
Quando muoiono persone importanti, note o meno che siano, si apre nell'anima di chi le ha amate una ferita che guarisce in base a un tempo che suona in maniera diversa: il lutto è un viaggio che ognuno fa a suo modo, senza un libretto di istruzioni che valga per tutti. E se quella persona poi ha dedicato la vita alla collettività, allora la sua scomparsa diventa un argomento degno di essere riportato sui media.
Quando muore un cane che è stato profondamente amato e rispettato, le cose non sono diverse in fondo, riconoscimento pubblico a parte. E ci sono cani, poi, che riescono a essere delle vere e proprie guide per persone e loro simili di cui non si dà notizia, appunto, ma che invece meritano di essere ricordati per quello che hanno fatto e sono stati. Ed è per questo che ora che Achille se ne è andato, voglio raccontarvi la sua vita e quanto è riuscito a donare a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

Achille non era un "cane di famiglia", così come nell'immaginario collettivo si definisce uno dei tanti quattro zampe che vivono nelle nostre case. Era un Pastore Tedesco che era stato accolto a circa un anno nel rifugio "L'emozione non ha voce" di Luigi Carrozzo. L'incontro tra i due è stato l'inizio di una profonda amicizia, di un legame unico che ha concesso a tutti gli ospiti che sono arrivati poi nell'oasi sulle colline di Napoli di trovare due padri e avere la grande fortuna di essere cresciuti imparando da entrambi come stare al mondo.
Achille era quello che in cinofilia gli istruttori e gli educatori definiscono "cane tutor" ma, a differenza di quello che si crede, a lui nessun umano aveva insegnato nulla: aveva una naturale capacità di essere sempre disponibile, gentile, attento alle necessità di cani e persone, pronto ad accogliere cuccioli e cani adulti per dargli i giusti consigli per affrontare la vita dopo abbandoni e soprusi che avevano subito prima di arrivare da Carrozzo.
Se si chiede a Luigi chi era Achille, del resto, risponde che era il vero fondatore del rifugio, il re de "L'emozione non ha voce" e che grazie a lui gli altri cani riuscivano ad ambientarsi e a sentirsi parte di quella grande famiglia che è il "rifugio dal volto umano". Così, infatti, viene anche chiamato quel luogo dove generazioni di volontari animalisti e cinofili di tutta la Campania e anche da fuori regione hanno avuto la gran fortuna di poter incontrare entrambi, di vederli arrivare all'entrata sempre insieme, felici di aprire le porte a chi ha voluto dedicare del tempo a conoscere i cani e passare del tempo con loro.
Achille se ne è andato ieri sera, dopo 15 anni in cui ha vissuto libero di essere quello che era, dedicandosi con impegno a coordinare arrivi e adozioni di suoi simili insieme a Luigi e regalando a chiunque lo abbia incontrato la sensazione meravigliosa di essere accanto a un essere speciale. Achille ha vissuto una vita degna di questo nome, piena di esperienze e fondata sull'enorme rispetto che Luigi ha sempre avuto per lui, riconoscendogli un ruolo fondamentale in un contesto in cui la sua presenza portava serenità a tutti gli animali presenti e alle persone che lo hanno conosciuto.
Nella foto che segue, Achille è insieme a Giulai. E' la cagnetta che ho adottato un anno fa dal rifugio di Carrozzo e anche per lei il "re" è stato un padre putativo che si è dedicato, nonostante l'età avanzata, a darle dritte importanti. Grazie a lui la piccola meticcia, trovata a un mese abbandonata in strada e accolta da Luigi, ha avuto l'affetto e le basi educative che sua mamma non aveva potuto darle, strappata troppo piccola da chi l'aveva partorita.
E' solo una foto per tanti che la guarderanno, ma sono certa che per molti altri rappresenterà invece chiaramente ciò che Achille è sempre stato: un faro, una guida, un cane che riusciva a "parlare" il linguaggio umano e canino sapendo dire sempre la cosa giusta.

Quando Achille ha salutato per l'ultima volta il suo umano, intorno a loro c'erano tutti gli altri cani raccolti in un silenzio carico di amore. Oggi invece ovunque nei gruppi sui social dedicati al volontariato animalista e sugli account personali ci sono le parole di vicinanza a Luigi delle tante persone che hanno incontrato e amato quel Pastore Tedesco dal cuore grande e dall'intelligenza sopraffina.
Il rifugio dal volto umano però non ha perso il suo re. Il suo ricordo è un lascito che continuerà nel tempo, perché Achille ci ha insegnato qualcosa di indimenticabile: aver vissuto una vita piena d'amore dato e ricevuto vuol dire anche rimanere nei pensieri di chi hai amato. E che si tratti di una persona o di un cane come lui, la sua storia ci impone una riflessione al di là del dolore: siamo tutti parte di un viaggio che, chissà, dove adesso continua per un amico sincero e fedele come quel cucciolone di un anno che arrivò a "L'emozione non ha voce" con una bandana al collo e un "sorriso" che non ha mai perso nel corso della sua esistenza.
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