
"Le carezze, la vicinanza e il contatto fisico non sono semplici gesti di affetto, ma rappresentano un importante fattore di protezione, capace di contribuire a ridurre lo stress dell'animale anche nel lungo periodo". Nelle parole di Chiara Mariti, professoressa del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Pisa, è racchiuso il risultato dello studio appena pubblicato in cui la ricercatrice insieme ad altri autori ha valutato il rapporto che c'è tra la relazione che si ha con un cane e il suo stato di benessere.
Ciò che gli autori hanno riscontrato, analizzando il rapporto tra cento cani e i loro caregiver è che "per la prima volta siamo riusciti a dimostrare con dati scientifici che il legame di attaccamento del cane è associato anche allo stress cronico – sottolinea la professoressa Mariti – È un tema di cui si discute da tempo nella medicina comportamentale veterinaria e nella cinofilia, basandoci sulla psicologia umana, ma finora mancavano prove sperimentali".
I ricercatori hanno riscontrato che la qualità della relazione tra un cane e la persona che se ne prende cura può influenzare in modo significativo il suo benessere anche nel lungo periodo. Il legame di attaccamento del cane alla propria persona di riferimento, fondamentalmente, è associato non solo alla risposta allo stress acuto, ma anche ai livelli di stress cronico e il suo benessere dipende dal tipo di relazione che si è instaurata.
Il legame di attaccamento, del quale recentemente in uno studio si è trovato anche il metodo per misurarlo, nasce nella psicologia umana grazie allo psicoterapeuta John Bowlby, negli anni a cavallo tra il 1950 e 1980. La teoria spiega quanto e come il legame emotivo precoce tra il bambino e il caregiver determini lo sviluppo socio-emotivo e le future relazioni dell'individuo. Il team di Pisa ha per valutare il tipo di legame, ha utilizzato lo Strange Situation Test, un protocollo nato per studiare l'attaccamento nei bambini e successivamente adattato ai cani. Durante il test l'animale affronta brevi separazioni e ricongiungimenti con la persona di riferimento e interagisce con uno sconosciuto. Il modo in cui reagisce permette di classificare il suo stile di attaccamento. Nel campione analizzato, circa il 65% dei cani presentava un attaccamento sicuro, il 15% un attaccamento insicuro-ansioso e il 17% un attaccamento insicuro-evitante.
Questi stili di attaccamento si distinguono in base al tipo di rapporto che c'è tra i due soggetti che fanno parte della relazione. Un attaccamento sicuro fornisce una "base sicura" che permette di esplorare il mondo con fiducia ed equilibrio, un profilo insicuro-ansioso (o ambivalente) comporta una forte paura dell'abbandono e la necessità di continue conferme basata sul profondo dubbio relativo al proprio valore. Ancora, un attaccamento insicuro-evitante si estrinseca nel mostrare una finta indipendenza, evitando l'intimità emotiva e reprimendo il bisogno di conforto.
Il team ha anche misurato diversi indicatori fisiologici come la frequenza cardiaca, la temperatura corporea, la pressione arteriosa e i livelli di cortisolo, ovvero l'ormone che consente di valutare lo stress nella saliva e nel pelo. È emerso che i cani con un attaccamento sicuro affrontano meglio le situazioni stressanti, mentre quelli con un attaccamento insicuro-ansioso reagiscono in modo più intenso.
"I nostri risultati suggeriscono che l'attaccamento ansioso nei cani è associato a risposte acute allo stress più intense, come evidenziato da un aumento della frequenza cardiaca, della temperatura rettale e delle concentrazioni di cortisolo salivare – scrivono gli esperti nel paper – Al contrario, i cani che mostravano una maggiore propensione a mantenere il contatto con il loro caregiver presentavano una frequenza cardiaca inferiore e concentrazioni di cortisolo nel pelo ridotte, suggerendo un effetto protettivo dell'attaccamento sicuro contro lo stress cronico. I nostri risultati indicano che la qualità dell'attaccamento dei cani al caregiver umano può modulare la loro risposta fisiologica allo stress, sia a breve che a lungo termine".
Nel quotidiano, questo studio ci descrive molto bene come i nostri cani per certi versi dipendano dal tipo di relazione che hanno instaurato con noi e quanto siamo stati o meno capaci di essere per loro una corretta "base sicura". La relazione con un cane spesso viene definita "specchiante", proprio perché si crea tra queste due specie un tale legame da esserci una vera e propria osmosi emozionale, come dimostrato da altri studi scientifici e, anche, effetti fisiologici come la sincronia della frequenza cardiaca tra animale e persona di riferimento.
Il modo dunque in cui ci poniamo nei confronti di Fido, il livello di equilibrio e coerenza che gli trasferiamo nelle interazioni che abbiamo con lui sono fondamentali alla sua stabilità psichica e alla sua sfera emozionale, lì dove questi studi in buona sostanza continuano a confermarci che si tratta di esseri senzienti dotati di cognizioni ed emozioni. "Al di là delle differenze nel tipo di legame, il messaggio che emerge è molto chiaro – conclude Mariti – quando un cane cerca il contatto con la persona di riferimento, rispondere in modo positivo è benefico per il suo benessere. Le carezze, la vicinanza e il contatto fisico non sono semplici gesti di affetto, ma rappresentano un importante fattore di protezione, capace di contribuire a ridurre lo stress dell'animale anche nel lungo periodo".