signora che si era presentata in udienza con il suo Chihuahua che poi proprio a Fanpage raccontò di essere stata "solo" sgridata perché doveva cambiare il nome al cane secondo il Santo Padre.

Ecco, di questo tipo di narrazione c'è una cosa sola da prendere in considerazione e che riguarda un prototipo di "proprietario" che indubbiamente si sta sviluppando nel nostro paese come in tutti gli altri dell'Occidente moderno. Ovvero l'estremizzazione del cane o del gatto come se fosse un bambino, appunto, e non qualcosa di diverso da noi. E questo non c'entra nulla con la genitoralità in senso stretto e il relativo calo demografico ma con un disagio emotivo che viene traslato dall'affettività negata probabilmente in relazioni intraspecifiche sull'animale. Un comportamento, ripetiamo, che riguarda sì molte persone, e di certo non solo donne, ma che poco ha a che fare con l'assenza di figli nelle famiglie ma va a toccare le corde di patologie del comportamento legate a fattori che solo psicologi e sociologi avrebbero diritto di trattare.

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