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2 Settembre 2026
15:48

Abbattere i lupi riduce davvero le predazioni sugli animali d’allevamento?

Un nuovo studio ha provato a rispondere a questa domanda dimostrando che abbattere i lupi non riduce necessariamente le predazioni: gli effetti sono molto imprevedibili e in alcuni casi il rischio può persino aumentare. Gli studi disponibili oggi dicono che non ci sono evidenze solide per considera gli abbattimenti una strategia efficace.

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Abbattere i lupi non sempre riduce le predazioni sugli animali d'allevamento

Un altro lupo è stato abbattuto in Alto Adige, a Marebbe, grazie a un decreto emanato dalla Provincia autonoma di Bolzano. Il predatore è stato ucciso in risposta a ripetuti attacchi agli animali allevati dell'alpeggio Fojedöra, dove nelle settimane precedenti erano state documentate diverse predazioni ai danni di pecore e capre. È il secondo lupo abbattuto nella stessa zona: il primo era stato ucciso nel luglio scorso.

L'obiettivo dichiarato è quello di evitare ulteriori perdite e danni agli allevatori, un problema reale che non va di certo ignorato o minimizzato. Ma c'è una domanda che viene prima di tutte le altre e che non sempre ci si pone: uccidere i lupi riduce davvero le predazioni?

La risposta che arriva dagli studi oggi disponibili è meno semplice e intuitiva di quanto potrebbe sembrare. E un nuovo lavoro pubblicato recentemente sulla rivista Conservation Science and Practice aggiunge un importante elemento a questo acceso dibattito: gli abbattimenti, almeno sulla base delle evidenze oggi disponibili, non possono essere considerati uno strumento affidabile per ridurre le perdite degli allevamenti.

Abbattere i lupi: cinque studi, cinque Paesi, nessuna risposta semplice

La ricerca, coordinata da Adrian Treves dell'Università del Wisconsin-Madison, ha messo a confronto cinque studi condotti in Slovenia, Stati Uniti, Slovacchia, Lettonia e Israele. Gli autori hanno selezionato solo i lavori che rispettavano determinati criteri di qualità metodologica e che permettevano quindi di valutare con una certa precisione cosa fosse successo davvero negli allevamenti dopo all'abbattimento di alcuni lupi.

Il risultato è particolarmente interessante perché non conferma l'idea apparentemente logica e intuitiva secondo cui meno lupi significhi automaticamente meno predazioni. Nei cinque casi analizzati gli effetti sono stati infatti molto variabili. A volte le perdite sono effettivamente diminuite, altre non sono cambiate in maniera significativa e in altri casi le predazioni sono addirittura aumentate. Il risultato complessivo più evidente è stato perciò proprio l'assenza di un effetto positivo evidente, mentre quelli indesiderati sono più comuni.

Questo non significa che abbattere un lupo faccia sempre aumentare le predazioni o che in alcuni casi e contesti specifici non sia efficace. Significa qualcosa di un po' più ampio e complesso: non ci sono a oggi evidenze sufficientemente solide per considerare l'abbattimento una strategia generalmente efficace e prevedibile per proteggere gli allevamenti. Al contrario di quanto invece sostiene e promuove una certa parte della società e della politica.

Il caso del Michigan: le predazioni dei lupi si sono spostate altrove

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Nella maggior parte dei casi studiati, gli abbattimenti non hanno portato a una riduzione significativa degli animali predati

Uno degli esempi più interessanti arriva dal Michigan, negli Stati Uniti. In uno studio precedente, analizzato anche in questo nuovo lavoro, dopo l'uccisione di alcuni lupi il rischio di una nuova predazione era diminuito del 27% nelle immediate vicinanze dell'area in cui i predatori erano stati abbattuti. Tuttavia, allargando lo sguardo a un'area di circa 92 chilometri quadrati, il rischio aumentava del 78%. Come è possibile?

Una delle spiegazioni proposte è il cosiddetto spill-over effect, cioè un effetto di "spostamento". L'uccisione di alcuni individui può modificare la struttura sociale dei branchi e il comportamento dei lupi sopravvissuti, alterandone movimenti e distribuzione e spingendoli a cacciare in altre aree. Il problema, quindi, potrebbe semplicemente spostarsi altrove. Lo stesso tipo di fenomeno è stato osservato anche nello studio condotto tra le alture Golan, in Israele, dove dopo gli abbattimenti è stato rilevato un aumento del rischio di nuove predazioni.

Questi risultati sono inoltre coerenti con un altro studio pubblicato nel 2025 su Science Advances e che aveva analizzato gli effetti della legalizzazione della caccia al lupo in quattro Stati americani. I ricercatori avevano confrontato Montana e Idaho, dove la caccia era stata legalizzata, con Oregon e Washington, dove i lupi erano invece maggiormente protetti. Anche in quel caso l'ipotesi "meno lupi, meno danni" non ha trovato una conferma generalizzata.

Un branco non è semplicemente un insieme di lupi

Questo è uno degli aspetti più controintuitivi e difficili da comprendere quando si parla di gestione dei grandi carnivori: ridurre numericamente i lupi presenti in un determinato territorio, non significa automaticamente ridurre anche le predazioni e ottenere necessariamente un effetto lineare. I branchi non sono infatti solo un generico gruppo di lupi che si spostano tutti insieme.

