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27 Maggio 2026
7:52

L’orso Libero sta bene: era stato trovato un mese fa con un laccio al collo in Abruzzo

L'orso marsicano Libero, salvato un mese fa da un laccio d'acciaio al collo in Abruzzo, sta bene ed è tornato a muoversi nei boschi. È stato ripreso dalle fototrappole.

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L’orso Libero ripreso da un fototrappola (a sinistra) e durante l’intervento di salvataggio da un laccio al collo. Foto di Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

A un mese dal delicato intervento che gli ha salvato la vita, l'orso marsicano ribattezzato "Libero" è stato nuovamente ripreso dalle fototrappole del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. E la notizia più importante è una sola: sta bene.

Per chi aveva seguito la sua storia, non era affatto scontato. Quando il personale del Parco era riuscito a catturarlo nella notte tra il 24 e il 25 aprile, nel territorio di Civitella Roveto, l'orso aveva al collo un laccio d'acciaio che gli aveva provocato ferite profonde. Il cavo, probabilmente posizionato illegalmente per catturare animali selvatici, gli stringeva il collo da settimane e stava lentamente penetrando nei tessuti.

Libero è un maschio adulto di orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), una sottospecie unica al mondo che vive soltanto nell'Appennino centrale italiano e di cui restano circa 60 individui in tutto. Al momento del recupero pesava circa 193 chili e ha un'età stimata tra i 10 e i 12 anni.

L'operazione per salvarlo era stata lunga e complicata. Per settimane tecnici, veterinari e guardiaparco avevano monitorato i suoi spostamenti cercando di attirarlo in una speciale trappola a tubo progettata per catturare gli orsi senza ferirli. In un'occasione, l’animale era persino riuscito a rubare l'esca senza restare intrappolato, dimostrando ancora una volta quanto gli orsi siano animali intelligenti e prudenti.

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Nell’Appennino centrale rimangono in tutto circa 60 orsi bruni marsicani

Quando finalmente è stato immobilizzato, i veterinari hanno potuto rimuovere il laccio, curare la ferita e somministrare le terapie necessarie. Poi l'orso si è risvegliato dall'anestesia ed è tornato nel bosco. Ma il decorso restava comunque incerto: a differenza di un animale domestico, un orso non può essere seguito giorno dopo giorno dai veterinari. Per questo il nuovo avvistamento attraverso le fototrappole ha rappresentato un grande sollievo per il Parco.

Nel comunicato diffuso sui social, il Parco ha voluto ringraziare tutto il personale coinvolto nell'intervento e le associazioni che hanno collaborato alle operazioni, come Salviamo l'Orso e Rewilding Apennines. Nelle aree esterne ai confini protetti, spiegano i tecnici, la collaborazione sul territorio è fondamentale per monitorare gli animali e intervenire rapidamente in situazioni di emergenza.

La storia di Libero, però, riporta ancora una volta l’attenzione su un problema grave: il bracconaggio e l'uso di strumenti illegali come lacci e veleni, tornati a far paura dopo il ritrovamento di oltre 20 lupi morti avvelenati nel Parco e su cui le autorità stanno ancora indagando per scoprire i colpevoli.

Non è neppure il primo caso simile nell'Appennino centrale. Già nel 2017 un'altra orsa marsicana, conosciuta come Monachella, era stata salvata dopo essere rimasta intrappolata in un cavo d'acciaio simile.

Secondo il Parco, il punto centrale non dovrebbe essere alimentare uno scontro tra persone e fauna selvatica, ma costruire strumenti concreti di convivenza. In Abruzzo, negli ultimi anni, sono nate diverse esperienze che puntano proprio sulla coesistenza tra comunità locali e grandi carnivori, attraverso prevenzione dei danni, recinzioni elettrificate e maggiore presenza sul territorio.

La sopravvivenza dell'orso marsicano dipende anche e soprattutto da questo. Per una popolazione così piccola, ogni singolo individuo conta e sapere che Libero è riuscito a tornare nei suoi boschi, almeno per ora, è una notizia importante non solo per il Parco, ma per tutta la biodiversità italiana.

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