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22 Settembre 2026
9:37

I cani strizzano gli occhi quando gli umani battono le ciglia: “Una forma sottile di feedback sociale”

Uno studio dell’Università di Parma dimostra che i cani modulano il battito delle palpebre in risposta ai volti umani, soprattutto della persona di riferimento. Le ricercatrici: "i cani prestano molta attenzione ai volti umani e anche comportamenti quasi impercettibili potrebbero contribuire al continuo scambio di informazioni tra un cane e una persona"

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La relazione tra cani e esseri umani ha radici antichissime, un percorso a sei zampe nel tempo e nello spazio unico al mondo che ha determinato quella che viene ormai definita una vera e propria co evoluzione.

30, 40 mila anni sono passati da quel "primo incontro" o, meglio, da quando le due specie hanno iniziato a conoscersi e frequentarsi. Paola Valsecchi, professoressa Associata del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università degli Studi di Parma insegna Etologia Applicata, Zoologia e Zoologia dei Vertebrati. Nel 2020 ha scritto un libro che è diventato un caposaldo per chi vuole conoscere il percorso evolutivo delle due specie dal titolo “Attenti ai cani. Una storia di 40.000 anni”.

Ora l'esperta ha dato alla luce insieme alle rircatrici Chiara Canori e Eleonora Biffi uno studio intitolato "Sbattere le palpebre insieme: la modulazione del battito delle palpebre nei contesti sociali cane-uomo" da cui emerge che i cani modulano il battito delle palpebre durante le interazioni sociali con gli esseri umani, sincronizzandolo in parte con quello della persona.

Abbiamo chiesto a Canori e Biffi di spiegarci più approfonditamente la ricerca e quali risultati sono stati raggiunti, nonché quali effetti hanno queste scoperte nella relazione quotidiana che milioni di persone al mondo hanno con i loro cani di famiglia.

A prima vista, sbattere le palpebre è un gesto automatico che potrebbe sembrare privo di significato. Perché avete scelto di studiare proprio questo comportamento nella relazione tra esseri umani e cani?

Ci siamo imbattuti nel comportamento di “blinking”, ovvero sbattere le palpebre, quasi per caso. Abbiamo iniziato a utilizzare il Dog Facial Action Coding System, o DogFACS, prima durante il nostro percorso di tesi magistrale e poi nel corso del dottorato. Questo sistema consente di codificare in maniera oggettiva movimenti anche molto sottili dei muscoli facciali del cane; la chiusura delle palpebre, per esempio, è codificata come AU145.

Inizialmente non eravamo interessati in modo specifico a questo comportamento: lo codificavamo insieme alle altre espressioni e movimenti facciali per descrivere in maniera oggettiva le espressioni dei cani in diversi contesti sperimentali. Abbiamo però poi notato che il battito delle palpebre era uno dei movimenti che variavano più frequentemente tra situazioni sociali e non sociali, anche in paradigmi sperimentali piuttosto diversi. Questo ci ha portato a chiederci se un comportamento generalmente considerato soltanto fisiologico potesse essere influenzato anche dal contesto sociale.

Abbiamo quindi progettato un primo esperimento nel quale, attraverso stimoli video, abbiamo isolato e standardizzato alcuni movimenti facciali, in particolare il battito delle palpebre e il leccamento del naso. Da questo lavoro è nato lo studio “If you blink at me, I’ll blink back. Domestic dogs’ feedback to conspecific visual cues”, pubblicato nel 2025. I cani sbattevano le palpebre più frequentemente quando osservavano un altro cane compiere lo stesso movimento rispetto a quando vedevano un cane che si leccava il naso o manteneva un’espressione immobile e attenta.

Quel primo risultato ci ha spinto a porci una nuova domanda: il fenomeno si estende anche dalle interazioni tra cani a quelle tra cani ed esseri umani? E la relazione sociale con la persona osservata ha un ruolo? Da queste domande è nato il presente studio.

Che cosa avete scoperto?

Abbiamo scoperto che i cani aumentavano la frequenza del battito delle palpebre soprattutto quando vedevano il proprio proprietario sbattere le palpebre, mentre non mostravano la stessa risposta di fronte a persone sconosciute.

Durante l’esperimento, i cani osservavano video preregistrati del proprietario, di una donna sconosciuta e di un uomo sconosciuto. Per ciascuna persona erano previste due condizioni: in una, la persona sbatteva le palpebre a intervalli regolari di tre secondi; nell’altra manteneva lo sguardo rivolto verso la videocamera senza sbatterle.

Naturalmente i cani sbattono le palpebre anche in presenza di persone sconosciute, perché si tratta innanzitutto e soprattutto di un comportamento fisiologico. Ciò che cambiava era la sua frequenza nelle diverse condizioni sociali. Vedere una persona sbattere le palpebre non era, quindi, sufficiente di per sé a produrre lo stesso effetto: la risposta risultava più marcata quando la persona mostrata nel video era il proprietario. Questo suggerisce che la rilevanza sociale del partner abbia un ruolo: non sappiamo ancora di preciso quale, ma speriamo di poter rispondere presto anche a questa domanda!

