
Per secoli il lupo è stato uno dei principali ostacoli alla diffusione dello sciacallo dorato in Europa. Oggi però qualcosa sta cambiando: secondo infatti un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution, la presenza umana sta aiutando questo piccolo canide a espandersi sempre di più nel continente, creando una sorta di "scudo umano" contro il predatore apicale europeo per eccellenza.
Lo sciacallo dorato (Canis aureus), una specie a metà strada tra una volpe e un lupo, negli ultimi decenni ha infatti colonizzato vaste aree dell'Europa centrale e orientale, arrivando anche in Paesi dove fino a pochi anni fa era completamente assente, come in Italia. E infatti tra gli autori dello studio ci sono anche ricercatori italiani come Luca Lapini, Luigi Maiorano, Francesca Cagnacci, Marco Pavanello e Tobia Sforna, che da anni seguono l'espansione di questa specie anche nel nostro Paese.
"Il lavoro sistematizza con raffinata modellistica statistica quanto tutti gli specialisti europei vedono da anni in gran parte d'Europa", spiega a Fanpage.it il coautore Luca Lapini del Museo Friulano di Storia Naturale di Udine. "La coabitazione tra Canis lupus e Canis aureus è resa possibile dallo scudo antropico, che protegge lo sciacallo dal lupo, permettendo una simpatria che altrimenti sarebbe davvero molto difficile".
Lo "scudo umano" che tiene lontani i lupi e aiuta lo sciacallo a conquistare l'Europa

I ricercatori hanno analizzato migliaia di rilevamenti acustici raccolti tra il 2001 e il 2017 in ben 13 Paesi europei. In pratica, hanno studiato gli ululati e le vocalizzazioni degli sciacalli in quasi 9.000 località diverse per capire dove e come la specie riesce a insediarsi e a sopravvivere più facilmente. Dallo studio emerge che lo sciacallo dorato preferisce aree con poca neve, una copertura forestale intermedia e la vicinanza a corsi d'acqua. Ma il fattore più importante e decisivo sembra essere un altro: l'assenza del lupo.
I lupi infatti possono uccidere gli sciacalli o competere con loro per il cibo e il territorio. Per questo motivo gli sciacalli tendono a evitare le zone dove vivono branchi stabili di lupi. Tuttavia, vicino ai centri abitati accade qualcosa di particolare: i lupi tendono generalmente a stare lontani dalle aree più antropizzate e modificate dalla presenza umana, mentre gli sciacalli imparano a sfruttarle e a usarle quasi come un rifugio, anche se ci sono i lupi nei paraggi.

"Le due specie frequentano spesso anche gli stessi ambienti, ma in tempi diversi", sottolinea Lapini "Lo sciacallo riesce a evitare contatti troppo ravvicinati coi lupi rifugiandosi nella macchie più fitte e spinose, dove spesso vive e scava le sue tane il tasso, nelle quali Canis aureus allatta i piccoli. La presenza umana, quindi, resta fondamentale per consentire la coabitazione tra i due canidi selvatici negli agro-ecosistemi e nelle periferie urbane e suburbane".
È questo il cosiddetto "human shield", lo "scudo umano" di cui parlano gli stessi autori: gli animali più piccoli tendono a insediarsi più vicino alle persone perché la presenza umana tiene lontani i grandi predatori. Secondo i ricercatori, proprio questo meccanismo – unito alla quasi scomparsa del lupo nel secolo scorso causata proprio dalla persecuzione umana – starebbe favorendo la rapida espansione dello sciacallo dorato in Europa a cui stiamo assistendo negli ultimi anni.
Una specie sempre più presente anche in Italia

Lo sciacallo dorato era storicamente diffuso soprattutto nei Balcani e nell'Europa sud-orientale, ma oggi la specie è stata osservata anche molto più a nord e a ovest, persino in Spagna e nelle regioni artiche. Anche qui in Italia la sua presenza è in forte crescita. I primi nuclei stabili si sono formati negli anni '80 nel Nord-Est, soprattutto in Friuli-Venezia Giulia e in Veneto, ma negli ultimi anni gli avvistamenti sono aumentati anche in molte altre regioni della penisola, con alcune osservazioni persino in Lazio e Abruzzo.
"Nel 2020 lo sciacallo ha raggiunto il Lazio, che risulta essere l'avamposto meridionale di una espansione che in poco più di quarant'anni gli ha consentito di colonizzare almeno dieci regioni italiane, coabitando con il lupo in molti agro-ecosistemi e periferie urbane, dove il grande predatore mantiene presenze più rarefatte", aggiunge Luca Lapini. "Lo sciacallo continua quindi a fare tutto ciò che è possibile, occupando tutti gli spazi lasciati liberi dal lupo grazie alla pressione umana sulle popolazioni del grande predatore".
Lo sciacallo è del resto un carnivoro molto adattabile e opportunista: si nutre di piccoli vertebrati, insetti, frutta, carcasse e rifiuti organici. Proprio questa sua flessibilità alimentare gli permette di vivere anche in ambienti fortemente modificati dalle attività umane. Secondo lo studio, infatti, fino al 75% del territorio europeo potrebbe essere adatto alla specie, una superficie quasi sei volte più grande di quella occupata oggi.
Il ritorno dei lupi potrebbe rallentarlo, ma non fermarlo

Negli ultimi anni anche il lupo sta tornando in molte zone europee, grazie alle politiche di tutela e all'abbandono di numerose aree montane e rurali. Questo recupero potrebbe limitare almeno in parte l'espansione dello sciacallo, ma probabilmente non riuscirà a fermarlo. Gli autori ritengono infatti che lo "scudo umano", insieme ai cambiamenti climatici e alle trasformazioni del paesaggio causate dalle attività umane, continuerà molto probabilmente a favorire la diffusione della specie anche nei prossimi anni.
"Noi che abbiamo avuto la fortuna di seguire passo passo la corsa verso sud dello sciacallo dorato notiamo comunque un certo rallentamento della sua espansione in tutte le regioni a maggior densità lupina, come Piemonte, Toscana o Lazio, ma la galoppata verso sud continua e siamo sicuri che entro trent'anni lo porterà fino alle coste calabresi", conclude Lapini. "Un bene? Un male? Tutto è relativo. Una cosa è certa, lo sciacallo non provoca allarme sociale. L'unica a doversi preoccupare è la volpe rossa, che lo sciacallo tende a spostare per esclusione competitiva".
Il ritorno del lupo non riuscirà quindi ad arrestare un'espansione che ha quasi le sembianze di una vera e propria conquista. Raramente, infatti, abbiamo l'occasione di poter vedere e studiare così da vicino, e in un arco temporale così ristretto, la diffusione di un mammifero carnivoro in Europa. Lo sciacallo dorato, quindi, potrebbe presto diventare sempre più comune anche in molte aree dove fino a pochi anni fa non era mai stato visto. Sta a noi decidere come accoglierlo e come garantire una coesistenza pacifica per tutti.