
Un pulcino di berta aveva nello stomaco 894 frammenti di plastica, per un peso complessivo di 64,2 grammi. È il record registrato nell'ambito di uno dei più lunghi studi mai condotti sull'ingestione di plastica da parte degli uccelli marini. Il dato arriva da Lord Howe, isola australiana nell'Oceano Pacifico, dove i ricercatori di Adrift Lab studiano da 15 anni la quantità e il tipo di plastica ingerita dai giovani di berta zampecarnicine (Ardenna carneipes).
Lo studio, pubblicato sulla rivista Earth's Future, mostra però soprattutto l'andamento allarmante registrato negli ultimi anni. Nel 2012 il record era di 276 frammenti, che pesavano 64,1 grammi. Quel valore è rimasto imbattuto per più di un decennio, fino al 2023, quando una giovane berta ne aveva ingeriti 403. Nel 2024 il record è salito a 407, per poi arrivare agli 894 nel 2025: le berte stanno mangiando sempre più plastica.
Il peso della plastica contenuta nello stomaco del pulcino che ha ingerito 894 frammenti equivale a oltre il 15% del peso corporeo di una giovane berta. Per avere un'idea delle proporzioni, sarebbe come trovare 12 chilogrammi di plastica nello stomaco di una persona di 80 chilogrammi.
Perché le berte mangiano la plastica

Le berte e altri uccelli marini non scelgono consapevolmente di mangiare la plastica. Gli uccelli marini utilizzano infatti soprattutto l'olfatto per individuare le aree dell'oceano dove trovare cibo, nel caso delle berte perlopiù piccoli pesci e calamari. Quando però un frammento di plastica rimane a lungo in acqua, sulla sua superficie possono svilupparsi alghe, batteri e altri organismi. Questo rivestimento, chiamato biofilm, può produrre dimetilsolfuro, o DMS, una sostanza dall'odore associato dalle berte alla presenza di prede.
La plastica può quindi diventare quindi una vera e propria trappola olfattiva: può avere caratteristiche visive simili a quelle di una preda e, dopo essere rimasta in mare, può anche assumere l'odore che gli uccelli associano al cibo.

Nel caso delle giovani berte c'è poi un passaggio ulteriore e forse ancora più drammatico. Sono soprattutto i genitori a raccogliere la plastica in mare e a portarla inconsapevolmente ai nidi. I pulcini vengono poi nutriti con i rifiuti direttamente rigurgitati nel loro becco dagli adulti. La plastica ingerita può così riempire lo stomaco senza fornire naturalmente alcun nutrimento e può contribuire al deterioramento delle condizioni fisiche degli pulcini, che spesso muoiono ancor prima di spiccare il loro primo volo.
La plastica ingerita dagli uccelli è in aumento

I risultati dello studio sottolineano che il numero di uccelli che mangiano plastica, rispetto a quelli che non la ingeriscono, è rimasto relativamente stabile in proporzione. Ciò che è aumentata rapidamente, invece, è la quantità di plastica che ingerisce ogni singolo individuo. Il monitoraggio a lungo a termine (circa 15 anni) ha infatti permesso per la prima volta di poter calcolare l'andamento negli anni, riuscendo a distinguere una normale oscillazione annuale da un cambiamento più profondo.
All'interno dello stomaco degli uccelli sono stati trovati anche oggetti facilmente familiari, come tappi di bottiglia, oltre ai piccoli granuli di plastica utilizzati come materia prima dall'industria, chiamati nurdles, purtroppo ormai onnipresenti anche tra i granuli di sabbia delle nostre spiagge. La scarsità di prede può inoltre spingere gli adulti a essere meno selettivi durante la ricerca di cibo, aumentando così il rischio che raccolgano anche materiali non commestibili.

Il dato dei 894 frammenti racconta comunque qualcosa che va ben oltre il caso estremo di un singolo uccello. Mostra quanto sia cambiato il rapporto tra la fauna marina e un materiale che ormai raggiunge praticamente ogni ambiente oceanico, persino nelle profondità degli abissi. Ma soprattutto ci dice ancora una volta che stiamo facendo troppo poco per ridurre l'inquinamento da plastica e migliorare la gestione e il riciclo dei rifiuti. E purtroppo, le conseguenze di tutto questo per gli uccelli marini e non solo sono già drammatiche.