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22 Aprile 2026
19:21

Lupi trovati morti in Abruzzo, si aggrava il bilancio degli animali avvelenati: scoperto anche un nuovo focolaio

Nel Parco d’Abruzzo aumentano i lupi trovati morti: scoperto anche un nuovo focolaio con più specie coinvolte. Si allarga il sospetto di avvelenamenti multipli.

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Nel Parco sono stati trovati altri lupi morti, quasi certamente avvelenati

Il bilancio continua a peggiorare nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, uno dei territori simbolo della tutela della natura in Italia. Dopo i primi dieci lupi trovati morti nei giorni scorsi, nuovi ritrovamenti fanno salire il numero degli animali potenzialmente avvelenati e allargano l'area interessata. Lo ha reso noto il Parco attraverso un comunicato pubblicato sui social.

Le ricerche non si sono mai fermate in questi giorni. Guardiaparco, tecnici e unità specializzate – tra cui i cosiddetti cani antiveleno, addestrati a individuare sostanze tossiche – stanno perlustrando il territorio insieme ai Carabinieri Forestali. L'obiettivo è duplice: raccogliere elementi utili alle indagini e verificare se ci siano altri animali morti o esche avvelenate.

I nuovi sopralluoghi hanno purtroppo portato alla scoperta di diversi altri casi. A Pescasseroli sono stati trovati tre lupi in una zona diversa rispetto a quella iniziale. Ma il dato più preoccupante arriva da Bisegna, dove è stato individuato un nuovo "focolaio", cioè un'area circoscritta in cui si concentrano più morti sospette: qui sono stati rinvenuti altri quattro lupi, tre volpi e una poiana. Ancora un altro lupo è stato trovato anche a Barrea.

Quando più specie diverse muoiono nello stesso luogo e nello stesso periodo, il sospetto rimane chiaramente quello l'avvelenamento. In questi casi si parla spesso di bocconi avvelenati, esche contenenti sostanze tossiche lasciate intenzionalmente nell'ambiente. Di solito vengono usate illegalmente per colpire predatori come i lupi che attaccano gli allevamenti, ma finiscono poi per uccidere anche molti altri animali innocui, selvatici e domestici.

Al momento, spiegano dal Parco, non in tutte le aree sono stati trovati segni evidenti di utilizzo di esche e bocconi avvelenati. Tuttavia, la distribuzione dei ritrovamenti e la presenza di specie diverse nello stesso contesto rendono questa ipotesi la più probabile. Saranno le analisi veterinarie e tossicologiche a stabilire con certezza le cause della morte.

La Procura di Sulmona coordina le indagini, mentre sul campo proseguono le operazioni per mettere in sicurezza le aree e prevenire ulteriori morti. L'avvelenamento della fauna, oltre a essere un reato, è considerato anche una delle minacce più gravi per gli ecosistemi: agisce in modo indiscriminato e può alterare profondamente le dinamiche naturali. Una sola carcassa avvelenata può colpire decine di animali grandi e piccoli, spesso senza che nemmeno vengano trovati.

Il quadro che emerge è quindi molto serio, non solo per il numero di lupi e altri animali coinvolti, ma anche per l'estensione del fenomeno e per la presenza nel parco dell'orso bruno marsicano, uno degli animali più rari e minacciata del pianeta. Episodi come questo possono colpire  specie protette e mettere pesantemente a rischio decenni di lavoro per la conservazione e la tutela della fauna.

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