Sono unità familiari composte solitamente da una coppia riproduttiva di adulti e dai loro figli di una o più generazioni, che collaborano, si riproducono e si spostano seguendo dinamiche che possono cambiare molto quando alcuni membri vengono rimossi, producendo un risultato diverso da quello desiderato. La destrutturazione di un branco, per esempio, può spingere i lupi sopravvissuti ad attaccare più spesso gli animali allevati, più facili da predare rispetto ai selvatici quando si è soli o senza più il supporto del gruppo.

Questo nuovo studio sottolinea proprio questa complessità. Tutti e cinque i casi analizzati hanno mostrato sia qualche effetto positivo sia qualche effetto indesiderato, ma nel complesso il risultato prevalente è stato l'assenza di un risultato significativo e soprattutto replicabile. L'abbattimento può talvolta ridurre le predazioni, ma non lo fa in modo sufficientemente prevedibile da poter essere considerato una soluzione generale al conflitto tra lupi e allevamenti.

Il tema lupo in Europa e in Italia

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In Europa e in Italia, lo status di protezione del lupo è stato recentemente ridotto proprio per rendere più facili gli abbattimenti e ridurre i conflitti con gli allevatori

Il tema è del resto particolarmente caldo e attuale perché nel frattempo il quadro normativo europeo è cambiato. Nel 2025 il lupo è stato spostato dall'Allegato IV all'Allegato V della Direttiva Habitat, passando da una protezione "rigorosa" a una protezione più "leggera", che permette maggiore flessibilità nella gestione della specie. Questo non significa, però, che il lupo sia diventato una specie liberamente cacciabile. Il lupo resta una specie protetta e le misure di gestione devono comunque garantire il mantenimento di uno stato di conservazione favorevole.

Il cambiamento europeo è stato motivato dalla crescita della popolazione e dalla diffusione del lupo in molti Paesi. Secondo la Commissione europea, oggi nell'Unione ci sono oltre 20mila lupi e branchi riproduttivi in 23 Stati membri. La stessa Commissione riconosce però che la crescita della popolazione ha portato anche a un aumento dei conflitti con le attività umane e, in particolare, con l'allevamento. Il problema, dunque, esiste. Ma una cosa è riconoscere l'esistenza del problema, un'altra è stabilire quale soluzione funzioni davvero.

Anche in Italia il cambio di status di protezione ha aperto maggiori possibilità di gestione attraverso abbattimenti controllati. L'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha anche calcolato le quote massime regione per regione, applicando una soglia cautelativa pari al 5% della popolazione stimata. L'abbattimento non è più quindi considerato soltanto come una deroga eccezionale alla protezione rigorosa, ma può ora entrare più facilmente tra gli strumenti di gestione, come sta già accadendo in Alto Adige.

La prevenzione resta lo strumento più efficace

La possibilità legale di abbattere un lupo e l'efficacia dell'abbattimento sono però due questioni molto diverse. Una norma può stabilire che una determinata misura sia consentita, ma dovrebbe anche dimostrare che quella misura funzioni, cosa che purtroppo non avviene praticamente mai. Proprio per questo la riduzione delle predazioni non può essere affidata in maniera semplicistica ai soli abbattimenti.

Recinzioni adeguate, cani da guardiania, sorveglianza degli animali, gestione dei pascoli e interventi strutturati costruiti sulle caratteristiche specifiche dell'area hanno già dimostrato che possono invece ridurre le occasioni di incontro tra predatori e animali allevati e gli attacchi. E tutto questo non significa ignorare gli allevatori. Al contrario, vuol dire concentrare le risorse sugli strumenti che possono davvero ridurre il rischio per chi vive e lavora con gli animali, aiutandoli in maniera concreta.

Anche gli abbattimenti mirati possono rientrare nella gestione dei casi eccezionali, quando esiste per esempio un individuo particolarmente problematico o quando le altre soluzioni preventive o non letali non hanno funzionato. Ma banalizzare un fenomeno così complesso e proporre gli abbattimenti come unico strumento di gestione per i grandi predatori non può essere l'unica soluzione.

Una soluzione troppo semplice per un problema molto complesso

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Gli abbattimenti non possono essere l'unico strumento utilizzato per ridurre i conflitti tra predatori e allevatori

Il nuovo studio di Treves e colleghi non dice che ogni lupo abbattuto fa automaticamente aumentare le predazioni. Dice però che gli effetti della rimozione sono altamente imprevedibili e che, in base agli studi disponibili oggi, il risultato più frequente è l'assenza di benefici evidenti. Gli stessi autori sottolineano in ogni caso che servirebbero studi sperimentali più robusti per arrivare a conclusioni ancora più solide. È una posizione prudente e necessaria, ma anche molto importante per il dibattito politico in corso.

Perché se l'obiettivo è davvero proteggere gli allevamenti e aiutare gli allevatori, non basta dimostrare che si può abbattere un lupo. Bisogna dimostrare anche che farlo riduce effettivamente le predazioni e i danni. E oggi le evidenze disponibili non lo dimostrano in maniera affidabile.

Il rischio, altrimenti, è quello di scegliere una soluzione semplice e molto comoda per affrontare un problema estremamente complesso. Uccidere un lupo può dare l'impressione immediata di aver fatto qualcosa di utile contro il problema e a sostegno degli allevatori. Ma se il numero delle predazioni resta uguale, diminuisce solo temporaneamente o si sposta altrove, non si risolverà mai davvero il conflitto. Si sta solo modificato temporaneamente il numero di lupi.

E per i sempre più esasperati allevatori, in questo modo, non cambierà nulla.

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