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14 Settembre 2026
17:17

Primo caso di influenza aviaria in un leone marino australiano, specie già in serio pericolo di estinzione

Per la prima volta l’influenza aviaria ha ucciso un leone marino australiano, una specie endemica e già seriamente minacciata di estinzione. Gli esperti temono ora nuove infezioni mentre il virus continua a diffondersi sia tra gli uccelli che tra i mammiferi marini.

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In Australia è stato confermato il primo caso di influenza aviaria nel leone marino australiano, una specie già considerata in pericolo di estinzione

Ciò che gli esperti temevano di più si è purtroppo verificato. L'influenza aviaria ha raggiunto anche il leone marino australiano, una delle specie di mammiferi più minacciate dell'Australia. Un individuo è stato infatti trovato morto a Seal Bay, sull'isola di Kangaroo Island, nell'Australia Meridionale, e i test hanno confermato la positività al virus. È il primo caso noto in questa specie e preoccupa particolarmente perché il leone marino australiano è già classificato come in serio pericolo di estinzione.

L'animale era stato seguito per circa tre mesi mentre si riprendeva da una ferita provocata dal morso di uno squalo. Inizialmente si temeva che fosse stata proprio quella lesione a causarne la morte, ma gli esami hanno rilevato una forte positività al virus H5 e le autorità ritengono che sia stata proprio l'aviaria a ucciderlo.

Il leone marino australiano, una specie endemica già in difficoltà

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Il leone marino australiano (Neophoca cinerea) vive esclusivamente in Australia, con una popolazione stimata in meno di 12mila individui

Il leone marino australiano (Neophoca cinerea) è un mammifero endemico dell'Australia, ovvero che vive esclusivamente qui e in nessuna altra parte del mondo. La popolazione è stimata complessivamente in meno di 12mila individui, con circa l'85% concentrato proprio nell'Australia Meridionale. A Seal Bay vive tra l'altro una delle colonie più numerose del Paese, con circa 800 animali.

La specie è classificata come "In pericolo (EN)" nella Lista Rossa IUCN delle specie minacciate e la popolazione, già in declino, non si è ancora ripresa dalla forte pressione della caccia praticata in passato. La specie è inoltre minacciata anche dalle catture accidentali negli strumenti di pesca (il cosidetto bycatch), dalla scarsità di prede, dall'inquinamento e dai conflitti con i pescatori.

A rendere ulteriormente difficile la situazione c'è anche il suo lento ciclo riproduttivo. A differenza della maggior parte degli altri pinnipedi, che impiegano circa un anno per completare un ciclo riproduttivo, le femmine di questa specie possono arrivare anche a 17-18 mesi tra una riproduzione e l'altra. Questo significa che, quando una colonia perde molti individui, non è semplice per la popolazione compensare rapidamente le perdite numeriche.

L'influenza aviaria è arrivata in Australia solo da pochi mesi

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A Philip Island è in corso una campagna di vaccinazione per migliaia di pinguini minori blu

La prima positività di un leone marino arriva dopo una serie di eventi recenti che hanno dimostrato quanto rapidamente il virus H5 possa diffondersi tra gli animali selvatici. Il primo caso confermato era infatti arrivato a giugno, quando uno stercorario antartico trovato nell'Australia Occidentale era risultato positivo al virus. Nelle settimane successive l'infezione è stata poi rilevata in numerose altre specie di uccelli e, in Australia Meridionale, si sono verificati anche eventi di mortalità di massa che hanno coinvolto oltre mille sterne crestate.

L'Australia ha così avviato un'imponente campagna vaccinale per proteggere le colonie pinguini minori blu (Eudyptula minor), un'altra specie presente solo in Australia e Nuova Zelanda. I timori, tuttavia, non riguardavano solo le numerose specie di uccelli endemiche, ma anche e soprattutto i mammiferi marini. Il virus ha infatti già causato morie di massa di elefanti marini, arrivando nelle colonie australiane nell'Oceano Antartico. Ad agosto è poi arrivato per la prima volta tra le colonie sulla terraferma e, recentemente, anche in un delfino trovato morto.

Il passaggio dagli uccelli ai mammiferi, sia selvatici che domestici, non è purtroppo un fenomeno nuovo. I virus dell'influenza aviaria hanno già infettato numerosi mammiferi in diverse parti del mondo, causando in alcuni casi tassi di mortalità molto elevati. Proprio per questo, le autorità australiane avevano già individuato proprio nel leone marino una delle specie potenzialmente più vulnerabili e, di conseguenza, prioritarie.

Cosa succederà alle colonie di leoni marini

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Il virus potrebbe ulteriormente mettere in pericolo una specie già in difficoltà

Il problema però è che i leoni marini vivono in colonie molto numerose e condividono gli stessi ambienti con gli uccelli marini, creando così condizioni ideali per la trasmissione dell'influenza aviaria. Se il virus dovesse quindi entrare stabilmente tra le colonie il rischio che si diffonda ulteriormente e che causi anche eventi di mortalità di massa diventerà purtroppo elevato. Il governo dell'Australia Meridionale sta monitorando attentamente la colonia e ha già avviato alcune misure per ridurre questo rischio.

Tra queste ci sono interventi per proteggere i cuccioli e la rimozione dei gatti randagi, che possono contribuire ulteriormente alla diffusione del virus. Al momento non esiste però un vero vaccino per i mammiferi marini disponibile su larga scala. Sono stati condotti alcuni studi sperimentali su altre specie, come la foca monaca delle Hawaii, e le autorità hanno manifestato la propria disponibilità a partecipare a eventuali sperimentazioni, come già sta accadendo invece per i pinguini e per altri uccelli a rischio nella vicina Nuova Zelanda.

Il primo leone marino australiano morto per influenza aviaria rappresenta quindi un nuovo campanello d'allarme e conferma purtroppo i timori iniziati dopo l'arrivo del virus a giugno. Per una specie già in declino e che sopravvive con poche migliaia di individui, l'arrivo del virus potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione. E mentre l'aviaria continua a circolare tra gli uccelli selvatici, la vera preoccupazione ora è capire quanto rapidamente possa riuscire a diffondersi tra i pinnipedi e cosa si può fare per riuscire ad arginarlo.

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