
Oggi in tanti apriremo pagine di siti, compreso questo, per partecipare alla celebrazione degli animali. Proprio oggi, certo, visto che è la Giornata internazionale dedicata alle altre specie. Osserveremo foto, leggeremo riflessioni, ragioneremo un po' sui numeri devastanti delle specie che stiamo facendo estinguere, di quelle che massacriamo con l'allevamento intensivo e pure di altre che ci sono più vicine ma che abbiamo confinato nei canili e nei gattili, abbandonati a un "fine pena mai".
Poi domani si volterà pagina, si scrollerà su altro e tutto rimarrà come era ieri. Accade del resto per tanti eventi che riguardano la nostra specie, figuriamoci se riguarda individui cui ancora si stenta a riconoscere emozioni e cognizioni. Eppure si è sentita la necessità di istituire una giornata dedicata a loro, quando questi ultimi di certo non hanno alcuna necessità di essere ricordati ma forse preferirebbero che il peggior predatore esistente sul pianeta Terra, l'uomo, si scordasse definitivamente di loro.
Sarebbe utile ragionare su qualcosa che può davvero riguardarci, allora, se proprio si vuole perorare la causa della necessità di aprire davvero gli occhi su quanto la visione antropocentrica abbia portato a una devastazione che riguarda anche noi. E basterebbe pensare anche solo al concetto di One Health, se solo non fosse uscita da poco un'indagine che ci ha fatto sapere che il 74% degli italiani non ne ha mai sentito parlare. Ciò su cui dovremmo oggi riflettere, allora, è su come cambiare noi rispetto alle altre creature che abitano il mondo più che continuare a parlare di loro (cosa che facciamo e continueremo a fare, comunque!) e già solo prendere coscienza che la nostra salute è interconnessa con la loro è evidente che rappresenta un primo passo ancora da fare.
E' disturbante a tratti doverlo di nuovo ripetere, soprattutto dopo gli anni della pandemia dove la parola zoonosi sembrava essere entrata nel linguaggio comune. Ma forse il problema è che è davvero culturalmente complesso per homo sapiens, cresciuto come dominatore della Terra, accettare che la sua salute dipenda da quella che ha sempre considerato degli esseri inferiori. Ma visto che puntare alla salvaguardia della propria specie sembra essere l'unica possibilità per rispettare anche le altre, è ora di accettarlo nel 2026 dopo Cristo: non esiste una salute umana separata da quella degli altri animali e dall'ambiente in cui tutti viviamo.
Lo abbiamo provato già sulla nostra pelle e in tutto il mondo con la Covid-19 che è stato un fenomeno globale e non qualcosa di avulso e lontano da noi, come la peggiore epidemia di ebola che in questo esatto momento e da tempo sta affliggendo la Repubblica Democratica del Congo dove sono stati superati i 6.000 casi e ci sono almeno 3.000 morti. Lo possiamo osservare nel quotidiano anche con la resistenza agli antibiotici, che è una delle più gravi minacce sanitarie globali: i batteri evolvono diventando capaci di sopravvivere ai farmaci creati per eliminarli. Ed è un altro fenomeno rappresentativo della connessione tra esseri umani, animali e ambiente, poiché i batteri resistenti non rispettano i confini di specie.
E poi siamo i principali artefici di altri cataclismi, come la distruzione degli habitat, l'inquinamento, la perdita di biodiversità e il tanto citato cambiamento climatico che ormai è talmente sdoganato da sembrare meno pericoloso. La realtà dei fatti è che ogni volta che alteriamo gli equilibri che consentono a tutte le specie di abitare il Pianeta, prima o poi qualcosa ci torna indietro e manco ci accorgiamo che a pagarne le conseguenze siamo anche noi.
E allora in una giornata dedicata in tutto il mondo agli animali e che in Italia è anche diventata da poco festa nazionale in onore di San Francesco, patrono delle altre specie del creato, noi continuiamo a raccontare quanto siano belli e quanto li amiamo ma delle loro vite, globalmente, poco ci interessiamo perché fondamentalmente non stiamo attenti manco alle nostre.
Il 4 ottobre potrebbe essere allora un'occasione per fare un passo simile a quello che facciamo ogni giorno, ovvero mettere noi umani al centro, ma per capire che se non proteggiamo gli altri animali non riusciremo nemmeno noi a continuare a vivere sulla Terra. Forse questo davvero potrebbe cambiare il modo in cui guardiamo le altre specie, riponendoci al centro ma in modo diverso. Mai avrei pensato di dover puntare all'antropocentrismo come chiave di volta per la tutela della fauna, ma anni di informazione su questo tema mi hanno portato oggi al sentire che forse la vera celebrazione degli animali dovrebbe cominciare proprio quando smettiamo di celebrarli. E iniziamo davvero a rispettarli.