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21 Luglio 2026
11:13

L’amicizia tra Ulisse e Argo, “La storia definitiva sui cani”: così Nolan descrive la sua Odissea

Christopher Nolan definisce l'Odissea "la storia definitiva sui cani", mettendo al centro il legame tra Ulisse e Argo. Dal poema alla scienza, il film celebra la fedeltà e l'attaccamento che uniscono cane e uomo per tutta la vita.

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La scena dell'ultima carezza di Ulisse ad Argo nel film "Odissea"

“The ultimate dog story”: “la storia definitiva sui cani”. E' così che Christopher Nolan ha definito il suo ultimo film, la riproposizione sul grande schermo de "L'Odissea" di Omero. E' accaduto durante un'intervista  al "The Late Show with Stephen Colbert", in cui il regista americano ha messo in luce quella che è la chiave di volta di tutta la pellicola, dal suo punto di vista: la relazione tra Ulisse e il suo cane Argo.

La storia di Ulisse e Argo

Nel viaggio epico dell'eroe greco che deve ritornare a casa dopo vent'anni anni, dieci da quando ha lasciato Itaca per partecipare alla guerra di Troia, Nolan richiama gli spettatori a vedere oltre le battaglie, le sirene e i ciclopi e anche i rapporti umani per concentrarsi su quella che è la relazione delle relazioni, ovvero il legame ancestrale tra cane e uomo. Un rapporto unico che viene narrato dalla notte dei tempi con le stesse, potenti caratteristiche a prescindere da chi le vive e in quale epoca si svolge: affetto, amore, fiducia e profonda lealtà.

L'amicizia tra Ulisse e Argo è l'esempio storico più noto e famoso in assoluto, un racconto che prende vita nel Libro XVII dell’Odissea in cui Omero scrive:

Nel mentre un cane,

che giaceva lì nei pressi, alzò la testa e le orecchie:

era Argo, il cane del valoroso Odisseo, che un tempo

l’eroe allevò e nutrì ma senza goderne, poiché dovette

partire per la sacra Ilio. Un tempo i giovani lo portavano

a caccia di capre selvatiche, di cervi e di lepri; ma ora,

senza il padrone, egli giaceva abbandonato in disparte

in un mucchio di sterco di muli e di buoi,

che si ammucchiava sino a quando i servi di Odisseo

non lo portavano via per concimare i campi.

Qui il cane Argo giaceva, tutto pieno di zecche.

Quando l’animale sentì che Odisseo era vicino,

mosse la coda e abbassò entrambe le orecchie,

ma non riuscì ad accostarsi al padrone.

Odisseo distolse lo sguardo e si asciugò una lacrima

di nascosto da Eumeo e poi gli domandò:

“Eumeo, questo cane che giace nel letame fa impressione:

a me sembra bellissimo ma non so dire bene

se oltre che bello era altrettanto veloce a correre

o se era invece come quei cani da mensa

dei signori, che i padroni allevano per vanità”.

E tu, porcaro Eumeo, così gli rispondesti:

“Questo è il cane di un uomo che è morto lontano.

Se nel corpo e nelle azioni fosse com’era

quando Odisseo lo lasciò veleggiando per Troia,

ti stupiresti nel vederne la velocità e la forza.

Nel folto della foresta profonda non gli sfuggiva

nessuna preda, era esperto nel fiutare le tracce.

Ora la sventura lo ha colto: il padrone è morto lontano,

le donne disattente non si prendono più cura di lui.

Quando i padroni non comandano più,

i servi non hanno più voglia di lavorare.

Zeus, il signore del tuono, toglie all’uomo

metà della sua virtù, quando lo rende schiavo”.

Così disse ed entrò nella bella dimora;

andò verso la sala, tra i nobili pretendenti.

E la morte oscura scese su Argo, che aveva

potuto rivedere Odisseo, dopo venti anni.

La carezza di Ulisse ad Argo nel film di Nolan non c'è nel poema

Nel film di Nolan accade però quello che Omero non ha voluto che succedesse: Ulisse si avvicina ad Argo e lo accarezza, accompagnandolo così verso il suo ultimo viaggio. Si tratta di una scena che è strettamente collegata ad un'altra, ovvero a quando si vede il cane ancora cucciolo nelle braccia dell'eroe che di lì a poco andrà via, per tenere fede al giuramento verso Menelao di riprendere Elena che ha scelto di fuggire con Paride a Troia, spinta da un'amore in cui c'è lo zampino della dea Afrodite che aveva promesso a Paride la donna più bella del mondo.

Mentre Ulisse abbandona a malincuore la sua isola, non sapendo ancora che passeranno vent'anni prima di ritornare a Itaca, Argo rimane lì e la sua vita fino a quando diventa anziano è come è descritta nel passaggio che abbiamo riportato sopra: un cane che vive in libertà, in fondo. E questo aspetto viene del tutto dimenticato quando si parla di questo spaccato del grande poema omerico, con uno sguardo sempre legato solo all'aspetto umano di questa relazione o almeno a ciò che in noi provoca emozioni intense, pensando al legame spezzato con Ulisse.

Ciò che si legge tra le righe, però, è ciò che il porcaro racconta ad Odisseo: "Ti stupiresti nel vederne la velocità e la forza.Nel folto della foresta profonda non gli sfuggiva nessuna preda, era esperto nel fiutare le tracce". E' un passaggio meraviglioso, che rende giustizia a un cane in quanto tale che ha potuto esprimere le sue vocazioni, pur senza mai dimenticare quell'uomo con cui si erano in fondo giurati eterna fedeltà. E Ulisse nemmeno lo ha mai scordato, tanto che è il primo a cui torna in qualche modo, prima ancora di incontrare Penelope e Telemaco, sebbene nel poema non gli si avvicini per non farsi riconoscere dai Proci che intanto hanno occupato la sua casa e preso possesso del suo regno: ma è di lui che chiede e che saluta da lontano. E solo in quel momento il cane si lascia andare alla morte.

La fedeltà nei cani: un legame di attaccamento che dura tutta la vita

Il sentimento di fedeltà è quello più scontato in assoluto quando si pensa ai cani. Una convinzione comune è che il cane sia fedele solo a chi lo nutre, ma le cose non stanno così e sono diversi gli studi scientifici negli ultimi anni che hanno avvalorato invece una tesi diversa che si basa sul concetto di attaccamento. Quello tra persona e cane è un legame sociale vero e proprio, dovuto a un rapporto tra due specie unico al mondo tanto che si parla di "co evoluzione". Uno studio del 2016 già descriveva il concetto di fedeltà in termini fisiologici, ovvero spiegando cosa accade dentro di noi e nel cane: aumentano i livelli di ossitocina, l'ormone protagonista dell'attaccamento, e il contatto visivo e le carezze rafforzano il legame.

I cani instaurano dunque autentici legami di attaccamento con gli esseri umani e se proprio vogliamo fare un confronto, si può paragonare a quello che fanno i bambini nei confronti di chi li cura. La fedeltà dura per sempre, come sembra suggerire la storia tra Ulisse e Argo? E' bene dire che cani possono formare nuovi legami quando cambiano famiglia o caregiver ma è anche importante sapere che hanno una lunga memoria e che non dimenticano affatto chi li ha amati né, tantomeno, chi li ha maltrattati. Secondo un altro studio sulla capacità di ricordare dei cani, infatti, si parla ormai serenamente nel campo scientifico di memoria a lungo termine e il ruolo dell'olfatto è fondamentale come sempre nella vita dei nostri compagni a 4 zampe: è la loro via principale per conoscere e riconoscere il mondo e coloro che ci passano attraverso.

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