
Un alveare è formato da una sola regina, alcune centinaia di fuchi (i maschi dell’ape da miele) e decine di migliaia di api operaie, ognuna con compiti diversi. Ma si può guardare a questa società di insetti eusociali anche da una prospettiva completamente diversa: e se tutte queste api fossero in realtà le parti di un unico grande organismo? È l'idea approfondita in un nuovo studio pubblicato recentemente su Insectes Sociaux da Hannes Bonhoff e Heikki Helanterä.
I ricercatori propongono di considerare una colonia di api come un vero "superorganismo", cioè un'unica entità composta da tanti individui talmente dipendenti gli uni dagli altri da funzionare, sotto molti aspetti, come un unico grande organismo.
Il concetto non è in realtà nuovo. Già all'inizio del 900 si parlava di "superorganismi" per descrivere le società di insetti come api e formiche e fu poi sviluppato e reso popolare anche dal celebre naturalista Edward O. Wilson, uno dei padri della sociobiologia. Insieme a Bert Hölldobler, Wilson dedicò al tema anche il libro Il superorganismo. Semplificando un po', l'idea è che le colonie di questi insetti possono essere viste come sistemi in cui i singoli individui svolgono funzioni paragonabili, con le dovute differenze, a quelle delle cellule di un corpo.
Un solo organismo fatto da migliaia singole api

La novità di questo nuovo studio sta soprattutto nel prendere questa analogia molto sul serio. Secondo gli autori, infatti, una colonia di api può essere interpretata come un organismo che nasce, cresce, raggiunge l'età adulta, si riproduce, invecchia e infine muore.
Le operaie rappresentano in un certo senso il "corpo" del superorganismo, mentre la regina svolge la funzione di organo riproduttivo. Quando cambia la regina, secondo questa interpretazione, non stiamo semplicemente sostituendo un individuo all'interno della stessa colonia: nasce una nuova generazione del superorganismo, geneticamente distinta dalla precedente.

Anche la sciamatura assume così un significato diverso. Quando arriva il momento di riprodursi, la vecchia regina lascia l'alveare insieme a migliaia di operaie per cercare una nuova casa. Nel vecchio nido rimangono invece altre api e una nuova regina. Vista dal punto di vista del superorganismo, questa divisione assomiglia a una forma estrema di investimento nella generazione successiva. Il "figlio" eredita infatti un alveare già pronto, scorte di cibo e migliaia di operaie, mentre la "mamma" affronta i rischi legati alla ricerca di una nuova casa.
Le vecchie operaie possono inoltre continuare per un certo periodo a sostenere la nuova generazione, nutrendola, proteggendola e trasmettendo informazioni sulle migliori fonti di cibo attraverso la celebre danza delle api. Per gli autori, anche questi comportamenti possono essere interpretati come una forma di cura parentale da parte dell'intera colonia.
Perché questa prospettiva può essere utile

Non si tratta soltanto di un esercizio teorico. Considerare ogni generazione della colonia come un "individuo" distinto potrebbe cambiare il modo in cui studiamo la longevità e la salute degli alveari e la loro capacità di affrontare parassiti come Varroa destructor, piccolo acaro che rappresenta uno dei problemi principali per le api a miele allevate in tutto il mondo.
È un punto importante perché per molto tempo è stata utilizzata anche un'altra interpretazione. Nel suo libro Le società degli insetti del 1971, Wilson considerava una nuova regina che sostituisce quella precedente come parte della stessa colonia. Poiché operaie e regine possono essere continuamente rimpiazzate, da questa prospettiva la colonia potrebbe essere considerata almeno teoricamente "potenzialmente immortale", un po' come un organismo che rinnova continuamente le proprie cellule.

Gli autori suggeriscono che questa prospettiva possa aiutare molto a ripensare alcune pratiche dell'apicoltura moderna, come la sostituzione artificiale delle regine o la prevenzione della sciamatura. Il lavoro è però soprattutto una proposta concettuale e non dimostra direttamente se e come queste pratiche possano avere effetto sulla salute e la sopravvivenza di una colonia.
L'idea centrale resta affascinante proprio perché cambia la scala con cui osserviamo un alveare. Ogni ape rimane naturalmente un insetto indipendente (anche se relativamente, visto che solo la regina può riprodursi e non può sopravvivere da sola), ma tutte insieme migliaia di api coordinano l'alimentazione, la difesa della colonia, la temperatura delle arnie e la riproduzione a tal punto da comportarsi, sotto molti aspetti, proprio come le cellule e gli organi di un unico grande animale.