
Nella notte tra il 24 e il 25 aprile, in un'area del Comune di Civitella Roveto, un orso bruno marsicano è stato liberato da un laccio al collo dopo una lunga operazione durata quasi un mese. Siamo fuori dai confini del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, ma in uno di quei corridoi ecologici che collegano territori fondamentali per la fauna selvatica, come i Monti Simbruini. Lo ha reso noto il Parco pubblicando il video della liberazione dell'orso, che è stato poi ribattezzato Libero.
L'animale è stato catturato con una trappola a tubo progettata per immobilizzare gli orsi senza ferirli. Da settimane era stato avvistato con un laccio d'acciaio che gli stringeva il collo e che, giorno dopo giorno, lo stava uccidendo. Le immagini raccolte nei giorni precedenti avevano mostrato chiaramente la gravità della situazione: il cavo penetrava nella carne, rendendo urgente un intervento.
Dopo diversi tentativi di cattura falliti – in un caso l'orso era riuscito persino a sottrarre l'esca senza restare intrappolato – la squadra è riuscita nell'impresa. Una volta immobilizzato, i veterinari hanno potuto rimuovere il laccio e medicare la ferita. L'orso è un maschio adulto, tra i 10 e i 12 anni, per circa 193 chili di peso, si è poi svegliato dall'anestesia e si allontanato tra i boschi, come si vede nel filmato condiviso dal Parco.
Quella che si è conclusa con un lieto fine, però, è anche una storia che riporta in primo piano un problema grave tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico: il bracconaggio. Il laccio d'acciaio è ovviamente uno strumento illegale, utilizzato per catturare o uccidere animali selvatici in modo indiscriminato. Non distingue tra specie protette e non, e può trasformarsi in una trappola mortale per chiunque vi finisca.
Non è infatti la prima volta che accade. Già nel 2017, nel territorio di Campoli Appennino, una femmina di orso marsicano – nota come Monachella – era stata salvata da una situazione simile. Episodi che mostrano come, nonostante i controlli, queste pratiche continuino a rappresentare una minaccia concreta per la fauna.

Il salvataggio di Libero arriva inoltre in un momento particolarmente difficile per la fauna dell'Appennino abruzzese. Proprio in questi giorni sono in corso indagini per la morte di almeno 18 lupi e altri animali, probabilmente tutti avvelenati con sostanze tossiche utilizzate illegalmente, come pesticidi utilizzati in agricoltura. Un evento che ha colpito duramente l'opinione pubblica e che evidenzia quanto il rapporto tra attività umane e fauna selvatica resti fragile e ancora difficile da gestire.
L'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una sottospecie unica al mondo che vive esclusivamente nell'Appennino centrale italiano. Rispetto ad altri orsi bruni è generalmente più piccolo e ha abitudini più schive. Oggi ne restano pochissimi individui, circa 60. Questo rende la popolazione estremamente vulnerabile. Le principali minacce sono la perdita di habitat, gli incidenti stradali, il bracconaggio e l'uso di veleni o trappole illegali. Proprio per questo, ogni singolo individuo è fondamentale per il futuro della popolazione.