Ci teniamo a specificare inoltre che il risultato non dipende semplicemente dal fatto che i cani guardassero più a lungo il proprietario. Nelle analisi statistiche abbiamo tenuto conto del tempo durante il quale ciascun cane osservava lo stimolo. Abbiamo quindi valutato se i cani producessero più battiti palpebrali a parità di esposizione visiva, non soltanto se ne producessero di più perché avevano guardato più a lungo.

E questo che cosa può dirci sul loro modo di interagire con noi?

Il risultato suggerisce che i cani siano sensibili ai micromovimenti del volto umano e che la loro risposta possa dipendere dalla relazione con la persona osservata. Il proprietario non è semplicemente uno stimolo visivo come un altro, ma un partner sociale particolarmente rilevante, con il quale il cane condivide interazioni significative e quotidianità.

Il battito delle palpebre potrebbe quindi costituire una forma molto sottile di feedback sociale, collegata all’attenzione, o al coinvolgimento nell’interazione. Tuttavia, al momento non possiamo attribuirgli un significato preciso né affermare che il cane lo utilizzi intenzionalmente per comunicare un determinato messaggio.

Quando vediamo un cane sbattere le palpebre dopo aver visto il proprio umano farlo, viene spontaneo parlare di imitazione. Si tratta di questo? O di qualcos’altro?

I risultati di questo studio non consentono di parlare propriamente di imitazione: abbiamo osservato che i cani modificavano la frequenza complessiva del battito delle palpebre in funzione di ciò che vedevano e della persona mostrata nel video, ma non che riproducessero sistematicamente ogni singolo battito osservato.

I cani sbattono spontaneamente le palpebre anche in assenza di uno stimolo sociale, perché questo movimento mantiene e protegge la superficie dell’occhio. Il dato interessante non è quindi la comparsa del comportamento, ma il fatto che la sua frequenza possa essere modulata dal contesto.

Facendo riferimento a questo lavoro, quindi, parliamo più di “risposta socialmente modulata” piuttosto che di imitazione.

Avete osservato un aumento della frequenza del battito delle palpebre, ma non una vera sincronizzazione temporale tra cane e persona. Che differenza c’è tra questi due fenomeni e perché è importante non confonderli?

L’aumento della frequenza indica che, durante una determinata condizione, il cane sbatte complessivamente le palpebre più spesso (quindi il numero dei “blink” è maggiore). La sincronizzazione temporale richiede invece qualcosa di più specifico: i battiti del cane dovrebbero verificarsi con una probabilità maggiore immediatamente dopo quelli della persona. Nel nostro studio abbiamo riscontrato il primo fenomeno, soprattutto quando i cani osservavano il proprietario, ma non abbiamo trovato prove di una precisa coordinazione temporale tra ciascun battito umano e quello del cane.

Questa distinzione è importante perché i due fenomeni potrebbero dipendere da meccanismi diversi: mentre la frequenza del battito palpebrale può essere influenzata dalla rilevanza sociale, dall’attenzione o dal coinvolgimento generale; la sincronizzazione potrebbe emergere in una situazione di interazione reciproca e “live”, senza l’uso di stimoli preregistrati, come quelli utilizzati da noi in questo lavoro.

Cosa ci dice questo studio sulla comunicazione tra cani e persone?

Lo studio suggerisce che un comportamento apparentemente semplice e automatico possa essere influenzato dal contesto sociale. I cani sembrano sensibili al battito delle palpebre degli altri individui e la frequenza del loro stesso battito può cambiare a seconda della persona che stanno osservando.

Non possiamo ancora dire che il cane sbatta deliberatamente le palpebre per trasmettere un messaggio specifico, possiamo però considerare questo comportamento come un segnale potenzialmente informativo e socialmente modulato, che potrebbe fornire un feedback molto sottile sull’attenzione, o sul coinvolgimento del cane in determinati contesti e/o con specifici partner sociali.

Più in generale, i risultati mostrano che la comunicazione tra cani e persone è molto più complessa e sfumata dei comportamenti più evidenti, come lo scodinzolio, le vocalizzazioni, i movimenti del corpo o il contatto visivo: anche movimenti minimi del volto possono contribuire alla regolazione dell’interazione.

Quale messaggio vorreste trasmettere alle persone che vivono con un cane attraverso questo studio?

Il messaggio più importante è che non bisogna attribuire a ogni singolo battito delle palpebre un significato specifico e immutabile. Il nostro studio non dimostra che, ogni volta che un cane sbatte le palpebre, stia cercando di “dirci” qualcosa.

Mostra però che i cani prestano molta attenzione ai volti umani e che anche comportamenti quasi impercettibili, potrebbero contribuire al continuo scambio di informazioni tra un cane e una persona.

L’invito, quindi, è a osservare il cane nel suo insieme e nel contesto dell’interazione, senza trasformare un singolo gesto in una sorta di vocabolario: la comunicazione nasce pur sempre dalla combinazione di molti segnali, scambi e soprattutto dalla situazione in cui compaiono e dalla relazione tra i due (o più) individui.

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