
Venerdì scorso, durante le prove per la parata del 2 giugno a Roma, alcuni cavalli delle forze dell’ordine sono scappati improvvisamente tra le strade del centro dopo l’esplosione di fuochi d’artificio da parte di alcuni vigili e su cui sta indagando la procura. Le immagini degli animali spaventati e lanciati al galoppo tra auto e passanti hanno rapidamente fatto il giro dei social, riaccendendo il dibattito sull’utilizzo dei cavalli in contesti urbani così rumorosi e affollati, ma anche sul coinvolgimento delle stesse forze dell'ordine nell'esplosione dei petardi.
Per capire meglio cosa può accadere nella mente di un cavallo in situazioni simili e nella parata prevista per oggi, abbiamo parlato con Elena Bajona, etologa e psicologa equina specializzata nel benessere animale e nello studio del comportamento dei cavalli, che invita a osservare questi eventi dal punto di vista dell’animale e, soprattutto, della relazione con il proprio cavaliere.
Quando i cavalli possono andare nel panico

Secondo Bajona, ciò che è successo a Roma "si poteva evitare" e sarebbe stato il risultato di un errore umano, più che di una reazione imprevedibile dei cavalli. "I cavalli possono sopportare anche situazioni del genere", spiega. "Non tutti, naturalmente, ma alcuni sono predisposti, soprattutto se vengono preparati senza coercizioni e condizionamenti, anche se chiaramente non sono situazioni piacevoli o naturali".
Il cavallo, infatti, è una specie particolarmente sensibile a ci che avviene nell'ambiente circostante. In natura è un animale spesso preda, che per milioni di anni si è quindi evoluto sviluppando una forte attenzione ai pericoli improvvisi. Rumori forti, movimenti bruschi o situazioni caotiche possono quindi attivare molto rapidamente la risposta di fuga.
"Il cavallo non ama luoghi e situazioni troppo affollati o rumorosi", sottolinea infatti Bajona. Eppure, da secoli questi animali accompagnano gli esseri umani anche in contesti estremi: dalle guerre alle cerimonie pubbliche, fino alle competizioni sportive. Non tutti, però, reagiscono e affrontano queste situazioni allo stesso modo.

Secondo l’etologa, molto dipende dal tipo di preparazione ricevuta. "La maggior parte dei cavalli delle forze dell’ordine vengono addestrati spesso con il condizionamento, sia positivo che negativo", spiega. Il condizionamento è un metodo di apprendimento attraverso cui l’animale associa un comportamento a una ricompensa oppure a uno stimolo sgradevole. È una tecnica molto utilizzata nell’addestramento animale, ma può mostrare molti dei suoi limiti soprattutto quando compare qualcosa di completamente inatteso.
"Il condizionamento non ammette imprevisti", continua infatti Bajona. "Il cavallo esce quindi dal condizionamento, in un certo senso pensa: ‘non capisco cosa sta accadendo' e nel dubbio fuggo. Secondo me è accaduto questo".
Il ruolo della fiducia tra cavallo e cavaliere

Per l’etologa, la differenza principale sta nella relazione costruita tra cavallo e cavaliere. "I cavalli andrebbero preparati anche agli imprevisti attraverso lo sviluppo di una relazione di fiducia con il proprio cavaliere", spiega. In questo modo, di fronte a qualcosa di insolito o spaventoso, il cavallo non reagisce soltanto in maniera istintiva, ma cerca un riferimento nella persona che lo guida.
"In questi casi il cavallo si rivolge al cavaliere in cerca di una risposta e si affida a lui", dice Bajona. "Il cavaliere comunica in qualche modo: ‘ci penso io', tranquillizzandolo e guidandolo".
La preparazione, quindi, non sarebbe soltanto tecnica, ma soprattutto emotiva. "Non tutti i cavalli riescono ad affrontare eventi e parate come quella del 2 giugno, soprattutto se non vengono preparati anche a livello emotivo", sottolinea l’etologa. "Ovviamente si tratta sempre di situazioni non piacevoli per gli animali e molto dipende anche dalla personalità del singolo cavallo, ma un rapporto di fiducia solido può rendere la cosa meno traumatica".
Secondo Bajona, il rapporto tra cavallo e cavaliere funziona in parte in modo simile alle dinamiche sociali presenti nei branchi naturali. I cavalli, infatti, sono animali sociali che vivono formando gruppi molto coesi, all’interno dei quali la fiducia reciproca è fondamentale per affrontare anche situazioni di pericolo.

"Sta tutto nella relazione di fiducia", spiega. "I cavalli sono animali predisposti a fare cose insieme a noi, ma hanno bisogno di fiducia e credibilità, proprio come avviene in un branco di soli cavalli".
L’etologa usa anche il paragone con la cosiddetta "coppia alfa", cioè gli individui più esperti che guidano il gruppo. "Un branco è coeso solo quando tutti hanno fiducia della coppia alfa. Devi quindi instaurare una relazione quanto più naturale possibile con loro: così il cavallo si fida e viene con te trascinando anche il resto del gruppo".
Al contrario, quando il rapporto si basa soprattutto sul controllo o sul semplice condizionamento, basta un imprevisto per far emergere paura e disorientamento. "Se il rapporto si basa sul condizionamento, il cavallo può facilmente cadere nel panico di fronte a un evento inatteso, come appunto i fuochi d’artificio dell’altra sera", aggiunge Bajona.
E in presenza di altri cavalli la situazione può diventare ancora più complessa. La fuga, infatti, tende a propagarsi rapidamente all’interno di un gruppo: se un cavallo scappa, gli altri possono seguirlo quasi automaticamente. "Un cavallo crederà e seguirà sempre più un altro cavallo che una persona se è solo condizionato", conclude l’etologa. "Se invece crei una relazione di fiducia basata sul rispetto e la credibilità possono seguire te".