
Il volto di Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, campeggia su una facciata di Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea. Non è da sola la sua immagine, è accompagnata da messaggi molto chiari che riportano alla mente di chi governa in Europa una promessa ancora non mantenuta, o meglio una richiesta che arriva da un milione e mezzo di cittadini del Vecchio continente che hanno demandato all’Europa delle istituzioni di mettere fine all’allevamento in gabbia degli animali.
La sera di giovedì 14 aprile la sede della Commissione europea è stata illuminata dall’azione portata avanti da Animal Equity per ricordare lo stallo in cui si trova la riforma più volte annunciata dopo appunto l’iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age”, ovvero una ICE in cui veniva chiesto il superamento delle gabbie negli allevamenti e a seguito dell’impegno assunto dall’esecutivo di attuarla entro il 2023.
E’ emerso nel tempo un disinteresse sempre più crescente, tanto che nel programma di lavoro del 2026 della Commissione non è stata inclusa alcuna misura sul benessere animale in generale. “In almeno 46 incontri, tenutisi tra metà dicembre 2024 e marzo 2026 dai Commissari europei Olivér Várhelyi e Christophe Hansen, compresi i loro uffici – sottolineano da Animal Equity – l'industria della carne, del pollame e dei latticini ha discusso di benessere animale con i due Commissari e i loro collaboratori, un numero sette volte superiore rispetto agli incontri ufficiali tenuti con le ONG per i diritti degli animali”.
L’azione dell’associazione si inserisce in questo scenario di stallo e di indifferenza, tanto che il volto della presidente è stato mostrato insieme ad alcune scritte che di nuovo ricordano le istanze dei cittadini europei, trasformati in messaggi per il governo europeo in cui l’inadempienza della Commissione, ha portato gli attivisti a definirla anche come “Sede centrale dell’allevamento intensivo”. von der Leyen non è stata l’unica politica oggetto della protesta, si sono alternati anche i volti appunto dei commissari Olivér Várhelyi e Christophe Hansen.