
A Genova sta per succedere qualcosa che è già accaduto in diversi Comuni italiani. Il Consiglio comunale ha approvato la proposta di istituzione del Garante per la tutela e il benessere degli animali, dopo il passaggio favorevole in commissione consiliare. Si tratta di una proposta che ora dovrà completare l’iter formale in aula a Palazzo Tursi per diventare pienamente operativa, ma che ha la strada spianata avendo ottenuto il primo placet all'unanimità praticamente.
In una città al centro della scena politica per la presenza di una Sindaca di centro sinistra che ha cambiato le carte in tavola dopo lunghi anni di potere del centro destra, Silvia Salis sta procedendo dritta verso una strada che indica l'attenzione a temi messi sempre in secondo piano in passato, come del resto ha fatto quando appena nominata come Prima cittadina della Superba ha inaugurato l'ufficio comunale per i diritti Lgbtqia+, l'introduzione dell'identità Alias per i dipendenti comunali e il formale riconoscimento dei figli delle coppie di due mamme.
Ora l'attenzione è stata finalmente rivolta ai diritti degli animali, in una città dalla grande vocazione animalista in cui solo guardando la popolazione canina risulta esserci un 1 cane ogni 3,1 cittadini secondo i dati Istat del 2023 che corrispondono ancora all'attuale numero di cittadini e animali iscritti all'anagrafe canina. Si tratta di una densità molto alta, circa il doppio rispetto alla media nazionale italiana, che si attesta intorno a 1 cane ogni sei abitanti.
L'istituzione del Garante arriva infatti nel capoluogo ligure con un forte ritardo, appunto in una città così amante degli animali e in cui questi ultimi fanno da collante ai rapporti sociali. Arriva anche in un momento complicato per il canile comunale, messo sotto la luce dei riflettori da una recente ispezione che ha portato a un blitz a sorpresa dei Carabinieri del Nucleo Cites, con l'allontanamento di diversi animali contestato dall'associazione di riferimento, U.N.A., sostenuta da gran parte dei cittadini che frequentano la struttura che lamenta la mancanza di dovuta attenzione proprio da parte delle istituzioni locali sulle necessità stringenti di cui c'è bisogno per curare gli animali presenti.
In questo scenario, dunque, Genova avrà un garante che dovrà affrontare questioni importanti che non riguardano poi i soli animali d'affezione ma che si troverà in una regione dove, ad esempio, la caccia avviene ancora all'ordine del giorno per le caratteristiche del territorio. La Liguria possiede infatti l'indice di boscosità più alto d'Italia, fattore che storicamente ha concentrato una forte pressione venatoria in spazi ridotti e l'entroterra genovese ne è un esempio.
Basti pensare, del resto, che l'attuale senatore Francesco Bruzzone, genovese d'origine e per 23 anni consigliere della Lega in Liguria nonché vice presidente della Regione, è stato da sempre espressione della lobby della caccia, essendo egli stesso cacciatore in primis e diventando uno dei firmatari e promotori dell'attuale Disegno di Legge 1572 che ha già ricevuto l'approvazione del Senato e che trova parere del tutto sfavorevole da parte delle associazioni ambientaliste e animaliste, della Commissione europea e di chi spinge in generale per la tutela degli animali selvatici in Italia.
Premesso tutto questo, dunque, il compito del garante genovese sarà oneroso e delicato ancora di più rispetto ad altri Comuni ma, ancora una volta, sarà senza portafogli. Perché questo è un nodo fondamentale di questa figura che di politico in senso stretto dovrebbe in realtà avere ben poco dal punto di vista del tendere da una parte o da un'altra delle istanze che possono arrivare sia da sinistra o da destra, qualora abbiano poco a che fare con il precipuo interesse degli animali. Ma il vero problema sorgerà quando le richieste arriveranno appunto da cittadini e volontari soprattutto e non si avrà però la forza economica per poter rispondere concretamente a situazioni che meritano fondi per essere supportate e finanziate.
L'attuale scenario nazionale infatti racconta questo, in buona sostanza: tutti i garanti non hanno un budget a disposizione, a parte magari dei rimborsi spese. I capitolati di spesa sul fronte degli animali eventualmente da investire vanno nell'alveo dei singoli bilanci e un'eventuale richiesta del garante non è mandatoria, proprio per la tipologia di figura che ha un ruolo meramente di mediatore tra le istituzioni politiche e la cittadinanza.
La delibera genovese non si distanzia, ad ora, da quelle simili che ci sono ad esempio a Napoli, Roma o Milano. Sono definite le funzioni della figura che impegnano il garante a dover prendere nota delle segnalazioni, avere un ruolo di vigilanza sul rispetto delle norme sul benessere animale, fare appunto da raccordo tra Comune, servizi veterinari, Polizia Locale e associazioni e poi dedicarsi alla promozione di iniziative e progetti per il miglioramento delle condizioni degli animali in città. Tutto ciò il soggetto che sarà incaricato lo farà gratis e nella media dei casi chi ricopre questa figura, chiaramente, nella vita deve avere un lavoro che gli consenta di guadagnare, altrimenti non potrebbe chiaramente vivere normalmente come facciamo tutti. Va da sé che l'impegno, anche se massimo, è sempre relativo rispetto a funzioni il cui carico è evidente anche solo nel rileggere l'elenco minimo che abbiamo appena fatto delle mansioni che spettano al garante.
I garanti degli animali nel nostro Paese sono e rimangono, qualora anche a Genova non vi sarà l'attribuzione di un budget dedicato, un organo di indirizzo e coordinamento ma senza potere di spesa proprio, quindi privo di autonomia finanziaria. Eventuali risorse per le attività connesse rimarranno allocate nei capitoli ordinari del Comune, in particolare quelli dell’area ambiente e tutela animali, e questi soldi sono gestiti dagli uffici competenti secondo le procedure amministrative ordinarie. Si entra così in un reticolato di interventi generali che troppo raramente nel nostro Paese vengono poi investiti davvero nella tutela degli animali. La percezione pubblica, poi, è ancora irrilevante e poco emerge questa figura nel dibattito cittadino. Anzi, in ogni città in cui c'è già un garante, spesso le persone che si rivolgono a questa figura nemmeno è al corrente che non ha un vero e proprio potere di decisione, portando a giudizi sommari sulla persona e a fratture poi che si riflettono direttamente sull'istituzione che continua ad essere percepita come carente e assente.
La speranza, dunque, lì dove si ritiene fondamentale che anche nel capoluogo ligure si sia data valenza all'istituzione del garante, emerga questa esigenza di dare maggiore valore al ruolo e che non rimanga una figura di facciata, spesso anche abbandonata a se stessa come accade del resto a quasi tutte le tematiche che riguardano il benessere degli animali da nord a sud dello Stivale.