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21 Settembre 2026
13:43

Più acqua e biodiversità: perché il ritorno del castoro fa bene all’ambiente

Il ritorno del castoro europeo può aiutare gli ecosistemi: le sue dighe trattengono acqua, creano zone umide e rendono le torbiere più resistenti alla siccità. La specie è ricomparsa da qualche anno un po’ a sorpresa anche in Italia.

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I castori europei (Castor fiber) stanno tornando dopo secoli di assenza, anche in Italia

Il ritorno del castoro europeo (Castor fiber) in molte aree d'Europa non significa soltanto rivedere lungo i fiumi un animale che per secoli era scomparso e che ha rischiato seriamente l'estinzione. La sua presenza può infatti modificare profondamente gli ambienti in cui vive, creando nuove zone umide e contribuendo a rendere gli ecosistemi più resilienti alla siccità.

A confermarlo arriva uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Hydrological Processes e condotto dall’Università di Liverpool insieme al Cheshire Wildlife Trust. I ricercatori hanno seguito per quattro anni gli effetti della presenza di una coppia di castori, Willow e Rowan, introdotti nel 2020 in un'area recintata di 4,5 ettari nel Cheshire, in Inghilterra.

Il castoro, un vero "ingegnere degli ecosistemi" che aiuta natura e biodiversità

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Le dighe aumentano la quantità d'acqua trattenuta nel terreno e aiutano a contrastare la siccità

I castori vengono spesso definiti "ingegneri degli ecosistemi" perché, costruendo dighe con rami, tronchi e fango, modificano il territorio e il modo in cui l'acqua scorre al suo interno. Nel caso studiato, le dighe hanno rallentato il deflusso dell'acqua e ostruito alcuni vecchi canali di drenaggio agricoli, aumentando così la quantità d'acqua trattenuta nel terreno.

Gli effetti sono stati particolarmente evidenti soprattutto nella falda, ovvero l'acqua presente nel sottosuolo. Il livello delle acque sotterranee nell’area dei castori è aumentato fino a 37 volte rispetto ai siti utilizzati come confronto, mentre quello delle acque superficiali è cresciuto in media di circa 50 centimetri, con aumenti superiori ai 70 centimetri in alcuni punti.

L'aspetto più interessante è emerso durante un periodo di siccità registrato nel 2022. L'acqua trattenuta dalle dighe ha rallentato il prosciugamento dell'area e ha così permesso di mantenere livelli idrici più elevati rispetto alle condizioni registrate precedentemente all'arrivo dei castori. Una parte dell'acqua accumulata ha inoltre continuato a raggiungere le zone circostanti, contribuendo a mantenere più umidi anche gli ambienti di torbiera vicini.

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Le dighe creano inoltre micro–habitat e rifugi per molti altri animali

Le torbiere sono ecosistemi caratterizzati dalla presenza di suoli ricchi di materiale vegetale che si accumula in condizioni molto umide. Sono importanti anche per il clima perché immagazzinano grandi quantità di carbonio. Quando vengono drenate e si asciugano, però, il materiale organico si degrada più rapidamente e il carbonio può tornare nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica. Mantenere questi ambienti umidi è quindi importante sia per la biodiversità sia per la loro capacità di stoccare il carbonio.

Il castoro può avere effetti positivi anche su tante altre specie. Le pozze create dalle sue dighe possono infatti diventare habitat per insetti acquatici, anfibi, pesci e uccelli, mentre la trasformazione della vegetazione lungo i corsi d’acqua può creare un mosaico di ambienti più diversificati. È proprio questa maggiore varietà di habitat a favorire, in determinate condizioni, una maggiore biodiversità.

Il ritorno in Italia (a sorpresa) del castoro

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Da qualche anno il castoro è tornato anche in Italia, in alcuni casi attraverso immissioni illegali

Anche in Italia il castoro europeo è tornato dopo circa cinque secoli di assenza. Ma la storia del suo ritorno è molto particolare e non è uguale in tutta la Penisola. Nelle regioni del Nord, in particolare nel Nord-Est, gli animali comparsi dal 2018 a partire dal Friuli-Venezia Giulia sono considerati il risultato di una ricolonizzazione naturale, con individui arrivati dall'Austria e altri paesi confinanti seguendo i corsi d'acqua. Diversa è invece la situazione di alcune popolazioni dell'Italia centrale e meridionale, la cui comparsa è stata attribuita a liberazioni non autorizzate.

I primi castori sono comparsi in Toscana e Umbria nel intorno al 2020, quasi certamente introdotti attraverso immissioni illegali come è accaduto in altri paesi europei, anche se non è ancora noto chi abbia effettuato le liberazioni. Successivamente la specie si è riprodotta e ha ampliato il proprio areale ed è comparsa negli anni successivi anche in Lazio, Molise e Campania.

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Per il momento, il ritorno in alcune regioni ha avuto solo effetti postivi per biodiversità ed ecosistemi

Il fatto che alcune popolazioni italiane abbiano avuto un'origine illegale non significa però che il castoro sia una specie dannosa o che i suoi effetti siano necessariamente negativi. Sicuramente liberare animali selvatici senza un progetto scientifico e autorizzazioni e senza controlli sanitari e genetici non andrebbe mai fatto in ottica di conservazione e gestione corretta della natura. Del resto, la presenza del castoro può comportare anche problemi locali modificando il livello dell'acqua e il corso dei fiumi.

Sono effetti che devono essere valutati caso per caso e gestiti attraverso strumenti di convivenza. Tuttavia, al momento i ricercatori che stanno studiando ormai da anni questo ritorno a sorpresa in alcune regioni italiane, non hanno rilevato criticità, anzi. Gli effetti osservati finora sono tutti positivi, come aveva spiegato a Fanpage.it Andrea Viviano del gruppo di ricerca italiano Rivers with Beavers.

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