
62.498 italiani sono contrari all'utilizzo delle gabbie negli allevamenti. A tanto ammontano le firme raccolte attraverso la campagna "gabbie vuote", a cura di un collettivo di associazioni che si sono unite per lo stesso scopo: Animal Equality, Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF Italia, Enpa, Humane World for Animals Italia, LAV, LNDC Animal Protection, OIPA, The Good Lobby.
Le firme sono state depositate in Senato a sostegno della proposta di legge per il divieto all'uso delle gabbie negli allevamenti e ora dovrà essere assegnata alla Commissione competente che sarà chiamata a calendarizzare il tema e avviarne l’iter legislativo.
Il lavoro delle associazioni è stato costante e basato su mesi di campagna che ha visto la pubblicazione degli esiti di due indagini da parte di Essere animali: la prima a marzo, in un allevamento di conigli allevati in gabbia in una struttura in Veneto, a seguito della quale erano state presentate due interrogazioni parlamentari. La seconda inchiesta, aveva come focus la situazione drammatica in cui vengono tenute in gabbia le scrofe un grande allevamento di maiali in Veneto che rifornisce il circuito DOP.
In un comunicato congiunto, le associazioni spiegano che in Italia si stima che più di 17 milioni di galline impiegate nella produzione di uova, 13 milioni di conigli, quasi 600.000 scrofe, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie sono allevati ogni anno in gabbia, per un totale di oltre 40 milioni di animali. "L’allevamento in gabbia rappresenta uno dei principali problemi legati al benessere animale – precisano gli attivisti – Gli animali, confinati in spazi ristretti, non possono esprimere comportamenti naturali fondamentali come muoversi senza costrizioni, nidificare, scavare o socializzare in modo adeguato. Questa limitazione provoca stress cronico, frustrazione e spesso anche problemi fisici, come lesioni o maggiore fragilità ossea, tutti fenomeni ampiamente documentati anche dai pareri scientifici dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA)".
Allevamento in gabbia, cosa succede all'estero
L'allevamento in gabbia non è una realtà solo italiana e le pressioni da parte di chi tutela il benessere animali sono forti anche a livello europeo con “End the Cage Age”, una ICE firmata da 1.397.113 cittadini europei in cui è stato chiesto il superamento delle gabbie negli allevamenti. Bruxelles aveva preso l'impegno di emanare una legge che contenesse il divieto entro il 2023, cosa che però non è ancora avvenuta. A causa di questo stallo, è successa però qualcosa di straordinario: per la prima volta in assoluto la Commissione europea ha dovuto rispondere ad un ricorso presentato dalle diverse associazioni e organizzazioni animaliste per non aver dato prosecuzione all'impegno assunto.
Negli altri paesi europei ci sono diversi Stati che si sono già impegnati per vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti. Per quanto riguarda le scrofe, il divieto è già realtà in Svezia, e a breve seguiranno Danimarca, Austria, Finlandia, Germania e Paesi Bassi, che hanno già legiferato in tal senso e completeranno la transizione entro il 2035-40. Nel caso delle galline ovaiole, le gabbie convenzionali sono già vietate dalla legislazione comunitaria dal 2012. In Austria e Lussemburgo è in vigore un divieto anche per quelle arricchite, e presto seguiranno anche Germania (che ha un periodo di transizione che va dal 2026 al 2029 per quelle di gestazione) e Repubblica Ceca (a partire dal 2027), mentre in Francia non è possibile costruire nuovi allevamenti con le gabbie già dal 2018.